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Paolo Borrometi e le difese d’ufficio incontrollate

Mario Michele Giarrusso: «Io sto con Borrometi. Fava, dimettiti!»

Paolo Borrometi è travolto nel week end da una valanga di messaggi di solidarietà e difese di ufficio dal mondo della politica. Finito al centro di un esposto in Commissione Antimafia, nessuna accusa tuttavia è formulata dai parlamentari regionali firmatari dell’atto. Tanto meno si ipotizza la revoca della scorta al giornalista. Oggetto dell’esposto è infatti la richiesta di chiarimenti sui fatti che Paolo Borrometi ha denunciato relativamente all’aggressione subita e all’attentato incendiario nel 2014 e al presunto attentato con autobomba dello scorso anno.

L’Antimafia che fa gola

A costruire paladini dell’antimafia ci vuole poco. Basta simulare attentati per amplificare il cono della visibilità di chi si serve dell’antimafia per affermarsi nel panorama della lotta alla mafia, e il gioco è fatto.
In generale, i motivi possono essere essenzialmente due. Censurare ogni possibile dubbio sull’interessato,  collegato in qualche modo al sistema affaristico che negli anni ha consentito all’antimafia di diventare una vera e propria holding, il primo. Bramosia di successo e vanità, il secondo.

Le pagine di cronaca degli ultimi anni lo confermano. E tale ipotesi – quindi nulla di scontato – è avanzata in Commissione Antimafia anche sul Caso Antoci. Potrebbe essere lo stesso per Paolo Borrometi? Questo chiedono di appurare gli otto parlamentari (dimezzati) firmatari dell’atto.

Se, al contrario, l’attività di indagine della Commissione presieduta da Claudio Fava riuscisse a individuare gli aguzzini di Paolo Borrometi, l’attività di controllo parlamentare gioverebbe anzitutto alla sua incolumità.

Intanto, il mondo della politica vicina a Paolo Borrometi interpreta l’atto presentato come un insulso attacco allo stesso. E mette in moto la macchina del fango contro chi ha instillato il dubbio.

Gli intoccabili

Quando l’aura dell’eroe dell’antimafia rischia di essere compromessa, in soccorso giungono da ogni dove messaggi di stima e di solidarietà riconducibili al “cerchio magico”. Contestualmente, si avvia la campagna di discredito verso chi vuole vederci chiaro sul paladino di turno, che oggi è Paolo Borrometi.

Nel mirino dei difensori d’ufficio di Paolo Borrometi, anzitutto l’on. Claudio Fava e l’intera commissione regionale antimafia per avere dato seguito all’esposto. Poi, il primo firmatario: l’on. Giuseppe Gennuso (OS). A seguire, l’on. Luigi Genovese (OS).

L’antimafia (di facciata?) fa paura alla stessa stregua della mafia. Non sarà un caso se quattro parlamentari, per “errore”, hanno inizialmente sottoscritto l’esposto salvo poi fare un passo indietro ritirando la propria firma. Sono gli onorevoli Giuseppe Zitelli (DB), Riccardo Savona (FI), Riccardo Gallo (FI) e Michele Mancuso (FI).

I messaggi di stima e solidarietà a Paolo Borrometi

Tartaglia: «Si gioca con la sicurezza e la vita delle persone»

Antimafia Roberto Tartaglia
In foto, Roberto Tartaglia con Nicola Morra, Luigi Paolini, Pietro Grasso

«Prima con Antoci, ora con il bravissimo Paolo Borrometi», scrive il magistrato e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia Roberto Tartaglia sminuendo, di fatto, il prezioso lavoro della Commissione Regionale Antimafia sul Caso Montante.
«Si gioca con la sicurezza e la vita delle persone – continua il magistrato – sottovalutando, ridimensionando, insinuando. In un Paese che evidentemente è talmente maturo e civile che “non ha bisogno di eroi”, per evitare che qualcuno possa rappresentarlo si preferisce demolirlo preventivamente».

A smontare le tesi di Tartaglia, interviene il giornalista Attilio Bolzoni. «A me questa vicenda sembra un po’ più complicata di quanto appare», confessa. «E non mi riferisco certo ai deputati siciliani che si sono scagliati contro Borrometi, quelli che per me non fanno testo. È questa idea del giornalismo ‘antimafia’ dei Borrometi che non mi piace. E non mi piace per niente», precisa. «C’è una retorica e una propaganda che confonde e che distrae. Il giornalismo e l’impegno civile per me si fa più con i fatti e con più sobrietà e soprattutto senza amicizie politiche».

«Credo che noi giornalisti – puntualizza saggiamente Bolzoni – dobbiamo fare una riflessione profonda su cosa è diventata la nostra professione e come interpretarla al meglio. Gli slogan non servono, la propaganda nemmeno. Quello che scriviamo resta lì. Dobbiamo essere giudicati (professionalmente) non per quello che diciamo ma per quello che facciamo. Non vi pare?», conclude il giornalista.

Dino Giarrusso (M5S): «La mafia è una montagna di merda e chi l’aiuta è alla base di quella montagna»

«La vergogna della Sicilia (e dell’Italia intera!) – fa sapere l’europarlamentare – sono personaggi che arrivano a mettersi contro un giornalista che ha messo a rischio la propria vita per parlare di mafia, corruzione e malaffare senza paura». Fugare ogni dubbio in nome della verità e della sua ricerca per l’europarlamentare sarà diventata una pratica vergognosa una volta seduto sugli scranni di Bruxelles.

«Sono vicino a Paolo Borrometi e lo sarò sempre», dichiara a gran voce. «Ho citato la sua storia anche in Parlamento Europeo per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto ancora può accadere in Sicilia a chi non si piega alle logiche mafiose e paramafiose», conclude appuntando come inqualificabili i parlamentari che hanno sollevato la questione.

Ignazio Corrao (M5S): «Questo è davvero un mondo dove tutto funziona al contrario»

Antimafia Ignazio Corrao
In foto: Ignazio Corrao e Paolo Borrometi

«Un gruppo di “onorevoli deputati” dell’Assemblea Regionale Siciliana, tra cui Gennuso, arrestato due volte nell’ultimo anno e baby Genovese, ha scritto alla Commissione antimafia per fare revocare la scorta a Paolo Borrometi e sembra che la stessa abbia avviato l’istruttoria», riporta l’europarlamentare siciliano.

Probabilmente sfugge un particolare non di poco conto all’on. Ignazio Corrao come a Paolo Borrometi. Il tribunale di Catania, sull’on. Giuseppe Gennuso ha categoricamente escluso qualsiasi accordo elettorale, tanto meno con soggetti in odor di mafia. Una sentenza di Roma, infine, ha escluso ogni compartecipazione dell’on. Gennuso a precedenti fatti di corruzione in atti giudiziari.
Sull’on. Luigi Genovese, invece, basta ricordare che appena due giorni fa Alessandro Di Battista è stato chiamato a rispondere del reato di diffamazione.

Tra l’altro, nell’esposto presentato all’ARS non si fa alcuna richiesta di revoca della scorta a Borrometi. L’atto di revoca potrebbe essere consequenziale laddove in commissione dovessero emergere i presupposti.

«Questo è davvero un mondo dove tutto funziona al contrario», dichiara convintamente l’on. Corrao. «Facciamo il possibile per sostenere chi racconta la verità senza paura, i Giornalisti con la G maiuscola che mettono a rischio la loro vita per scoprire e raccontare i fatti ai cittadini. (Giornalisti indipendenti, n.d.a.) che vanno sempre distinti dai giornalisti dipendenti di giornali che non rischiano niente e fanno solo propaganda e opinione per chi li paga o per i loro partiti di appartenenza», conclude.

Mario Michele Giarrusso (M5S): «Io sto con Borrometi. Fava, dimettiti!»

«Il vile attacco portato a Paolo Borrometi per mascariarlo, infanga solo chi lo ha architettato», sentenzia il sen. Mario Michele Giarrusso. «Ancor più grave – per il senatore grillino – è la posizione del Presidente della commissione antimafia regionale Fava, che ha subito dato seguito alla lettera di Gennuso, Genovese e soci, chiedendo a tre procure informazioni».

«Fava – continua il sen. Giarrusso – avrebbe dovuto chiedere alle Procure notizie sugli estensori della infame lettera e sicuramente ne avrebbe avute di interessanti. Ne ha invece approfittato per usare il suo ufficio per colpire un valoroso collega».

La tesi del senatore avvalora in vero l’allarme della stessa Commissione Regionale Antimafia e il modus operandi dell’antimafia in generale. Perciò, con la richiesta degli incartamenti riguardo i presunti malfattori che avrebbero messo a repentaglio l’incolumità di Paolo Borrometi, oltre a essere un atto dovuto, il Presidente Claudio Fava ha adempiuto alle sue funzioni istituzionali. Niente di più, niente di meno. Nessuna dichiarazione, nessuna accusa e nessuna difesa d’ufficio. E proprio questo deve avere irritato il senatore che attaccal’on. Fava tentando la carta del discredito e della mortificazione.

«Un nome importante per la storia siciliana come quello di Fava – sbotta il senatore – non meritava di finire così nel fango associato ai vari Gennuso e Genovese».

«Fava dopo lo sconsiderato attacco ad Antoci, adesso ci ritenta con Borrometi», scrive. Ma quello che il senatore ritiene essere stato un attacco, altro non è che quanto emerso dalle audizioni in commissione antimafia. 

«Si dovrebbe dimettere subito e vergognarsi, ma siamo sicuri che non lo farà. Rimarrà al suo posto come nuovo idolo dei Gennuso, dei Genovese, dei Cuffaro. Che tristezza».

Ma la vera tristezza è ogni tentativo di arrestare un’indagine volta a individuare i colpevoli degli attentati che avrebbe subito Paolo Borrometi attraverso l’insulsa campagna di fango e discredito nei confronti del Presidente Claudio Fava e della Commissione Regionale Antimafia.

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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