Con l’avvicinarsi della stagione calda anche il nostro apparato digerente risente del cambio delle temperature. In queste problematiche rientra anche la presenza del microbiota, un tema si cui ancora molte persone non sanno tanto.
La biologa nutrizionista Manila Cacopardo spiega come questo microbiota vada tenuto sempre d’occhio e come ci siano diverse modalità di cura per proteggerlo.
«Il microbiota intestinale – afferma la Cacopardo – va curato e modulato durante tutto l’anno. Ci sono molti accorgimenti che noi possiamo mettere in atto per tutelare la salute del nostro microbiota intestinale. In un periodo di stress come quello in cui cambiano le temperature è utile modularlo ancora di più. Ma cos’è il microbiota? Spesso in tv sentiamo parlare sia di microbiota che di microbioma e talvolta il paziente non sa la differenza. Il microbiota rappresenta quell’insieme di microrganismi che vivono in sinergia con noi e che si trovano in un determinato organo del nostro organismo. Mi viene da pensare a tutti i batteri o virus che vanno a colonizzare il nostro intestino. Il microbiota però può essere anche nella cute o in altre parti e questi organismi ci permettono di mantenere il nostro equilibrio. Senza questi batteri non potremmo svolgere determinate funzioni o addirittura non sopravvivere».
A differenziare il microbiota dal microbioma è che «con quest’ultimo si identifica il corredo genetico di questi microrganismi che colonizzano l’intestino quando si parla di microbioma intestinale. Quindi il microbiota è l’insieme dei batteri, mentre il microbioma è il corredo genetico di questi microrganismi. Per mantenere in buone condizioni di salute il nostro microbiota dobbiamo prestare attenzione per creare condizioni di eubiosi o di disbiosi. L’eubiosi è una condizione in cui c’è un buon equilibrio tra i batteri nuovi e quelli cattivi che vanno a colonizzare il nostro intestino. La disbiosi invece è una condizione in cui i batteri cattivi sono presenti nell’intestino in quantità più alta rispetto a quelli buoni».
Per tenere il nostro microbiota in buone condizioni di salute si deve quindi seguire «un’alimentazione adeguata consumando prima di tutto alimenti probiotici, che vanno ad apportare dei batteri buoni e che arrivando vivi e attivi all’intestino riescono quindi a dare il loro apporto e supporto positivo. Poi ci sono gli alimenti prebiotici, che forniscono delle fibre che sono un terreno fertile sul quale i batteri buoni possono svilupparsi. Tra questi ci sono i cereali integrali, la frutta, la banana, l’iceberg, la rucola, la valeriana, il radicchio e i legumi. Quelli probiotici sono invece gli yogurt, che hanno dei batteri buoni».
Il nostro microbiota intestinale si può però modulare anche sotto l’aspetto psicologico, in quanto «esiste un asse che collega l’intestino al cervello tramite il quale entrambi si inviano dei segnali reciproci. Per modulare la salute quindi dobbiamo anche essere in una buona condizione di salute mentale perché quando noi siamo felici il nostro cervello invia segnali positivi all’intestino e viceversa. I due organi comunicano quindi reciprocamente inviandosi segnali che possono essere negativi o positivi. Una persona più demoralizzata e depressa tenderà a inviare segnali negativi all’intestino e quest’ultimo reagirà con un sviluppo di una possibile condizione di disbiosi. Al contrario un cervello felice invia segnali positivi all’intestino che possono stimolare un intestino in eubiosi».
Il microbiota inizia a strutturarsi durante il ciclo fetale: «Il momento della nascita fa la differenza e la modalità di parto influisce, in quanto ci sono degli studi riguardanti bambini che nascono con un parto naturale e che sviluppano un microbiota intestinale più resistente, quindi in grado di tutelare il neonato nei primi mesi e anno di vita e di proteggerlo dal rischio di sviluppare disfunzioni o patologie, come dermatite atopica, asma, allergie,, obesità e diabete di tipo 1. Il microbiota intestinale di bambini che nascono da parto cesareo ha una minore biodiversità e ci sono anche quote inferiori di lattobacilli, che sono dei batteri tendenzialmente molto utili per la salute intestinale. In questo caso ci possono essere anche batteri del genere Clostridium più sviluppati, tra cui batteri patogeni, e conta anche il tipo di allattamento».