L’Etna, come abbiamo già visto, è uno scrigno di miti e leggende che affiorano le loro origini nell’antichità. Fra questi c’è anche quello di Tifone, gigantesco mostro della mitologia greca, figlio di Gea e Tartaro. Secondo quanto racconta la leggenda Tifone aveva cento teste di serpente, gli occhi sprigionavano fiamme e aveva grandi ali capaci di oscurare il sole e una forza tale da scuotere cielo e terra. Le sue ali oscuravano il sole e la sua voce.
La scrittrice Marinella Fiume, autrice del libro Una bambina di nome Etna, parla delle origini di questa leggenda e del suo legame con il vulcano attivo più alto d’Europa.
«Tifone è un gigantesco mostro le cui origini si fanno risalire alla mitologia greca – spiega la Fiume -. Egli era figlio di Gea e Tartaro, aveva cento teste di serpente, gli occhi sprigionavano fiamme , grandi ali capaci di oscurare il sole e una forza tale da scuotere cielo e terra. Tifone assalì l’Olimpo e gli dèi, terrorizzati, fuggirono, solo Zeus rimase ad affrontarlo. Una tradizione antica i identifica la montagna sotto la quale Zeus avrebbe sepolto Tifone con l’Etna e sotto Il nostro vulcano Tifeo continua a dimenarsi provocando frequenti terremoti. Le leggende travestono poeticamente verità scientifiche almeno a quello stadio della scienza, per questo sono sempre attuali e per questo motivo si raccontano sempre».
L’Etna non è quindi solo un vulcano secondo la leggenda, ma anche ben altro: «Il mito di Tifone spiega perché secondo la tradizione mitologica siciliana, l’Etna non è soltanto un vulcano, ma anche il corpo imprigionato di un essere primordiale e divino che sputa fuoco e fiamme. La sua voce era in grado di imitare quella degli animali e degli dei e il rombo delle grandi ali oscurava tutte le altre voci. Il riferimento è al rombo terribile delle eruzioni vulcaniche».