Cuochi siciliani premiati a Firenze: all’URCS il Trofeo delle Regioni della Federazione Italiana Cuochi

di Giuliano Spina

Il Trofeo delle Regioni premia i cuochi siciliani a Firenze

L’Assemblea Nazionale della Federazione Italiana dei Cuochi, svoltasi a Firenze, ha premiato l’Unione Regionale Cuochi Siciliani con il Trofeo delle Regioni per il lavoro svolto lo scorso anno dagli chef della nostra Isola in relazione a tutte le attività del settore in Italia.

All’evento erano presenti il presidente dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani, Rosario Seidita, assieme a diverse personalità del mondo della cucina isolana, tra i quali il presidente dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Palermo, Mario Puccio.

Mario Puccio: «Un riconoscimento che valorizza qualità e impegno»

Proprio Puccio spiega il grande valore di questo riconoscimento e la sua importanza, ma anche come sia un viatico per raggiungere nuovi traguardi.

«Questo premio fa capire anche come – afferma Puccio – tra le associazioni provinciali ci sia una bella e sana competizione. E’ un riconoscimento molto ambito. Abbiamo fatto tantissime attività non per numeri, bensì per qualità. La Sicilia ha avuto sempre un posto importante tra le associazioni regionali e provinciali, con alcune provincie che si sono distinte. Un riconoscimento che ci inorgoglisce e che nello stesso tempo ci sprona a fare sempre di più per la categoria. Oggi la figura del cuoco è centrale».

Credits photo Mario Puccio

Credits photo Mario Puccio

Credits photo Mario Puccio

Il ruolo del cuoco oggi tra tradizione, tecnica e comunicazione

La figura del cuoco attualmente è sempre più centrale, in quanto «finalizza nei piatti il lavoro che viene fatto a monte sulle materie prime dai tanti produttori, agricoltori e pescatori. Negli anni passati però questa figura non ha avuto la giusta visibilità e recentemente è cambiata grazie a Gualtiero Marchesi, che è stato un precursore. Prima la gente andava ai ristoranti, ma non si preoccupava minimamente di chi ci fosse in cucina a preparare. Negli ultimi anni il cuoco ha assunto una funzione più mediatica, quindi sicuramente è diventato una figura più pulita, che sa quello che fa e che deve essere esperto di ingredienti, di materie prime, di cotture e di conservazione. Ma c’è ancora tanta strada fare, perché il mestiere va preservato, tutelato e tramandato alle future generazioni. Oggi la mancanza di personale in cucina è sotto gli occhi di tutti, malgrado gli istituti alberghieri sfornino nuove eccellenze. La richiesta del mercato del lavoro è sempre crescente e l’impegno deve essere finalizzato anche a migliorare le condizioni di lavoro dei cuochi stessi».

Sicilia Regione Gastronomica Europea 2025: il contributo degli chef isolani

I cuochi siciliani hanno dato il loro contributo anche dal punto di vista pratico: «Quest’anno siamo stati impegnati negli eventi di divulgazione e promozione di questo premio importante che ha avuto la Sicilia come Regione Gastronomica Europea per il 2025. I cuochi siciliani sono stati impegnati nella realizzazione di questi eventi che hanno visto la cucina siciliana e i prodotti di eccellenza come protagonisti. Questo evento ci ha portati in giro nelle aree interne siciliane per promuovere questo importante riconoscimento».

Dalla mousse di pomodoro siccagno alla “pasta con le sarde a mare”

Le specialità presentate sono state tante, con due tappe per provincia, durante le quali «ognuno presentava la specialità del territorio. Io a Corleone ho presentato una mousse di pomodoro siccagno, eccellenza del corleonese che cresce con pochissima quantità di acqua con un sapore che lo rende unico. A Cefalù invece ho presentato una pasta con le sarde a mare, un piatto della tradizione presentato però con una provocazione. Le sarde a mare riflettono un periodo in cui i pescatori non potevano uscire e in cui le donne si inventarono questo piatto, una pasta con le sarde, ma senza le sarde. Sul palco ho portato questo piatto, dove nella fase finale ho aggiunto dei foglietti di plastica commestibile. Se non facciamo attenzione un domani nel mare anziché le sarde nel mare troveremo sicuramente molta plastica. Una problematica ambientale che viviamo e che tocchiamo con mano. Se non capiamo questo saremo costretti davvero a mangiare la plastica. C’erano tutti gli ingredienti, finocchietto, uva passa, zafferano, ma senza le sarde».

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