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Il giallo dell’estate è ‘Milano Pastis’ di Davide Pappalardo

Lo scrittore siciliano inanella successi e i suoi libri mai rientrano nell'obsoleto

Davide Pappalardo oltre a raccontare una storia vera, che ci riporta agli anni italiani in pieno fermento di ripresa economica del dopoguerra, con il giallo Milano Pastis, trascina il lettore in una appassionata e incalzante ricerca del vero.

Giallo, economia e delinquenza

Milano Pastis narra di un fatto delinquenziale realmente accaduto nella quiete della bella Milano, città che negli anni ’60 cominciava a trainare con la sua forza imprenditoriale l’economia di tutta la nazione.

La città, viene sconvolta da una rapina nella famosa via Montenapoleone. Per la sua violenza nel perpetrare l’atto criminoso, emergono nuove tipologie di bande criminali. Nello specifico trattasi di un gruppo venuto dalla Francia denominato Marsigliesi.

 

Davide Pappalardo col suo successo "Che fine ha fatto Sandra Poggi?"
Davide Pappalardo col suo successo “Che fine ha fatto Sandra Poggi?”

Non solo giallo

Del gruppo francese, vengono descritte delle storie interne alla banda stessa, dove emergono personaggi che non sono soltanto spinti dall’atto criminale, ma anche da trame e faide che spesso si tramutano in violente sparatorie tra fazioni opposte interne. In questo turbillon in auge risaltano figure importanti delle organizzazioni del crimine. Ma non manca anche una classica love story fra due eccentrici personaggi all’interno della banda.

Robert e i suoi tanti ‘giallo’

Il bandito Robert relaziona con la bella Sherazade, ballerina di origine tunisina, e vive anche un rapporto conflittuale col fratello maggiore Vito che è di altra ‘pasta’: fragile, per nulla duro e determinato. Uomo insomma di una psicologia parecchio complessa agli occhi del fratello. Ma non è tutto. Altro conflitto che si presenta al bandito è quello con Joe Le Marie, capo dell’organizzazione criminale d’oltralpe. Tanto che meravigliosamente descritti sono quegli scrupoli che non si pone nell’eliminare chi si permetteva ostruire la sua sete di potere.

Parigi? Milano! Il cuore del romanzo

La capitale della Francia è la città dove si organizza il crimine. Siamo nel cuore degli anni ’60 e in Italia imperano le canzoncine smielate dei vari Bobby Solo et similia. Pappalardo è qui che da una svolta annunciata nel cappello: porta il lettore dentro la storia dove risalta la figura di Sherazade, che con la sua personalità trova collocazione importante in tutto il giallo, sapientemente scritto dalla sua formidabile penna.

Mi fermo qui, ma il giallo italiano ha certamente un suo storicista

Non vi racconto i particolari per non far perdere ai lettori interessati del genere, ma anche a chi vi si approccia per la prima volta, il piacere di vivere in prima persona un giallo delizioso. Non manco di riportare che la descrizione della rapina ci riporta ad un tempo che minimamente non si poteva immaginare una tale azione: una violenza ancora latente e poco conosciuta. Non dimentichiamo che siamo in quella rivoluzione economica e pochi delinquenti dal pensiero fine capivano che la strada poteva essere a loro spianata.

Milano Pastis libro della consacrazione del giallista Pappalardo
Milano Pastis libro della consacrazione del giallista Pappalardo

Conclusione e invito alla lettura

Ottimo libro e conseguente ottima lettura, con personaggi bene distribuiti dalla – nuovamente – ottima penna di Davide Pappalardo che orgogliosamente, è un mio concittadino che scopro e conosco dai libri, mi sento di annoverare tra i migliori giallista italiani. Mi corre l’obbligo infine di riprendere un estratto dal ‘Milano Pastis’, che ancora una volta mi ha colpito, stavolta con una malinconia struggente.

«Ci sono tre parole in fondo al cuore, la gioventù, la mamma e il primo amore. La gioventù passa, la mamma muore, ma si resta come un pirla col primo amore».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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