«La madre è così chiamata in quanto a partire da lei è creato qualcosa; la mater infatti, ossia la madre, costituisce quasi la materia […]». Dalle «Etimologie o Origini», irrinunciabile lavoro di scavo semantico attinente alle origini delle parole e dei concetti, a firma dell’ecclesiastico Isidoro di Siviglia e datato al Settimo Secolo, nel senso comune di oggi rimane, a malapena, una confusione semantica di non poca, babelica, entità. Quando riprendiamo il nono libro dell’opera sopracitata, e riflettiamo, con la giusta calma, sul ruolo, le funzioni e i simboli legati alla figura materna nel corrente Anno Domini 2026, il primo rompicapo è servito! Accendi la televisione di Domenica 10 maggio 2026, ti rechi dal fioraio sotto casa, avvicini al bar di fiducia per procurare un regalo al “cioccolato”, (cronicamente fatto all’ultimo momento, nonostante le buone intenzioni dei giorni precedenti) per la tua genitrice: riprendi a soffrire.
In ogni dove si parla della «Festa della Mamma», calendario di Frate Indovino compreso! Per un momento ti balena un lampo, non sappiamo se alla “Rimbaud” o alla “vattelo a pesca”, fatto sta che ti viene: Festa della Mamma e Festa della Madre sono sinonimi? Indicano la medesima persona? Caro «Battaglia», caro Dizionario della Lingua Italiana per antonomasia che assolvi egregiamente al ruolo di mio irrinunciabile amico dai tempi del Ginnasio, forniscimi il “balsamo” della conoscenza anche per questa volta! «La parola Mamma indica, nel linguaggio familiare e con uso vocativo, la Madre».

Non posso nascondere il mio sollievo; il caffè riprende il suo effetto digestivo, la minaccia di una gastrite è rinviata a data da destinarsi! Nel profluvio martellante di nuove “accessioni”, quali famiglie allargate, coppie omogenitoriali e via discendendo, mantenere quella via, chiamata ordine divino e naturale della vita, degli ordinamenti sociali e, genericamente, dell’esistenza, viene spacciato per un fardello non più idoneo ai nostri tempi. Di madre o di mamma ne abbiamo s e m p r e una sola! «Vergine pura, d’ogni parte intera,/ del tuo parto gentil figliuola et madre […]». Sopravvive in noi una sensibilità poetica in grado di non sporcare o ironizzare ferocemente sui versi del «Canzoniere» di Petrarca?
Tutta la nostra storia plurimillenaria ha parlato il linguaggio dell’unicità: vuoi la mamma terrena, vuoi la mamma celeste, ovvero la Vergine Maria, rimane sempre una persona fisica o un’entità spirituale alla quale fare riferimento. La nostra mamma non è più fisicamente tra noi? Poco importa: il suo ricordo, il suo esempio, il suo lascito, proprio di quell’unica persona che ci ha generato e amato, sarà sempre con noi. Petrarca vi fa antipatia perché troppo cristiano? Non vi surriscaldate, oggi è la Festa della Mamma! Dal 1989, possiamo ripiegare sulla canzone, laica e secolare, del bravissimo Edoardo Bennato: Viva la Mamma!
(Immagine dentro l’articolo, scelta a beneficio dei nostri lettori: stampa popolare del secolo XX, riproducente la «Beata Vergine Maria con Gesù Bambino che dà la benedizione». Per la serie: ridiamo vita, con il giusto senso del Sacro, al mai dimenticato “capezzale” domestico!).