Proteggere la pelle dai danni del sole

di Riccardo Castro

L’abbronzatura non è sinonimo di pelle sana

Con l’arrivo della stagione estiva cresce il desiderio di abbronzarsi. Per molti è sinonimo di vacanza, ma per tanti un senso di benessere e buona salute. In realtà, dal punto di vista dermatologico, l’abbronzatura non è un indicatore di pelle sana.

Perché il sole può danneggiare la pelle

L’abbronzatura, infatti, è una risposta di difesa della cute nei confronti delle radiazioni ultraviolette. La melanina viene prodotta proprio per cercare di limitare i danni che il sole può provocare alle cellule della pelle, danni che nel tempo possono favorire il fotoinvecchiamento e aumentare il rischio di tumori della pelle. Per questo è importante abbandonare l’idea che esporsi a lungo senza adeguate protezioni sia innocuo. Non è così.

Gli errori più comuni durante l’esposizione solare

Tra gli errori più frequenti ci sono l’utilizzo di creme con fattori di protezione troppo bassi, la mancata riapplicazione durante la giornata e la scarsa attenzione ad aree particolarmente esposte come naso, orecchie, labbra, dorso delle mani, dorso dei piedi e cuoio capelluto nelle persone con pochi capelli. A questi si aggiunge l’abitudine, ancora molto diffusa, di esporsi nelle ore centrali della giornata, quando l’intensità delle radiazioni UV raggiunge i livelli più elevati.

Per questo la prevenzione resta l’arma più efficace, in tal senso va precisato che è necessario utilizzare creme con fattore di protezione solare 50+ nelle prime esposizioni, evitare le ore più calde e adottare comportamenti corretti fin dall’infanzia.

Particolare attenzione, quindi, va riservata ai bambini, agli anziani e alle persone con pelle chiara. In queste categorie è fondamentale evitare l’esposizione tra le 11 e le 16, utilizzare cappelli, occhiali da sole e indumenti protettivi, quindi scegliere creme ad alta protezione. Per gli anziani è inoltre importante verificare l’eventuale assunzione di farmaci che possono aumentare la sensibilità della pelle alla luce solare.

La protezione non riguarda soltanto le giornate trascorse al mare. I raggi UV raggiungono la pelle anche durante una passeggiata in città, mentre si guida, si pratica attività fisica all’aperto o si lavora sotto il sole. Il danno provocato dalle radiazioni, infatti, non dipende solo dalle scottature ma anche dall’accumulo dell’esposizione nel corso degli anni.

Un altro aspetto centrale è il controllo dei nei. Il rischio di melanoma aumenta con il numero delle scottature, soprattutto nelle persone con fototipo chiaro. Per questo è utile osservare periodicamente la propria pelle seguendo la regola dell’ABCDE: asimmetria, bordi irregolari, variazioni di colore, dimensioni superiori a 6 millimetri ed evoluzione nel tempo. Da non sottovalutare anche la comparsa di un nuovo neo molto diverso rispetto a quelli già presenti.

Conoscere la propria pelle è il primo passo per individuare eventuali segnali di allarme. Osservare periodicamente i nei e prestare attenzione a cambiamenti di forma, colore, dimensioni o alla comparsa di una lesione diversa dalle altre può favorire una diagnosi precoce. In dermatologia il tempo è un fattore importante.

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