di Davide Bavetta, osteopata
Settembre ha una strana capacità di farci credere che tutto debba ricominciare nello stesso momento. Si torna al lavoro, si riprendono gli impegni, cambiano gli orari e, spesso, si torna anche in palestra. Dopo settimane in cui ci siamo mossi diversamente o abbiamo completamente interrotto l’allenamento, pretendiamo però che il corpo sia esattamente quello che avevamo lasciato a giugno o luglio.
È uno degli errori che vedo più frequentemente in questo periodo. Si riprende la stessa scheda, con gli stessi carichi e la stessa intensità. Poi arrivano dolori muscolari, rigidità o piccoli fastidi e la conclusione diventa: “Mi sono fatto male”.
Non sempre è così. A volte abbiamo semplicemente chiesto troppo e troppo velocemente a un corpo che deve riadattarsi.
Il corpo non riparte da un interruttore
Una pausa dall’allenamento non cancella tutto il lavoro fatto nei mesi precedenti. Allo stesso tempo, però, alcune capacità possono modificarsi durante un periodo di inattività o di attività ridotta. Forza, resistenza, coordinazione e tolleranza ai carichi devono essere nuovamente allenate.
È per questo che considero settembre un momento di riavvicinamento all’attività fisica, non una corsa per recuperare immediatamente ciò che pensiamo di aver perso. Il corpo è estremamente adattabile, ma l’adattamento ha bisogno di gradualità.
Dolore dopo l’allenamento significa che qualcosa non va?
Qui è importante fare una distinzione. Dopo aver ripreso un’attività che non praticavamo da qualche settimana è possibile avvertire indolenzimento muscolare nelle ore o nei giorni successivi. Non tutto ciò che fa male corrisponde automaticamente a un infortunio.
Diverso è un dolore improvviso e intenso durante un esercizio, oppure un sintomo che persiste, peggiora o limita significativamente i movimenti.
Imparare a distinguere queste situazioni è importante anche per evitare due estremi: ignorare qualsiasi dolore oppure spaventarsi davanti a ogni sensazione nuova.
Il problema non è sempre l’esercizio
Quando compare un fastidio dopo la ripresa, spesso la prima reazione è eliminare l’esercizio che sembra averlo provocato. Ma nel mio lavoro cerco di fare una domanda diversa: quanto era preparato il corpo a sostenere quel carico in quel momento?
Un esercizio non è necessariamente “sbagliato” perché provoca un fastidio. Possono essere il volume, l’intensità, la frequenza o semplicemente la velocità con cui siamo tornati ad allenarci a non essere adeguati alla nostra condizione attuale.
Che ruolo può avere l’osteopatia?
Quando un paziente arriva nel mio studio dopo aver ripreso l’attività sportiva, non cerco semplicemente il muscolo da trattare.
Valuto il movimento, la mobilità delle diverse aree del corpo e il modo in cui vengono distribuiti i carichi. Quando necessario, il lavoro deve inserirsi in un percorso più ampio che può coinvolgere anche medico, fisioterapista o professionista dell’esercizio. L’osteopatia non sostituisce l’allenamento. E soprattutto non può rendere il corpo più forte al posto nostro.
Il vero obiettivo di settembre
Settembre porta con sé la tentazione di recuperare tutto: forma fisica, alimentazione, lavoro, sonno, abitudini. Ma il nostro organismo non ha bisogno di essere punito per le vacanze.
Ha bisogno di ritrovare progressivamente stimoli e regolarità. Riprendere con gradualità non significa allenarsi meno seriamente. Significa creare le condizioni per potersi allenare anche la settimana successiva, quella dopo ancora e nei mesi che verranno.
Il vero risultato non è tornare in forma entro settembre. È costruire un corpo capace di continuare a muoversi nel tempo.