L’attore‒caratterista sembra essere scomparso. Chi era costui? Quando tornerà ad allietare il cinema italiano popolare, ammesso che di cinema italiano popolare si fruirà ancora, nei decenni a venire? Vi proponiamo un esempio dimenticato: Tiberio Murgia (1929-2010)

di Marco Leonardi

La mondializzazione avanza veloce, livellando costumi, stili di vita…e modi di esprimersi. La diffusione dei giganti dell’intrattenimento, qualsivoglia riferimento alla Netflix di turno è puramente voluto, propina, a tutti noi, anche lo stesso modo di ridere. Con buona pace della cultura di provenienza, quella cultura che ereditiamo anche dalle generazioni di poco precedenti alla nostra. Il risultato? Fruire di “polpettoni” finto-comici, i quali devono, cioè devono, ovvero devono, essere venduti dalle majors ai quattro angoli della terra.

Due piccioni con una fava? Vi sbagliate: abbiamo una fava per sei miliardi di piccioni, al giorno d’oggi! Provate a fare, nella cerchia esterna al vostro microcosmo, battute, del tipo: «Cammeeeellllaaaaa!», «Tutta casa e chiesa èèèèèè!», «Peccato di pantalone? Pronta assoluzione!». A quanti vi osserveranno straniti, fate un nome e un cognome: Tiberio Murgia.

A quanti non hanno mai sentito questo nome, in una vita da drogati di pay-tv, ricordate che vedete anche i film del cinema popolare italiano, girati nella Seconda Metà del Novecento. Gli attori-caratteristi erano quelli che dovevano mettere in evidenza la natura profonda di un popolo, di un ceto sociale, di una figura lavorativa determinata. Ecco a voi Tiberio Murgia, il tipico Siciliano d’invenzione, folclorico e caratteristico ad esagerare.

«L’audace colpo dei soliti ignoti», pellicola del 1959, oppure la «Grande Guerra», film celeberrimo del duo Sordi-Gassman, ci presentano quest’omino, del tutto stereotipato, perennemente distratto dalle donne, leale ma permaloso, con un sorriso sotto i baffi rasenti alle labbra, baffi sempre curati da aspirante latin-lover. Quante risate: ogni film era, parimenti, un documento antropologico sulla società, sui valori dominanti, sui pregi e i difetti, che rendevano noi Italiani famosi in tutti il mondo.

«Stai composta!». Saremo composti anche noi, nel ricordo e nel tributo di riconoscenza che ti dobbiamo, caro Siciliano inventato e stereotipato. Tiberio Murgia, Lei ci ha fatto davvero ridere di gusto, in quanto ha dimostrato, al mondo intero, i nostri tic, le nostre fissazioni, i nostri modi di dire, dei quali oggi proviamo così tanta vergogna, senza averne una ragione precisa. Carmela, è tempo di andare: dobbiamo portare i bambini a scuola.

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Un viso, una mimica, una dizione che erano tutto un programma: riscopriamo, rivediamo, ridiamo con i film nei quali appariva Tiberio Murgia [Oristano, 5 febbraio 1929 ‒ Tolfa [Roma], 20 agosto 2010)

Autodafé immaginato, puntata n° 85 di mercoledì 7 ottobre 2026

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