Negli ultimi giorni l’Etna è tornato a farsi sentire con una nuova fase eruttiva che sta interessando il versante orientale dell’edificio vulcanico. L’attività effusiva, accompagnata da emissioni di cenere dalla bocca situata sull’alto fianco del cratere Voragine, ha avuto ripercussioni significative su Catania e sull’intera area metropolitana, dove si registra una diffusa ricaduta di materiale vulcanico.
La cenere ha infatti raggiunto la città e diversi comuni dell’hinterland, creando disagi alla circolazione e alle attività quotidiane, mentre anche l’aeroporto di Catania ha dovuto fare i conti con le conseguenze dell’attività eruttiva, con inevitabili ripercussioni sul traffico aereo, data la chiusura dello scalo etneo almeno fino alle 14 di oggi.
Il direttore dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Salvatore Gambino, fa il punto della situazione mostrando lo scenario attuale.
«L’attività è in evoluzione continua – spiega Gambino – nel senso che da ieri mattina abbiamo un’emissione di cenere da crateri sommitali, in particolare dal versante orientale della Voragine. Quest’attività sta proseguendo e ha raggiunto un certo equilibrio. Le emissioni non sono particolarmente alte, ma le ceneri sono spinte dai venti e sono continue. I venti spingono verso sud sud est e ci sono problemi in aeroporto. C’è un’attività stromboliana molto forte con emissioni continue di cenere nell’atmosfera che hanno raggiunto un’altezza di circa 4 chilometri e mezzo. Le bocche sono aperte sulla zona sommitale. Questa attività deriva da un’eruzione del 26 giugno, la colata inizialmente blanda ha finito il suo corso ed è cominciata l’attività attuale».
C’è un elemento che però fa ben sperare: «I tempi possono essere lunghi e va valutato il tutto attraverso i dati geofisici. Il tremore da giugno ha avuto un risalita continua e quindi è arrivato a valori alti e solo oggi stiamo vedendo una leggera flessioni. Il segnale sembra positivo, ma vedremo nei prossimi giorni se l’attività si arresterà o meno