Melanzane fritte, anelletti al ragù, polpettine, piselli e una corona dorata che racchiude un tripudio di sapori. Il Timballo della Domenica è una specialità che porta in tavola il gusto della cucina siciliana più conviviale, quella dei pranzi in famiglia, delle preparazioni che richiedono cura e dei piatti pensati per essere condivisi. A reinterpretarlo è Pietro Arezzi, presidente dell’Associazione Cuochi Catania, che attraverso questa ricetta unisce la ricchezza della tradizione a una presentazione contemporanea, senza rinunciare agli ingredienti che ne fanno un piatto amato.
«È diventato un’icona domenicale perché è un timballo di melanzane con anelli al ragù e polpettine».
Una definizione che restituisce subito il carattere della preparazione: un primo piatto sostanzioso, nel quale pasta, carne, verdure e formaggio si incontrano in un equilibrio di consistenze e sapori. Il timballo, nella sua forma più classica, è anche una ricetta che racconta la cultura gastronomica siciliana, fatta di ingredienti semplici trasformati in preparazioni ricche e scenografiche.
Melanzane, anelletti e ragù: gli ingredienti della tradizione
Il punto di partenza è una selezione di ingredienti che appartengono alla cucina di casa: melanzane, anelletti, salsa di pomodoro fresco, ragù di carne macinata mista, polpettine, basilico, caciocavallo e piselli. A completare il piatto sono le note sapide del formaggio e il profumo delle erbe aromatiche.
«Gli ingredienti sono le melanzane, gli anelletti, la salsa di pomodoro fresco, il ragù di carne macinata mista, polpettine fatte precedentemente e messe da parte, basilico, riduzione di ricotta salata, di pesto e di pomodoro fresco per metterla su a mo’ di decoro».
La particolarità del Timballo della Domenica sta anche nella combinazione di preparazioni differenti, ciascuna con una funzione precisa. Le melanzane costituiscono l’involucro esterno, gli anelletti rappresentano il cuore del piatto e il ragù lega la pasta agli altri ingredienti. Le polpettine aggiungono una consistenza diversa, mentre piselli e caciocavallo completano il ripieno.
Per il ragù, Arezzi sceglie di utilizzare due tipi di carne, così da ottenere un risultato più articolato.
«Io faccio vitello e maiale per avere due diversi tipi di consistenza e in questa salsa vado ad aggiungere anche caciocavallo e piselli».
È una cucina che punta sulla ricchezza senza dimenticare l’importanza dell’equilibrio: ogni ingrediente contribuisce al risultato finale, ma conserva una propria identità.
La preparazione: dalla frittura allo stampo
Il procedimento richiede diversi passaggi, ma non necessariamente tecniche complicate. La cura sta soprattutto nell’organizzazione delle preparazioni e nella loro corretta successione.
«Consiste in un procedimento un po’ complesso, ma allo stesso tempo facile perché consiste in passaggi veloci».
Si comincia dalle melanzane, che vengono tagliate a fette e lasciate a mollo con il sale per attenuarne il gusto amaro. Dopo il riposo, vengono fritte in abbondante olio d’oliva fino a raggiungere una consistenza adatta a rivestire lo stampo.
«Il procedimento consiste nel soffriggere le melanzane appena tagliate e messe a mollo con il sale, per fargli scaricare il gusto amaro, e nel friggerle in abbondante olio d’oliva».
Una volta pronte, le fette vengono disposte all’interno di uno stampo a ciambella, sovrapponendole in modo da creare un involucro capace di contenere la pasta. È proprio questa scelta a dare al timballo la sua forma caratteristica: una corona di melanzane che racchiude il ripieno.
Nel frattempo si preparano gli anelletti e il sugo di pomodoro fresco, profumato con abbondante basilico. La pasta viene poi condita con il ragù, le polpettine e gli altri ingredienti, fino a ottenere un composto saporito e ben amalgamato.
«Quando va a mantecare questa parte metto una pioggia di formaggio, di qualsiasi tipo, c’è l’assaggio e si mette una manciata di pepe nero giusto per correggerlo e vado ad adagiare il tutto dentro lo stampo».
Il ripieno viene quindi trasferito nello stampo rivestito di melanzane. Le fette rimaste in eccesso vengono ripiegate sulla superficie per chiudere il timballo, creando una sorta di coperchio prima della cottura finale.

Il riposo e la forma della corona
Uno dei momenti più importanti è quello che precede la presentazione in tavola. Il timballo deve riposare nello stampo per permettere agli ingredienti di assestarsi e alla struttura di mantenere la forma una volta capovolta.
«Il timballo risiede 10-15 minuti nella sua forma, va infornato e viene girato a testa sotto. Si tira la forma ed esce una bella corona di melanzane col buco con la pasta al centro».
È un passaggio che trasforma una preparazione familiare in un piatto scenografico. La corona esterna di melanzane racchiude gli anelletti e il ragù, mentre la superficie dorata restituisce immediatamente l’idea di un piatto pensato per il pranzo della domenica, quando la tavola diventa il centro della convivialità.
La presentazione, però, non è necessariamente sempre la stessa. Arezzi alterna una versione più tradizionale a una più contemporanea, giocando con salse, colori e forme.
Verde, bianco e rosso: la firma contemporanea
Accanto alla ricetta classica, il presidente dell’Associazione Cuochi Catania propone una finitura che valorizza il piatto anche dal punto di vista visivo. La salsa di pomodoro, la ricotta salata e il pesto diventano elementi decorativi, ma anche strumenti per aggiungere nuove sfumature di gusto.
«I procedimenti possono essere due: o si va a mettere della salsa, del parmigiano e del basilico oppure si fanno riduzioni di ricotta salata per creare una mousse di ricotta salata e di salsa per fare una parte di salsa e un’altra di formaggio per creare una salsa densa».
Il verde del pesto, il bianco della ricotta salata e il rosso del pomodoro compongono una tavolozza che richiama i colori della bandiera italiana. Il risultato è una presentazione che non cancella la tradizione, ma la accompagna verso un linguaggio più attuale.
«La parte verde è un pesto lavorato con del ghiaccio, che risulta molto brillante, per creare un verde, un bianco e un rosso come una bandiera italiana».
La scelta dipende anche dall’occasione e dal tipo di servizio. Il timballo può mantenere un aspetto più rustico e familiare oppure assumere una veste geometrica e contemporanea, con le salse disposte per esaltare colori e contrasti.
«A seconda della giornata seguo la tradizione o l’innovazione e le forme geometriche sono diverse».
È qui che emerge la filosofia della preparazione: non una semplice riproposizione di una ricetta, ma un modo per dimostrare come un piatto della memoria possa essere reinterpretato senza perdere il proprio carattere.
Un primo e un secondo insieme, nel segno della convivialità
Il successo del Timballo della Domenica, secondo Arezzi, nasce proprio dalla sua capacità di riunire in un’unica preparazione ingredienti e sapori diversi. La pasta incontra la carne, le melanzane avvolgono il ripieno e il formaggio lega le componenti, mentre il pomodoro e il basilico restituiscono freschezza e profumo.
«Ai commensali piace da impazzire perché è un primo e un secondo insieme, mi chiedono anche il bis e ci sono le melanzane, la salsa di pomodoro, gli anelletti, la salsa che abbraccia formaggio, polpettine e piselli. Tutte cose che piacciono e che danno vita a un tripudio di sapori».