Oggi, 16 ottobre, la ricorrenza promossa dalla FAO richiama l’attenzione sul diritto al cibo, sulle disuguaglianze e sulla sostenibilità. I dati internazionali e quelli italiani raccontano una sfida ancora aperta: garantire a tutti un’alimentazione sana, sicura e accessibile.
Il cibo è un bisogno essenziale, ma anche una questione di dignità, salute e giustizia sociale. Eppure, nel mondo, milioni di persone continuano a non avere accesso a un’alimentazione sufficiente e nutriente. Una realtà che contrasta con le capacità produttive, le conoscenze scientifiche e le tecnologie oggi disponibili.
È questo il punto da cui riparte la Giornata mondiale dell’alimentazione, celebrata ogni anno il 16 ottobre e promossa dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Il tema scelto per il 2026 è «Innovare oggi per nutrire il domani». L’obiettivo è valorizzare le nuove tecnologie, la ricerca e le conoscenze tradizionali per costruire sistemi alimentari capaci di garantire cibo sicuro, diversificato e nutriente, tutelando al tempo stesso il pianeta.
Un messaggio che va oltre la produzione agricola e coinvolge istituzioni, imprese, comunità e cittadini.
La fame nel mondo: i progressi non bastano
Secondo il rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2026, pubblicato dalle agenzie delle Nazioni Unite, nel 2025 circa 645 milioni di persone hanno sofferto la fame, pari al 7,8% della popolazione mondiale.
Il dato mostra una riduzione rispetto agli anni precedenti: nel 2024 la quota era dell’8,1%, mentre nel 2022 raggiungeva l’8,6%. Un miglioramento significativo, ma ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi internazionali di contrasto alla fame entro il 2030.
Il quadro resta particolarmente difficile in Africa, dove nel 2025 circa 309 milioni di persone hanno sofferto la fame. Nel complesso, circa 2,1 miliardi di persone hanno sperimentato forme moderate o gravi di insicurezza alimentare, trovandosi costrette, almeno in alcuni periodi, a ridurre la quantità o la qualità del cibo consumato.
A pesare sono crisi umanitarie, conflitti, cambiamenti climatici, interruzioni delle filiere e difficoltà economiche. Anche quando gli alimenti sono disponibili, infatti, il loro costo può renderli inaccessibili a una parte della popolazione.
La sfida, dunque, non consiste soltanto nel produrre abbastanza cibo, ma nel renderlo disponibile e accessibile a tutti.
Italia, la povertà assoluta coinvolge 5,4 milioni di persone
L’emergenza alimentare non riguarda esclusivamente i Paesi più poveri. Anche in Italia le difficoltà economiche possono compromettere l’accesso a un’alimentazione adeguata.
Secondo i dati ISTAT pubblicati il 15 ottobre, nel 2025 oltre 2,1 milioni di famiglie, per un totale di più di 5,4 milioni di persone, vivevano in condizioni di povertà assoluta. Si tratta del 9,3% della popolazione residente, una quota sostanzialmente stabile rispetto al 2024.
Le difficoltà interessano in modo particolare i nuclei familiari più numerosi e quelli con figli. Tra i minori, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 12,5%, coinvolgendo oltre 1,1 milioni di bambini e ragazzi.
Sono numeri che restituiscono la dimensione sociale del problema: quando le risorse economiche non sono sufficienti a coprire i bisogni essenziali, anche la possibilità di scegliere alimenti freschi, variati e di qualità può diventare più difficile.
La povertà assoluta non coincide automaticamente con la fame, ma rappresenta un indicatore importante delle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone. Per questo, il contrasto alle disuguaglianze economiche e il sostegno alle famiglie più fragili sono parte integrante di qualsiasi strategia per garantire il diritto al cibo.
Innovazione e sostenibilità: quale futuro per l’alimentazione?
Il tema scelto dalla FAO per il 2026 invita a guardare alle soluzioni che possono rendere i sistemi alimentari più efficienti, inclusivi e resilienti.
L’innovazione può assumere forme diverse: tecnologie per utilizzare l’acqua in modo più efficiente, strumenti digitali per migliorare le previsioni dei raccolti, ricerca sulle colture più resistenti agli eventi climatici estremi e sistemi di distribuzione capaci di ridurre le perdite lungo la filiera.
Accanto alle nuove tecnologie, restano fondamentali le conoscenze degli agricoltori, la tutela della biodiversità, la valorizzazione delle produzioni locali e il sostegno alle comunità rurali.
La sostenibilità, tuttavia, non può essere misurata soltanto in termini ambientali. Un sistema alimentare è davvero sostenibile quando riesce anche a garantire condizioni di lavoro dignitose, prezzi accessibili per i consumatori e opportunità economiche per chi produce.
L’innovazione, da sola, non risolve le disuguaglianze: deve essere accompagnata da investimenti, politiche pubbliche e interventi capaci di raggiungere anche le persone più vulnerabili.
Lo spreco alimentare, una responsabilità quotidiana
Un altro fronte decisivo è quello dello spreco. Gli alimenti che vengono scartati rappresentano una perdita di risorse, lavoro, energia e acqua, oltre a generare un impatto ambientale evitabile.
Pianificare la spesa, conservare correttamente i prodotti, utilizzare gli avanzi e distinguere tra data di scadenza e termine minimo di conservazione sono comportamenti semplici che possono contribuire a ridurre gli sprechi domestici.
Anche le imprese della distribuzione, la ristorazione collettiva e le istituzioni possono svolgere un ruolo importante, favorendo il recupero delle eccedenze ancora idonee al consumo e rafforzando la collaborazione con le organizzazioni che sostengono le persone in difficoltà.
In questo contesto, scuole e famiglie diventano luoghi fondamentali per promuovere un’educazione alimentare che unisca salute, consapevolezza ambientale e rispetto per il valore del cibo.
Dalle comunità locali una risposta concreta
La Giornata mondiale dell’alimentazione riguarda anche i territori e la capacità delle comunità di non lasciare sole le persone in difficoltà.
Mense solidali, empori sociali, associazioni di volontariato e iniziative di distribuzione alimentare contribuiscono a sostenere famiglie, anziani e persone che attraversano momenti di fragilità. Accanto a questi interventi, sono necessarie politiche strutturali contro la povertà, servizi sociali accessibili e misure che consentano alle famiglie di affrontare il costo della vita senza rinunciare ai bisogni essenziali.
Il cibo, infatti, non è soltanto una questione individuale: riguarda la coesione sociale, la salute pubblica e la qualità della vita delle comunità.
La Giornata mondiale dell’alimentazione ci ricorda che il diritto a mangiare bene non può dipendere esclusivamente dalle possibilità economiche di ciascuno. Le innovazioni possono aprire nuove strade, ma il loro valore si misura anche nella capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.
La sfida del futuro è costruire un sistema in cui la tutela dell’ambiente, il sostegno a chi produce e la lotta alle disuguaglianze procedano insieme. Perché nutrire il domani significa, prima di tutto, fare in modo che nessuno venga lasciato indietro oggi.