Frutta Martorana, Fabio Armanno racconta il dolce simbolo della Festa dei Morti in Sicilia

di Giuliano Spina

In Sicilia la ricorrenza dei defunti si accompagna a tradizioni gastronomiche profondamente radicate nella cultura dell’isola. Tra le specialità più rappresentative di questo periodo c’è la Frutta Martorana, un dolce a base di mandorle che, con le sue forme e i suoi colori, riproduce frutti, ortaggi, pesci e tanti altri soggetti.

A raccontarne le caratteristiche, le origini e il legame con le festività di novembre è lo chef Fabio Armanno, che ne sottolinea il valore non soltanto gastronomico, ma anche culturale e identitario.

«Novembre, l’autunno, ma soprattutto la Festa dei Morti e la Festa di Ognissanti: è questo il periodo della Frutta Martorana. Sono dolcetti simili al marzapane, preparati con farina di mandorle, zucchero a velo e miele. Una ricetta molto semplice, ma che racchiude la Sicilia».

La particolarità della Frutta Martorana risiede anche nella sua lavorazione artigianale. La pasta di mandorle viene modellata fino a riprodurre fedelmente forme e dettagli di alimenti e prodotti della natura.

«Questi dolci raffigurano frutta, ortaggi, pesci e qualsiasi altra cosa. È una preparazione che permette di dare spazio alla creatività e che rappresenta una delle espressioni più caratteristiche della nostra tradizione».

Le origini palermitane e la leggenda delle monache

Il legame della Frutta Martorana con Palermo è racchiuso già nel suo nome, che rimanda alla Chiesa della Martorana, conosciuta anche come Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio.

Secondo la tradizione raccontata dallo chef, la nascita del dolce sarebbe legata proprio alle monache del monastero annesso alla chiesa.

«La Frutta Martorana nasce a Palermo, nella Chiesa della Martorana. Secondo una tradizione, le monache prepararono questi frutti in occasione della visita del papa dell’epoca. Avevano già raccolto i frutti dagli alberi e, per abbellire l’ambiente e non far trovare il giardino spoglio, crearono dei dolci con la farina di mandorle, modellandoli a forma di frutta».

Una storia tramandata nel tempo, che contribuisce a spiegare il nome di una specialità diventata celebre ben oltre i confini siciliani.

«Il dolce prende il nome proprio dalla Chiesa della Martorana, conosciuta anche come Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. Fu costruita nel 1143 da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio greco-siriaco al servizio del re normanno Ruggero II. Il vicino monastero benedettino venne fondato nel 1194 dalla nobildonna Eloisa Martorana».

Un dolce siciliano conosciuto nel mondo

Oggi la Frutta Martorana è riconosciuta tra i Prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) e continua a rappresentare un elemento distintivo della pasticceria siciliana. La sua presenza sulle tavole durante le festività di novembre rinnova ogni anno un legame tra memoria, tradizione e identità.

«È un dolce tipico di questo periodo, con origini nel Palermitano. Ormai è famoso in tutto il mondo e dà prestigio alla nostra Sicilia».

Una preparazione che, attraverso pochi ingredienti e una lavorazione attenta, custodisce una storia fatta di tradizioni popolari, creatività e sapori che continuano a raccontare l’isola.