Lunedì 2 novembre 2026, nel giorno della «Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti». Quando le zucche e la simbologia, nefasta e necrofila, di un Halloween, trasformato nell’ennesimo rituale consumistico, ci impone di consumare abbigliamento, trucco, mangiare all’insegna di un farlocco «dolcetto o scherzetto», lasciano il campo libero alle giornate successive, il vuoto sembra incolmabile. L’odore delle fragranze dolciarie delle rame di Napoli sembra, ormai, roba da rioni popolari.
I giocattoli, in primis la prima bicicletta, che i nonni, quelli accomiatatisi da questo mondo, ti facevano giungere se ti eri comportato bene, suonano come usanze imbolsite e impolverate, da «Libro Cuore». Davvero è giunto il momento della resa? Davvero è giunta l’epoca dell’omologazione perfetta e irresistibile, leggi insofferente a Tradizioni, Usi e Costumi, vissuti con la maiuscola e in grado di distinguerci da Tradizioni, Usi e Costumi, in uso presso altri paesi o aree di un mondo sempre più assomigliante a un unico, informe e gigantesco supermercato?

Compiete, tutti quanti, un atto rivoluzionario e conservatore a un tempo, in questo lunedì 2 novembre 2026. Nascondete zucche, cappelli a punta, bende da mummia in un angolo dei vostri appartamenti e recatevi al cimitero, con i vostri figli. Altro che notte delle streghe e simili “amenità”. Troverete plessi e monumenti in grado di trasudare storia, tirati a lucido per l’occasione.
Camminare per i viali infiniti dei nostri cimiteri, oggi, significa passare a setaccio migliaia di foto, incrociare con lo sguardo centinaia di iscrizioni, richiedere che gli Angeli con le ali spiegate, scolpiti e posti in ogni dove, possano accompagnare i nostri cari defunti nel percorso che, non dimentichiamolo mai, non finisce con la morte del corpo. Ogni foto, incorniciata nell’ovale ramato da lapide, trasuda una storia, ancora in grado di comunicare le passioni, la postura, la fisicità che ha contraddistinto, in vita, chi non è più tra noi. Portate i vostri figli: c’è molto più senso nel far vedere loro dove i vostri cari defunti riposano, in attesa della Resurrezione, che farli stordire in torme di cosplayers, vestiti come zombies o lupi mannari.
Toccate, con la mano, l’ovalino contenete la foto e spiegate ai pargoli chi era il nonno o la nonna, questo o quel parente. La girandola dei ricordi metterà in moto il fulcro essenziale della giornata di oggi: la Comunità. Proprio così: commemorare significa ricordare insieme, rivivere insieme, ricostruire insieme, tanto un ricordo quanto un momento di aggregazione. Quando poi uscirete dal cimitero, concedetevi pure un dolce, tipico della giornata odierna, e magari regalate un giocattolo ai vostri figli più piccoli.
All’uscita dal cimitero avrete ristabilito quel dialogo con i nostri cari defunti, in grado di ribadire un insegnamento fondamentale, utilissimo a ciascuno di noi. Siamo tutti parte di una catena infinita, chiamata vita, in grado di protrarsi fino alla fine del mondo. Ad una condizione, però: quella di non crederci degli dèi autoreferenziali, ritenentisi onnipotenti ed egoisti. Il mondo non finisce con noi: quanti sono passati “dall’altra parte”, ce lo ricordano, a maggior ragione in una giornata particolare, come quella di oggi.
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Chi erano i nostri immediati predecessori? Cosa lasciano in eredità a tutti noi? Per quali ragioni, vuoi afferenti al sentimento vuoi alla ragione, urge difendere, esercitare e promuovere la commemorazione dei fedeli defunti? Ripartiamo, oggi lunedì 2 novembre 2026, da un gesto semplice e rivoluzionario ad un tempo: portiamo dei fiori sulle tombe dei nostri cari, passati al riposo eterno, in attesa dei Tempi Finali. Da un momento di silenzio e di preghiera scaturirà un dialogo, finalizzato ad accompagnarci per sempre)