di Davide Bavetta, osteopata
«È cambiato il tempo e mi sono tornati tutti i dolori».
Con l’arrivo di settembre è una frase che sento piuttosto spesso. Le temperature iniziano lentamente a cambiare, aumenta l’umidità, le giornate si accorciano e vecchi fastidi a schiena, collo o articolazioni sembrano improvvisamente farsi sentire di più.
Da qui nasce una convinzione molto diffusa: il cambio di stagione fa tornare i dolori.
Ma è davvero il meteo a farci stare male? La risposta, come spesso accade quando parliamo di dolore, è meno semplice.
Il dolore non dipende soltanto da muscoli e articolazioni
Siamo abituati a immaginare il dolore come una fotografia precisa di ciò che accade nei nostri tessuti: se sento più dolore, qualcosa deve necessariamente essersi “rovinato” di più.
Non funziona sempre così. Il dolore è un’esperienza complessa, influenzata non soltanto dalle informazioni provenienti dal corpo, ma anche da sonno, stress, attività fisica, stato generale di salute e numerosi altri fattori.
Anche le condizioni ambientali possono essere percepite da alcune persone come associate a variazioni dei propri sintomi. Questo, però, non significa che un giorno di pioggia abbia improvvisamente danneggiato un’articolazione.
Quindi umidità e freddo non c’entrano nulla?
Non direi neppure questo. Esistono persone che riferiscono con grande regolarità una variazione dei propri sintomi in concomitanza con determinati cambiamenti atmosferici. La ricerca sul rapporto tra condizioni meteorologiche e dolore, però, non permette di ridurre il fenomeno alla semplice equazione “più umidità = più dolore”.
Il punto che mi interessa far passare è un altro: sentire maggiormente una zona del corpo non significa necessariamente che quella zona stia subendo un nuovo danno.
È una distinzione importante, soprattutto per chi convive da tempo con un dolore ricorrente.
A settembre non cambia soltanto il tempo
Quando arriva settembre cambia molto altro.
Dopo le vacanze torniamo a trascorrere più ore seduti, riprendiamo il lavoro, cambiano gli orari del sonno, aumenta lo stress e magari diminuisce il tempo che dedichiamo al movimento.
Eppure, quando compare nuovamente il mal di schiena, diamo immediatamente la colpa alla temperatura. Nel mio lavoro cerco sempre di osservare il quadro nel suo insieme. Se un dolore ricompare ogni autunno, mi interessa sapere anche cosa è cambiato nella vita della persona in quelle settimane.
Il rischio è iniziare a muoversi meno
Quando iniziamo ad associare freddo e dolore, può instaurarsi un comportamento controproducente: ci muoviamo meno per paura di peggiorare.
In assenza di condizioni che richiedano indicazioni specifiche, mantenere un’attività fisica adeguata alle proprie possibilità rimane invece uno degli strumenti più importanti per la salute muscolo-scheletrica. Il corpo non ha bisogno di essere “protetto” dal movimento quando cambia stagione. Ha bisogno di continuare a essere utilizzato.
Quando è opportuno approfondire?
Un dolore conosciuto che presenta piccole oscillazioni non è la stessa cosa di un sintomo nuovo, particolarmente intenso o progressivamente crescente.
Se compaiono sintomi mai avuti prima, il dolore persiste, limita significativamente le normali attività oppure si accompagna ad altri segnali, è opportuno rivolgersi al medico per comprenderne la causa.
Attribuire automaticamente tutto al cambio di stagione rischia, al contrario, di farci trascurare qualcosa che merita attenzione.
Ascoltare il corpo senza avere paura del meteo
Settembre non “riaccende” magicamente le nostre articolazioni. Può però coincidere con una serie di cambiamenti ambientali e quotidiani che modificano il modo in cui il nostro corpo si sente e il modo in cui percepiamo alcuni sintomi.
Quindi, quando qualcuno mi dice «sento che sta cambiando il tempo perché mi fa male la schiena», non penso che se lo stia inventando.
Preferisco fare un’altra domanda: oltre al tempo, cos’altro è cambiato? Perché spesso è proprio lì che inizia la parte più interessante del racconto del nostro corpo.