La terza esclusione consecutiva dell’Italia dal Mondiale
Coreografie roboanti, musiche in grado di sprigionare forze tribali, 80.000 tifosi in visibilio: giratela pure come vi pare! Per noi Italiani questo Campionato del Mondo di Calcio rimarrà nella storia (e nella memoria) come il Mondiale della delusione. Per la terza volta, la Nazionale Azzurra non parteciperà al Campionato di Calcio che certifica la statura (e il valore) del “gioco più bello del mondo”.
Per quanti recano quattro stelle sulla maglia, rispettivamente conseguite sul rettangolo verde nel 1934, 1938, 1982 e 2006, l’esclusione dal vertice del calcio mondiale suona come un affronto, o meglio un pugno in faccia, diretto, brutale e in grado di truciolare i denti, rilasciano quel marcatissimo “occhio nero”, in stile fumetto «Braccio di ferro»!
La targa dello Stadio Azteca che ricorda la “Partita del Secolo”
Qui non serve mangiare spinaci, non serve rincorrere Olivia, per carpirne i sorrisi. È necessario RIFONDARE tutta l’organizzazione del calcio professionistico italiano. Punto e basta. In tutta umiltà, dichiariamo di non essere quelli che possono esprimersi per risolvere questa tara, leggi questa crisi, irreversibile, del sistema (para)professionistico vigente.
Non abbiamo né le competenze tecniche né il polso (reale) della situazione attuale per venire a capo dal labirinto minotaurico nel quale il calcio professionistico italiano si è cacciato, da oltre quindici anni a questa parte.
Come sempre, non possiamo che fare appello alla più genuina tra le “medicine”, tanto naturale da non richiedere additivi chimici, tanto “omeopatica” da essere fruibile per tutti, a prescindere da quelli che saranno i risultati. La medicina si chiama Storia. La Storia, quella con la maiuscola, si appoggia alla Memoria, parimenti con la maiuscola. Il binomio Storia-Memoria è l’unico dal quale partire, a fine di riprendere il cammino.

Italia-Germania 4-3: quando gli Azzurri scrissero la storia
Se non sai da dove vieni, se nemmeno arrivi a capire chi eri (e cosa realizzavi) fino ad appena vent’anni addietro, non potrai fare nemmeno un passo! Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato (poi Poletti), Cera, Domenghini, Mazzola (poi Rivera), Boninsegna, De Sisti, Riva. Questi erano i leoni azzurri, guidati dal commissario tecnico Valcareggi, che il 17 giugno del 1970 sfidarono la temibilissima Germania Ovest di giganti calcistici, quali Franz Beckenbauer.
Finì 4-3 per l’Italia, dopo i tempi supplementari. Il susseguirsi delle reti ha tormentato i cardiopatici, ha fatto venire ansia a chi dormiva senza valeriana, eccitava anche gli impotenti e quanti non avevano ancora conosciuto Moana Pozzi! Al minuto 8° segnava Boninsegna, al minuto 90° pareggiava Schnellinger, al 94° era la volta di Müller, al 98° arrivava la rete azzurra di Burgnich, al 104° Riva alzava le braccia esauste al cielo, era fatta! Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco! Ecco, al 110° segnava il tedesco Müller. Al 111° arrivava il gol di Rivera. Grazie alla rete dell’«Abatino», la Nazionale Italiana vinceva la «Partita del Secolo»!
La lezione di Giambattista Vico tra decadenza e rinascita
Quanti erano presenti allo Stadio Atzeca, giovedì 11 giugno 2026, avranno visto, letto, commentato quella targa, che ricorda, a tutti noi, un calcio italiano che profumava di riscatto sociale, voglia di emergere tra mille difficoltà, conversazioni ai tavolini e presso i banconi delle migliaia di bar dove l’Italiano medio beveva il suo caffè espresso e sfogliava il quotidiano sportivo, prima di iniziare la sua giornata di lavoro? Le statistiche e le percentuali non ci interessano, quando il cuore è ottenebrato dalla sofferenza e dalla delusione!
Non ci resta che riprendere quello straordinario capolavoro di cultura, chiamato la «Scienza Nuova», trattato scritto dal pensatore Giovanbattista Vico nel “preistorico” Settecento, e pubblicato, in edizione definitiva, nel 1744.
In esso viene magistralmente spiegato, come ogni manifestazione umana venga espletata all’interno della ciclicità della storia. Tradotto e parafrasato a beneficio dei profani: le vicende umane non seguono mai un “progresso” lineare, bensì ad epoche di splendore seguono epoche di decadenza, poi avviene la ripresa.
Perché il calcio italiano deve ripartire dalla memoria
Incazzati come siamo, a vedere (con tutto il rispetto possibile, ci mancherebbe), nazionali che nel nome ricordano la “mitica” «vecchia del cacao», memorabile macchietta pubblicitaria dei tempi dei nostri nonni, invitiamo tutti ad avere speranza. Una volta toccato il fondo, anche con il pallone, la risalita è d’obbligo. Ripensiamo alle sagge e appropriate parole di una saggia e attivissima personalità politica tricolore dei nostri giorni: «La Decadenza è sempre una scelta, mai un destino».
In alto i cuori, per non dire Sursum Corda! Risollevare il calcio italiano sarà possibile, grazie anche al contributo di ciascuno di noi. Per il momento, rileggere la targa collocata sulle pareti del gigantesco stadio messicano, unitamente alla lettura della «Scienza Nuova» di Giovanbattista Vico, può essere un buon viatico per superare l’ennesima, cocente, delusione mondiale. Ripartiamo, rifondiamo, ricombattiamo! Ieri, oggi e domani proferiremo sempre: Forza Azzurri!!!
(Foto scelta per il presente articolo, presentata ai lettori dal prof. Marco Leonardi: la storia si fa con le fonti. Presso lo «Stadio Azteca» di Città del Messico, è possibile vedere la targa seguente, fissata alle mura della struttura come testimonianza imperitura del calcio che è stato e che non sarà mai più. In essa è incisa, a stampatello, quanto riportiamo:
«El Estadio Azteca, Rinde Romenaje A Las Selecciones De:
ITALIA (4) Y ALEMANIA (3)
Protagonistas En El Mundiale de 1970, Del
“Partido Del Siglo”
17 De Junio De 1970»
Il Dovere della Memoria non rimanga uno sterile rimpianto, bensì aiuti, tutti noi, a ritrovare le radici di quanto siamo stati, per riprenderci il Futuro!)