Il caldo estremo minaccia il futuro dell’agricoltura: l’allarme di FAO e WMO

di Giuliano Spina

Il cambiamento climatico non mette a rischio soltanto l’ambiente, ma anche il cibo che arriva sulle nostre tavole. A lanciare un nuovo allarme sono la Food and Agriculture Organization (FAO) e la World Meteorological Organization (WMO), che in un rapporto congiunto descrivono il caldo estremo come una delle principali minacce per i sistemi agroalimentari mondiali.

Secondo il documento, oltre un miliardo di persone rischia di subire conseguenze dirette a causa dell’aumento delle temperature, con effetti che riguardano la sicurezza alimentare, la salute dei lavoratori e la stabilità economica delle aree rurali.

Ondate di calore sempre più frequenti

Negli ultimi cinquant’anni le ondate di calore sono diventate sempre più frequenti, intense e durature. Un fenomeno che non rappresenta più un’emergenza occasionale, ma una nuova condizione climatica destinata a incidere profondamente sull’agricoltura.

Per FAO e WMO il caldo estremo agisce come un vero e proprio “moltiplicatore di rischio”, aggravando problemi già esistenti come la scarsità d’acqua, la diffusione di parassiti e gli incendi boschivi.

Tra gli effetti più rilevanti evidenziati dal rapporto figurano:

  • aumento delle siccità improvvise (flash drought);
  • maggiore rischio di incendi;
  • proliferazione di insetti e malattie delle colture;
  • diminuzione della produttività agricola e della capacità lavorativa delle persone esposte al sole.

Produzioni agricole sempre più vulnerabili

Le alte temperature stanno già incidendo sulla resa delle coltivazioni. Molte specie vegetali iniziano infatti a perdere produttività quando il termometro supera i 30 gradi, mentre alcune colture particolarmente sensibili, come patate e orzo, subiscono danni anche con temperature inferiori.

Anche gli allevamenti risentono pesantemente del caldo. Oltre i 25 gradi gli animali possono andare incontro a stress termico, con effetti particolarmente evidenti negli allevamenti di suini e pollame, dove diminuiscono crescita, fertilità e produzione.

Il problema interessa anche il mare. Nel 2025 oltre il 90% degli oceani ha registrato almeno un’ondata di calore marina, causando una riduzione dell’ossigeno nell’acqua e aumentando il rischio di mortalità per numerose specie ittiche.

Lavoratori agricoli sempre più esposti

Il caldo estremo rappresenta anche un’emergenza sociale. Milioni di lavoratori agricoli operano infatti all’aperto nelle ore più calde della giornata.

Il rapporto evidenzia che in alcune aree del pianeta, tra cui l’Asia meridionale, l’Africa subsahariana e parte dell’America Centrale, si potrebbe arrivare fino a 250 giorni all’anno in cui lavorare all’esterno diventerà estremamente difficile o addirittura pericoloso.

Le conseguenze riguardano sia la salute dei lavoratori sia la produttività delle aziende agricole, con inevitabili ripercussioni economiche.

Come adattare l’agricoltura al nuovo clima

Per affrontare questa sfida, FAO e WMO indicano una serie di interventi che possono aumentare la resilienza del settore agricolo.

Tra le principali strategie figurano:

  • sviluppo di varietà vegetali più resistenti alle alte temperature;
  • introduzione di colture meglio adattate ai nuovi scenari climatici;
  • modifica dei calendari di semina;
  • nuove tecniche di gestione di campi e allevamenti.

Un ruolo fondamentale sarà svolto anche dai servizi climatici, capaci di fornire agli agricoltori informazioni tempestive attraverso previsioni stagionali, sistemi di allerta e dati meteorologici sempre più accurati.

Servono investimenti e cooperazione internazionale

Il rapporto sottolinea come le soluzioni tecniche debbano essere accompagnate da adeguati strumenti economici.

Tra le misure ritenute prioritarie figurano:

  • assicurazioni agricole contro gli eventi estremi;
  • accesso facilitato al credito;
  • sistemi di protezione sociale per le comunità rurali;
  • sostegni economici alle imprese agricole colpite dagli eventi climatici.

FAO e WMO ribadiscono infine che la resilienza dell’agricoltura passa anche attraverso una maggiore cooperazione internazionale e una rapida riduzione delle emissioni di gas serra.

Una sfida che riguarda tutti

Il caldo estremo non rappresenta più soltanto una questione ambientale. Le sue conseguenze coinvolgono produzione alimentare, salute pubblica, occupazione e stabilità economica.

Per questo motivo il rapporto invita governi, istituzioni e operatori del settore ad accelerare gli interventi di adattamento. Senza azioni rapide e coordinate, le ondate di calore rischiano di compromettere la capacità del pianeta di garantire cibo sufficiente e sostenibile alle generazioni future.