Chi era San Domenico di Guzmán
Sarà il caldo torrido, sarà l’effetto del mare, sarà qualche granita con briosche di troppo: la prima decade agostana porta, con sé, l’irrefrenabile desiderio alla rilassatezza, all’allentamento dei ritmi, alla sonnolenza. In attesa che i nostri centri urbani si svuotino con il Ferragosto, già numerosi esercizi commerciali espongo l’ormai topico cartellino dal colore fosforescente: chiuso per ferie. Stiamo attenti: la pigrizia, a volte necessaria per allentare la morsa di un anno frenetico, porta ad abbassare la guardia su tutto, tensione spirituale compresa.
Tra giornate in onore del gatto e scorpacciate di pesce, da cui i “poveri” gatti possono ricevere a malapena le rimanenze, abbiamo dato uno sguardo al calendario? Ieri avreste potuto leggere: sabato 8 agosto 2026, San Domenico di Guzmán Sac. L’ultima abbreviazione la sciogliamo in «sacerdote»: per una volta, l’aeroporto può attendere! Il nome Domenico, traduzione italiana dal latino Dominicus, designa chi serve il Signore, il consacrato al Signore.
La nascita dell’Ordine dei Frati Predicatori
Dalla realtà del sistema curtense alle finalità ecclesiastiche e religiose, il passo è breve. L’uomo di Dio, Domingo de Guzmán, nato a Caleruega (Spagna, area della Castiglia) nel 1170 e spentosi a Bologna nel 1221, ha fatto del servizio a Dio la sua ragione di vita. Dal 1216, l’Odine Mendicante da lui fondato, l’Ordine dei Frati Predicatori, ha fatto del carisma dello studio, rigorosamente associato alla diffusione del Vangelo contenente la parola di Dio, quell’indirizzo di vita che oggi viene professato da migliaia di persone, vuoi esponenti dell’Ordine, vuoi appartenenti alla vivace realtà del laicato.

«Suoi fini erano la predicazione, l’annunzio della parola di Verità che è Cristo, lo studio, la vita comune, la testimonianza della povertà evangelica e quindi della mendicità». La definizione dello storico Franco Cardini non necessita di alcuna chiosa esplicativa. Perché, oggi, in questo smagato ed edonista anno 2026, ha un’importanza fondamentate incitare, chiunque, a conoscere, interiorizzare e diffondere il carisma domenicano?
Studio, predicazione e povertà evangelica
Gli effetti tragici di una vita, per citare polemicamente Vasco Rossi, «di quelle fatte così», non smettono di lasciare esterrefatti per il tributo di sangue innocente, versato da chi ha smarrito anche la percezione che nel mondo esista il peccato, la perdizione, la violenza. Come invertire la rotta?
«Tre forze, tre sorgenti di energia che scaturivano dalla Chiesa del secolo XIII o, meglio, da tutta la storia della Chiesa, confluiscono e si fondano nell’Ordine dei Predicatori grazie alla genialità del Fondatore: incarico ufficiale da parte della Chiesa, costituzione regolare, idea-madre spirituale».
“Lodare, Benedire, Predicare”: l’eredità domenicana
Quanti, in un giorno assolato come questo, preferirebbero ascoltare ben altro che la straordinaria ricostruzione storica sull’operato di San Domenico, offertaci dallo studioso Marie-Humbert Vicaire (1906-1993), autore di una biografia sul fondatore dell’Ordo Praedicatorum che definire magistrale sarebbe riduttivo? Guai ad appiattirsi solo sulle pulsioni del momento!
Tra le tante eredità donateci dal Santo di Caleruega, il trinomio «Lodare, Benedire, Predicare», per quanto non coniato da lui medesimo, ben si attaglia a chiunque voglia affrontare, analizzare e vivere la realtà circostante all’insegna di Valori, Mete, Finalità di alto profilo, rigorosamente con la maiuscola! Non dite che vorreste ridurre l’estate a guardare culi tatuati, con tanto di spritz color arancione tra le mani! Vi rendete conto di come vi hanno ridotto a larve consumiste, buone solo a cagare soldi dalla mattina alla sera?
Perché San Domenico è ancora attuale
La completezza di una vita, degna di essere vissuta in quanto unica e irripetibile, non può negare l’anelito all’infinito e alla trascendenza, insito in ciascun essere umano. Solo lo studio e la meditazione dotta sulla Parola di Dio, possono aiutarci a sconfiggere le pustole, da relativismo etico, così tanto diffuse ai giorni nostri, in grado di distruggere quanti non si sappiano difendere.
Come sempre, i giovani e i più deboli sono le prime vittime di quanti promettono facili piaceri e comodità, dalle apparenze felicitanti, dalle potenzialità distruttive. San Domenico di Guzmán, hai insegnato, a tutti noi, come procedere in quest’inferno che si ammanta del dolce veleno di piaceri fatui e soddisfazioni illusorie. Rimani sempre con noi, ben oltre la ricorrenza di giorno 8 agosto. Proteggici, almeno tu!
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Desiderate sostituire alla fragilità del presente una memoria coriacea e ben documentata, in grado di costituire un vero e proprio giacimento della memoria, dal quale attingere per affrontare la quotidianità? Abbiamo un suggerimento per voi. Procuratevi questo libro: Humbert Vicaire, Storia di San Domenico, San Paolo Edizioni, Torino 2012, pagine 725, Euro 38,50. Per una volta, non fate caso al prezzo: ogni singola pagina dell’opera in questione vi ripagherà il triplo di quanto avete speso. Potrete leggere una storia di ampio respiro, curata in ogni minimo dettaglio, incentrata sul Duecento, il secolo XIII di Dante, vissuto nell’Occidente. Vita vissuta, spiegazioni semplici e dettagliate, ricostruzione a tutto tondo su arte, civiltà e politica di quel secolo che ha registrato la diffusione dei comuni e delle università. Per una volta, rinunciate ad una pizza ipercondita con bevanda: qualche grammo in meno di ciccia vi renderà più appetibili sulle spiagge, siatene certi! Buona lettura a tutti voi!)