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Peppe Giuffrida: sogno ma son desto

Giustizia, libertà d’espressione, violenza, polizia, parole, silenzio, indagini. E voi l’avete mai fatto un sogno così? Il percussionista d’idee in base rock blues Peppe Giuffrida ci racconta il suo, dove tutta la società viene stravolta. Attraverso immagini, note e parole del video musicale della canzone “Ho fatto un sogno” ci riconsegna la vana illusione del poter riscrivere la storia, del poter davvero dire “la legge è uguale per tutti”.

Il cantautore catanese intraprende il suo percorso musicale in piccoli locali siciliani che tra il 93′ ed il 95′ si avvalgono della sua voce. Avendo anche esperienza da attore nel film “Nomi e cognomi” di Sebastiano Rizzo, per cui scrive anche la canzone dedicata al giornalista drammaturgo Giuseppe Fava, concentrandosi sul tema del giornalismo d’inchiesta, spicca il volo in Spagna ed America accompagnato dai Rumbando, compagni di viaggio con cui inaugura l’identità da coverband.

Ma torniamo a “Ho fatto un sogno”: la ruggente canzone accompagna minuziosissime scene girate nelle zone del centro di Catania, mediante le quali riusciamo a cogliere la forza ed il vigore della musica riccia ed elegante di Peppe. Il musicista viene portato in caserma e trattenuto per accertamenti. Nella ripresa appare una donna che dipinge 4 sagome, con il corpo di diverse dimensioni, in cui le teste vengono rappresentate alla stessa altezza. Attraverso la magnifica metafora dell’ emporio di opinioni, dello spaccio d’idee , capiamo perfettamente il messaggio crudo e affranto che il cantante pensa di darci.

Facendo riferimento ironicamente a casi di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, ricorda in rapida carrellata i fatti della scuola Diaz, avvenuti durante lo svolgimento del G8 di Genova nel 2001, dove finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra, l’uccisione di Stefano Cucchi, un caso di cronaca nera italiana, accaduto a Roma in cui il giovane morì durante la custodia cautelare. Spicca non di meno, il riferimento al caso Aldrovandi, la vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno all’uccisione del diciottenne Federico Aldrovandi, di cui è accusata la polizia. La parola che più rimbomba nella nostra testa tra soggetti messi a fuoco, primi piani e sfondi della meravigliosa Catania notturna è ” giustizia”.

E se i poliziotti avessero davvero l’aria da “giuristi professori”?Se i Carabinieri arrestassero i nemici dello stato (sì ma solo quelli veri)? E se davvero nessuno pensasse a riflettere su un’Italia che lavora, un’Italia piena di arte e bellezza? Forse è solo un sogno, o forse è solo speranza, come lo sguardo sorridente e  raggiante di un bambino alle parole “ Senza nessuno che avesse paura o vergogna di essere nato in Italia.

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