Nel cuore dei Monti Iblei, nell’alta valle dell’Anapo, Sortino è una cittadina del Siracusano dove storia, natura e tradizioni si intrecciano. Il centro abitato, ricostruito dopo il devastante terremoto del 1693, conserva importanti testimonianze dell’architettura barocca, mentre il territorio si apre verso il paesaggio dell’Anapo e la vicina Pantalica, con la sua celebre necropoli rupestre.
Accanto alla storia e al patrimonio monumentale, Sortino custodisce una forte identità legata alle tradizioni produttive e gastronomiche. Il miele, al quale la città deve anche l’appellativo di «Città del Miele», e il caratteristico pizzolo sono tra i simboli di una cultura locale ancora profondamente radicata nel territorio.
A raccontare alcuni dei passaggi più significativi della storia di Sortino è la guida turistica Pietro Piazza, che si sofferma in particolare sul ruolo avuto dalla famiglia Gaetani, protagonista per oltre tre secoli della storia della città e del territorio siracusano.
«Sortino sorge sui Monti Iblei – spiega Piazza –, sulla valle del fiume Anapo ed è di origine medievale. Durante il Medioevo era un centro che controllava la Valle dell’Anapo. La famiglia Gaetani, di origine toscana, acquistò il feudo e il suo ruolo divenne particolarmente importante anche per la questione dell’acquedotto Galermi».
Il legame tra i Gaetani e l’acquedotto è documentato già nel 1576, quando Pietro Gaetani ottenne da Siracusa il diritto esclusivo sulle acque, impegnandosi a proprie spese a ripristinare l’antico sistema idraulico e a convogliare le acque verso la città. L’accordo avrebbe alimentato nel tempo controversie legate all’utilizzo delle risorse idriche.
La presenza della famiglia Gaetani fu importante anche nella ricostruzione di Sortino dopo il terremoto del 1693. «I Gaetani si occuparono pure della ricostruzione del paese dopo il terremoto del 1693 – racconta Piazza –. Lo ricostruirono con un impianto moderno, con un incrocio tra due strade principali che formano i quattro canti».
La nuova Sortino sorse sulla collina Aita, dove ancora oggi si trova il centro abitato. La ricostruzione diede alla città un’impronta urbanistica e architettonica che avrebbe contribuito alla formazione del suo patrimonio barocco. Tra gli edifici ricordati da Piazza ci sono la chiesa madre dedicata a San Giovanni Battista, il Monastero dei Cappuccini e la basilica di Santa Sofia.
«Il paese è sempre stato a vocazione agricola – prosegue Piazza –, ma è famoso anche per il pizzolo, doppia pizza tagliata a metà e guarnita con qualsiasi ingrediente».
Il miele e la tradizione dei Fasciddari
Tra le produzioni che più identificano Sortino c’è il miele. Una tradizione antica, tanto che il cosiddetto «miele ibleo» è ricordato anche da Virgilio. La cultura dell’apicoltura ha avuto per secoli un ruolo importante nella vita del territorio e ha lasciato in eredità una figura ormai quasi scomparsa: quella dei Fasciddari, gli antichi apicoltori itineranti.
«Il miele – racconta Piazza – veniva prodotto da una categoria di persone note come Fasciddari, apicoltori che al dorso dei muli creavano delle arnie fatte con i tronchi della ferula, detta Fascetra. Si spostavano in continuazione per trovare delle zone in cui le api potessero fare il miele e portarlo dentro l’arnia».
Una tradizione che oggi può essere riscoperta anche attraverso la Casa Museo dell’Apicoltura Tradizionale, dedicata proprio alla memoria del mondo dell’apicoltura sortinese. Il Comune inserisce inoltre tra i propri musei il Museo dell’Opera dei Pupi e altri luoghi legati alle tradizioni locali.
«È una figura che sta scomparendo – aggiunge Piazza –, anche se è possibile vedere la Casa del Fasciddaru in cui il miele veniva prodotto».
I pupi e la memoria della tradizione
Sortino è legata anche alla tradizione dell’Opera dei Pupi, una forma di teatro popolare che per generazioni ha raccontato le gesta dei paladini francesi attraverso spettacoli, personaggi e scenografie tramandati nel tempo.
«A Sortino si è formata una scuola che è stata attiva per moltissimo tempo e che adesso ha preso forma in un museo», spiega Piazza.
Il Museo civico dell’Opera dei Pupi, ospitato nell’ex convento di San Francesco, conserva la collezione appartenuta a don Ignazio Puglisi e permette di conoscere una tradizione riconosciuta dall’UNESCO nel 2001 come Patrimonio immateriale dell’umanità.
Sortino antica e il turismo rurale
Il racconto di Sortino non si esaurisce nel centro abitato moderno. A pochi chilometri si trovano i resti della Sortino antica, l’insediamento precedente al terremoto del 1693, del quale rimangono ruderi, abitazioni e altri ambienti scavati nella roccia.
«La posizione isolata di Sortino attira il turismo rurale con tantissimi agriturismi e, nel corso dell’anno, le sagre. Nelle vicinanze ci sono anche i resti di Sortino Diruta, con i ruderi del castello e quelli delle abitazioni rupestri».