L’Etna non è soltanto il vulcano attivo più alto d’Europa. Per secoli è stato anche il luogo dove mito e realtà si sono intrecciati, dando vita a una delle leggende più affascinanti della Sicilia: quella di Encelado, il gigante imprigionato sotto il vulcano, il cui respiro infuocato e i cui movimenti sarebbero all’origine delle eruzioni e dei terremoti.
Una storia che attraversa millenni, dalla mitologia greca alla letteratura latina, fino a diventare parte integrante dell’immaginario popolare siciliano. Una delle tante vicende raccolte dalla scrittrice Marinella Fiume nel volume Sicilia esoterica, dedicato ai misteri, alle tradizioni e ai simboli dell’Isola.
Il gigante sconfitto dagli dei
Secondo la mitologia greca, Encelado era uno dei Giganti, esseri nati per rappresentare le forze primordiali della natura e del caos. Durante la Gigantomachia, la guerra che vide gli dei dell’Olimpo affrontare i Giganti, Encelado fu sconfitto da Zeus e sepolto sotto una montagna.
Per la tradizione classica quella montagna è proprio l’Etna.
Ogni volta che il gigante tenta di liberarsi dalla sua prigione, la terra trema. Quando invece sospira, dal vulcano fuoriescono fuoco, cenere e lava.
Virgilio e Ovidio raccontano il mito
Le prime testimonianze letterarie della leggenda arrivano dai grandi autori dell’antichità. Marinella Fiume ricorda come siano proprio Virgilio e Ovidio a trasformare Encelado in una figura simbolica del vulcano siciliano.
«Il gran mago Virgilio, nell’Eneide, rammenta Encelado che giace “dal fulmine percosso e non estinto sotto questa mole” e, quando sospira, “si scuote il monte e la Trinacria tutta”. Ovidio, anche lui considerato un mago nel Medioevo, nelle sue Metamorfosi racconta di un compagno di Encelado, Tifeo, che esala fuoco dalla bocca e sputa fumo e pomice verso il cielo».
Per gli antichi, dunque, le manifestazioni dell’Etna non erano semplici fenomeni geologici, ma il segno tangibile della presenza di esseri giganteschi relegati nelle profondità della terra.
Tra Encelado e Tifeo, chi sostiene la Sicilia?
La tradizione non è univoca. In alcune versioni della leggenda non è Encelado a sostenere la Sicilia, bensì Tifeo, altro gigantesco avversario degli dei.
«In molte tradizioni indoeuropee e nella mitologia greca Encelado era un Gigante, creatura che rappresenta il caos primordiale a cui gli dei si oppongono. Il mito è una narrazione che spiega attraverso simboli fenomeni naturali ed esistenziali e tramanda verità, valori e riti di una comunità. Perciò tutte le narrazioni che si tramandano su Encelado sono tutte fantastiche e insieme sono tutte vere e realistiche».
Il valore del mito, spiega la scrittrice, non risiede tanto nella sua veridicità storica quanto nella capacità di interpretare la realtà attraverso immagini e simboli.
La Trinacria sorretta da un gigante
Una delle immagini più suggestive della tradizione siciliana è quella dell’isola sorretta dal corpo di un colosso.
«La tradizione dice che la Trinacria è un’isola sorretta da un gigante, secondo alcune fonti il gigante è Encelado. Tuttavia, in alcune tradizioni e opere letterarie questo ruolo è attribuito a Tifeo, che, volendo impadronirsi della sede celeste, fu condannato a questo supplizio: con la mano destra sorregge Peloro (Messina), con la sinistra Pachino e Lilibeo (Trapani) mentre l’Etna poggia sulle sue gambe e sulla sua testa. E, quando egli cerca di liberarsi dal peso delle montagne e delle città, la terra trema».
È una rappresentazione che lega direttamente la geografia della Sicilia alla mitologia, facendo coincidere i suoi estremi con il corpo del gigante sconfitto.
Il mito spiega i terremoti e le eruzioni
Molto prima della nascita della geologia moderna, le popolazioni del Mediterraneo cercavano una spiegazione ai terremoti e alle eruzioni vulcaniche ricorrendo alla narrazione mitologica.
«Questi miti sono dunque fondamentali anche per la primigenia formazione geomorfica dell’isola come scrivo nel mio libro Sicilia esoterica. Si narra che i giganti come Encelado fossero sepolti nelle profondità della terra per avere osato sfidare gli dei e i terremoti erano interpretati come sussulti di queste creature sepolte. Tucidide e con lui i principali autori greci e latini identificarono il loro paese nella Sicilia e i fenomeni naturali come quelli eruttivi e sismici propri dei crateri vulcanici furono visti come l’effetto delle attività di questi esseri giganteschi. Ciò spiega la localizzazione di Encelado sotto l’Etna».
Il mito diventava così una chiave di lettura del paesaggio e dei suoi fenomeni più spettacolari, contribuendo a costruire un’identità condivisa tra gli abitanti dell’isola.