di Davide Bavetta, osteopata
“Prima mi faceva male la schiena. Adesso la schiena sta meglio, ma sento dolore alla gamba. Quindi il problema si è spostato?”
È una domanda che mi viene fatta più spesso di quanto si possa immaginare. Quando il dolore cambia zona, infatti, la sensazione è che qualcosa si sia letteralmente mosso all’interno del corpo. Come se il problema avesse deciso di trasferirsi dalla schiena al gluteo, dal collo alla spalla o dalla spalla al braccio.
Ma il nostro organismo non funziona come una mappa in cui il punto che fa male indica necessariamente il punto in cui si trova il problema.
Il dolore non è sempre una freccia che indica la causa
Una delle convinzioni più comuni è questa: se sento dolore in un determinato punto, allora il problema deve trovarsi esattamente lì. Non è sempre così.
Esistono dolori locali, certamente, ma esistono anche fenomeni di dolore riferito, nei quali il sintomo viene percepito in una zona diversa rispetto alla struttura coinvolta. Pensiamo, per esempio, ad alcuni disturbi della colonna che possono essere percepiti anche nel gluteo o lungo un arto.
Per questo, durante una valutazione, sapere dove fa male è importante, ma non è sufficiente.
Perché allora il dolore sembra spostarsi?
Ci possono essere molte spiegazioni. Un sintomo può modificarsi nel tempo, alcune zone possono diventare più o meno sensibili e il modo in cui ci muoviamo può cambiare proprio in risposta al dolore. Se per diversi giorni evitiamo di caricare una gamba, per esempio, inevitabilmente inizieremo a utilizzare il corpo in maniera differente. Questo non significa necessariamente che abbiamo creato un nuovo danno. Significa che il corpo si sta adattando.
I compensi esistono, ma attenzione a come ne parliamo
Nel linguaggio comune utilizziamo spesso la parola “compenso”. È utile, purché non immaginiamo il corpo come una struttura fragile in cui una piccola alterazione provoca automaticamente una catena infinita di problemi. Il nostro organismo compensa continuamente: è una delle sue capacità più straordinarie.
Se una zona si muove meno, altre possono contribuire maggiormente al movimento. Se proviamo dolore, modifichiamo inconsapevolmente alcuni gesti. Il problema nasce quando un adattamento diventa persistente, limita il movimento o contribuisce al mantenimento dei sintomi.
Se cambia il dolore significa che sto peggiorando?
Non necessariamente. L’intensità e la distribuzione del dolore possono modificarsi durante il decorso di un disturbo. Per questo è importante osservare l’andamento complessivo e non interpretare ogni cambiamento come un peggioramento.
Allo stesso tempo, esistono sintomi che richiedono attenzione. Un dolore che compare improvvisamente, diventa molto intenso o si associa a perdita di forza, alterazioni della sensibilità o altri sintomi neurologici deve essere valutato dal medico.
La prima cosa da fare non è cercare di “rimettere a posto” qualcosa, ma capire cosa stia realmente accadendo.
Come affronto questi casi da osteopata?
Quando una persona mi dice che il dolore si è spostato, non inseguo semplicemente il nuovo punto doloroso. Cerco di ricostruire la storia.
Quando è iniziato? Dove? Come è cambiato? Quali movimenti lo provocano? Quali lo migliorano? Ci sono attività che la persona ha smesso di fare?
Poi valuto il movimento e le diverse aree che possono essere coinvolte. La terapia manuale può avere un ruolo nella gestione di alcuni disturbi muscolo-scheletrici, ma le evidenze disponibili variano a seconda della condizione e sono complessivamente di certezza bassa-moderata: è uno dei motivi per cui una valutazione seria non dovrebbe trasformarsi nella promessa di “rimettere tutto al proprio posto”.
Il punto in cui avvertiamo il dolore è importante. Ma è soltanto una parte della storia. Il corpo non è composto da pezzi indipendenti e il dolore non sempre rispetta i confini anatomici che immaginiamo.
Per questo, quando un sintomo sembra essersi “spostato”, invece di pensare immediatamente che il problema stia viaggiando attraverso il corpo, può essere più utile chiedersi come sta cambiando il modo in cui quel corpo si muove e risponde.