Pasta alla Norma, il simbolo di Catania che conquista il mondo: tradizione, storia e segreti del piatto siciliano

di Giuliano Spina

La Pasta alla Norma tra storia e identità siciliana

Tra i piatti che deliziano i nostri palati in Sicilia c’è sicuramente la Pasta alla Norma, fatta con salsa di pomodoro, melanzane, ricotta salata e basilico, le cui tradizioni risalgono a tempi piuttosto antichi e che si accomuna alla nota opera del musicista Vincenzo Bellini.

La Pasta alla Norma sta diventando una vera e propria gloria della nostra cucina anche a livello mondiale e per i siciliani, in particolar modo per i catanesi, rappresenta motivo di vanto e di orgoglio.

Pietro Arezzi racconta la vera tradizione della Norma

A parlarne è lo chef Pietro Arezzi, presidente dell’Associazione Cuochi Catania, riferimento provinciale dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani, che spiega come questo piatto si presti a mille interpretazioni.

«Io dico sempre che un buon piatto ha detto delle buone radici – sostiene Arezzi – e la Pasta alla Norma ci rappresenta nel mondo perché gira da tantissimo tempo, ma è anche vero che col tempo è stato un po’ modificato. Ci vuole sempre una pasta rigata, di grano duro e dove la pasta viene amalgamata con la meravigliosa salsa di pomodoro. Noi siamo produttori di pomodoro nel mondo, non solo a Pachino, ma anche più generale nel Siracusano, nel Ragusano e nell’entroterra. Si aggiunge anche il meraviglioso basilico riccio, che è una pianta spontanea diversa dal basilico largo e che ricordiamo sin da piccoli, quando lo vedevamo dalle nostre nonne».

«Si deve inoltre aggiungere a tutto questo una manciata di ricotta salata, ovvero quella fermentata, che viene riposata e massaggiata con del sale grosso delle zone di Trapani, di un filo d’olio buono e, dulcis in fundo, di melanzana di seta violetta. Quest’ultima viene messa per un po’ sotto sale, asciugata, fritta in olio abbondante. In questo modo è una goduria, ma si possono usare anche gli altri tipi di melanzane».

Credits photo Pietro Arezzi

Norma 2.0: la reinterpretazione gourmet che conquista l’Europa

Il piatto che Arezzi porta con sé da qualche mese è la Norma 2.0 (nella foto in evidenza): «Ha avuto un grande successo a livello europeo, in diverse nazioni. Consiste in pomodoro giallo di Pachino, in basilico riccio, melanzana violetta e ricotta salata bianca. E’ un arcobaleno di colori ed è la stessa Norma, solo che anziché proporla in rosso la proponiamo in giallo, con la mantecatura che cambia. Si fa la salsa tradizionale con aglio, basilico, olio e pomodori spaccati, cioè privi di semi e pelle. Si bolle, si setaccia, si crea questa salsa di pomodoro, andiamo a mettere i maccheroncini rigati dentro, li saltiamo e poi andiamo a condire».

Perché la Pasta alla Norma è diventata simbolo di Catania

In termini dietetici tutto quello che viene fatto a base di frittura «non prevede una dieta, perché le melanzane fritte assumono un apporto calorico importante. Lì entra in gioco la scelta dell’alimentazione e anche se dietologi dicono che la frittura è bandita uno sgarro ci può stare. Si tratta di un piatto povero, ma c’è una stesura su questo piatto che ci riporta indietro nel tempo. La Pasta alla Norma nel tempo si è distinta da quella nota come A’ Carrittera perché veniva fatta dalla borghesia, mentre l’altra era più spartana e per il popolo. La Pasta alla Norma è comunque un simbolo di Catania, perché nasce esclusivamente qui, e noi cuochi l’abbiamo portata in tutto il mondo e se si insegnano le tradizioni ai più giovani questa si deve saper fare conoscendo le tradizioni».

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