Quando si parla di reflusso gastroesofageo, la maggior parte delle persone pensa subito a un’immagine precisa: bruciore di stomaco, acidità, sensazione di fuoco dietro lo sterno. Sintomi chiari, riconoscibili, che spesso portano a una diagnosi abbastanza rapida.
Eppure, nel mio lavoro, mi accorgo di una cosa con sorprendente frequenza: molte persone convivono con il reflusso per mesi o anni senza chiamarlo così. Perché il reflusso non sempre si presenta nel modo “classico”.
A volte è più subdolo. Più silenzioso. E proprio per questo, più sottovalutato.
Il reflusso può presentarsi lontano dallo stomaco
Uno degli aspetti meno conosciuti è che il reflusso non è sempre un problema che “si sente nello stomaco”. Può coinvolgere gola, voce, respirazione e perfino la muscolatura del collo.
Quando i succhi gastrici risalgono, possono irritare zone diverse e creare sintomi che vengono facilmente attribuiti ad altro: stress, postura, influenza, stanchezza.
Ed è qui che spesso nasce la confusione.
La sensazione di nodo in gola (che non passa)
Uno dei sintomi più sottovalutati è la sensazione di avere un nodo in gola, come se ci fosse qualcosa incastrato o come se si dovesse deglutire continuamente.
Molte persone lo descrivono così:
“Mi sembra di avere sempre qualcosa qui.”
“Devo schiarirmi la gola in continuazione.”
“Ho come un peso, ma non ho mal di gola.”
Questo può essere legato al reflusso laringo-faringeo, una forma che spesso non dà bruciore evidente, ma irrita la gola.
Raucedine e voce che cambia
Un altro segnale che viene sottovalutato è la voce.
La raucedine al mattino, la voce che si abbassa, la sensazione di voce “sporca” o stanca possono essere collegati al reflusso, soprattutto quando i sintomi peggiorano dopo cena o durante la notte.
In questi casi, il corpo non sta solo digerendo male. Sta reagendo a un’irritazione che si ripete.
Tosse secca e schiarimento continuo
Non è raro che una tosse secca persistente, soprattutto serale o notturna, venga scambiata per allergia o raffreddore. In realtà, può essere un segnale del reflusso.
Lo stesso vale per quel bisogno continuo di schiarirsi la gola, che spesso diventa un gesto automatico.
Respiro corto e sensazione di oppressione
Qui entriamo in un punto molto interessante, soprattutto dal punto di vista osteopatico.
Molte persone con reflusso riferiscono:
- respiro più corto
- difficoltà a fare un respiro pieno
- senso di pressione nella parte alta dell’addome
- oppressione al torace
Questi sintomi possono essere legati al diaframma, che è una struttura centrale sia per la respirazione che per la digestione.
Quando il diaframma è rigido, il respiro si accorcia e l’apparato digerente lavora peggio. E quando lo stomaco è in difficoltà, anche il diaframma può irrigidirsi.
È un circuito.
Dolore tra le scapole o tensione cervicale
Sembra strano, ma alcuni pazienti mi raccontano un dolore sordo tra le scapole o una tensione cervicale ricorrente che si accentua in periodi di reflusso.
Il corpo è un sistema integrato: quando una zona è in irritazione o tensione, anche altre strutture possono compensare.
Reflusso e stress: la connessione che quasi tutti sentono
Il ruolo dell’osteopatia: ascoltare il contesto
L’osteopatia non sostituisce il medico, e questo è importante dirlo. Ma può affiancare il percorso lavorando su ciò che spesso viene trascurato: postura, mobilità del diaframma, tensioni addominali, adattamenti del torace e della colonna.
Nel mio lavoro, quando una persona arriva con sintomi da reflusso, cerco sempre di capire il contesto:
- com’è il respiro
- com’è la postura
- come reagisce il corpo allo stress
- quanto il diaframma è libero di muoversi
Perché spesso, prima ancora di cambiare il sintomo, serve cambiare la condizione che lo alimenta.
In conclusione
Il reflusso non è sempre bruciore. A volte è un nodo in gola. Una voce che cambia. Una tosse che non passa. Un respiro corto.
E soprattutto, spesso è il modo in cui il corpo ci chiede di rallentare e ascoltare.