Cari giornalisti, restate umani e professionali, senza farvi fagocitare dall’intelligenza artificiale. Riportiamo impressioni e risultati del bel seminario, svoltosi ieri, giovedì 8 ottobre 2026, a Catania, intitolato «Il mismatch e la professione giornalistica. Prospettive del mercato del lavoro»

di Marco Leonardi

Il mismatch e il futuro della professione giornalistica

Scusate, potreste definire in cosa consiste il mismatch giornalistico? Trattenetevi dal compulsare lo smartphone e affrontate il peso di un vocabolario cartaceo, edizione in madrelingua inglese, andate alla lettera «M» e leggerete quanto segue. Mismatch is a combination of things or people that do not go togheter well or are not suitable for each other. Come risulta la traduzione italiana, effettuata in pressa dall’Oxford Advanced Learner’s dictionary e senza il minimo aiuto dell’I.A.?

Le competenze richieste dal nuovo mercato dell’informazione

«Si definisce Mismatch un incontro, non riuscito e scoordinato, tra persone che non riescono ad interagire bene tra loro, in quanto non sono compatibili l’uno/a con l’altro/a». Applicate questa traduzione, volutamente libera e “ariosa”, al seminario sulla professione giornalistica, svoltosi ieri pomeriggio, giovedì 8 ottobre 2026, in una sala del rinomato «International Airport Hotel», di Catania.

Tra le ore 15:30 e le ore 18:30, una “compagine” di sei professionisti dell’informazione, ai quali aggiungere l’intervento, in videocollegamento, della Vicedirettrice del Tg2, hanno realizzato un seminario, davvero ben ferrato e competente in materia di lavoro giornalistico, oggi una delle professioni meno conosciute dal grande pubblico, una professione sulla quale si fantastica, dilettantescamente, di mansioni e competenze immaginate, nel mondo reale mai richieste dai produttori di informazioni serie, ben documentate e rigorose.

Intelligenza artificiale e lavoro giornalistico

«Il mismatch e la professione giornalistica. Prospettive del mercato del lavoro»: non poteva essere scelto titolo più congruo, per comunicare con le nuove generazioni di aspiranti a quel mestiere che l’indimenticabile Indro Montanelli descriveva, come un atto di servizio, da svolgere in modo rigoroso, con un forte senso di etica professionale, nonché pienamente comprensibile agli occhi dei fruitori, lettori o spettatori poco importa.

Oggi, nel mondo due punto-questo, due punto quell’altro, cambiano, nettamente, le competenze richieste a quanti vogliono intraprendere un mestiere che ha consegnato, purtroppo, la mitica macchina da scrivere «Olivetti lettera 22» alle teche dei musei.

Perché la qualità umana resta centrale

Grazie alla sapiente moderazione del giornalista Fernando Adonia, i relatori hanno illustrato, tanto ai neofiti quanto ai provenienti dalla “vecchia guardia”, cosa aspettarsi da una professione che non può permettersi il lusso (o la pigrizia) di stare fuori dal tempo in cui vive ed opera. Citare, nello specifico, gli interventi di tutti, richiederebbe una trattazione a parte.

Da aspiranti al giornalismo di professione, quali noi siamo, teniamo fede alla promessa della rubrica «Autodafé Immaginato», da sempre mantenuta con i nostri lettori: brevità di lettura, messaggio consegnatoci e commento, dicasi chiosa critica, sul medesimo.

Etica, tecnologia e responsabilità civile

Cosa accomuna i qualificati e qualificanti interventi, da noi ieri sentiti a questo seminario? Cari aspiranti giornalisti, non dimenticate, neanche per un secondo, di essere sempre un passo in avanti, rispetto al vostro spietato concorrente, chiamato «Intelligenza Artficiale». Dovrete sconfiggere, in una battaglia tutt’altro che facile o dall’esito scontato, un nemico che erode il terreno dai vostri piedi, azzera i costi, minaccia di mandarvi a casa, da licenziati o, per meglio dire, in qualità di aspiranti professionisti, mai assunti!

La qualità prima di tutto

Cosa fare? Puntate sulla qualità umana del vostro lavoro, fatto di indagini uniche e irripetibili, riconducibili alla mano dell’uomo. Quando intervistate, quando montate un pezzo, quando diffondete il vostro lavoro, insistete sulla qualità di quello che fate. Dimostrate, ogni giorno della vostra vita lavorativa, che fare il giornalista equivale a svolgere una missione civile, che non vi esime dalla conoscenza e dall’utilizzo delle nuove tecnologie, dei canali social, delle nuove tecniche di montaggio, per presentare un servizio credibile.

Non è necessario girarci attorno, sarebbe inutile. Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale sarà il vostro concorrente più spietato. Conoscetela, per aggirarla e per superarla: è possibile, ancora, fare vincere l’umano.

(Immagini poste a corredo del presente articolo, scelte dal prof. Marco Leonardi a beneficio dei lettori. Ecco due foto, scattate in occasione del seminario sulla professione giornalistica, organizzato giovedì 8 ottobre 2026 a Catania da «Edizioni Sindacali», con il patrocinio dell’«Ordine dei Giornalisti di Sicilia». Nella prima foto vedete, da sinistra a destra per chi visualizza lo schermo, il dott. Fernando Adonia, la dott. Ada Fichera, il dott. Francesco Paolo Capone. Nella seconda foto, parimenti dalla sinistra alla destra dello schermo, vedete, il dott. Giovambattista Pepi il dott. Giuseppe Russo e il prof. Rosario Faraci. I primi tre in qualità di organizzatori, provenienti dalle fila dell’editoria e del sindacato, i professionisti della seconda foto provenienti da testate giornalistiche e dal lavoro editoriale, con l’aggiunta del (graditissimo) intervento della giornalista Maria Antonietta Spadorcia, Vicedirettore del TG 2, hanno dato vita ad un seminario dall’alto profilo contenutistico, che ogni aspirante giornalista avrebbe dovuto frequentare, al fine di conoscere, senza autoillusioni, cosa aspettarsi, e cosa rischiare, nell’intraprendere il percorso di giornalista professionista, nel nostro presente iper- tecnologizzato. Continuare a sognare o a romantizzare la professione del giornalista? Nulla osta, a patto di tenere i piedi saldamente ancorati alle necessità del presente!)

Autodafé immaginato, puntata n° 87 di venerdì 9 ottobre 2026