L’idratazione è uno dei principali alleati nella prevenzione dei calcoli renali. Ma acqua non significa necessariamente “solo acqua”: anche altre bevande possono contribuire al fabbisogno quotidiano di liquidi, con alcune importanti differenze da tenere presenti.
Bere a sufficienza è una delle raccomandazioni più comuni per chi vuole ridurre il rischio di sviluppare calcoli renali. Il motivo è semplice: una maggiore quantità di liquidi permette di produrre più urina e di diluire le sostanze che possono aggregarsi formando i calcoli.
Ma è davvero necessario bere esclusivamente acqua? No. L’acqua resta la scelta principale, ma può essere affiancata da altre bevande, soprattutto quando contribuiscono a mantenere una buona idratazione.
Acqua, la scelta principale
L’acqua dovrebbe rappresentare la base dell’idratazione quotidiana. Può essere naturale o frizzante, ciò che conta soprattutto è assumere una quantità sufficiente di liquidi durante la giornata.
Il fabbisogno, tuttavia, non è identico per tutti. Temperature elevate, attività fisica e sudorazione possono aumentare considerevolmente la necessità di bere. Per le persone che hanno già avuto calcoli renali, l’obiettivo può essere valutato anche sulla base della quantità di urina prodotta nell’arco delle 24 ore.
Via libera anche agli agrumi
Tra le alternative interessanti ci sono le bevande a base di limone e altri agrumi. Il motivo è il citrato, una sostanza presente naturalmente negli agrumi che può contribuire a ostacolare la formazione di alcuni tipi di cristalli responsabili dei calcoli.
Un bicchiere d’acqua con una spruzzata di limone, quindi, può essere una buona alternativa per variare l’idratazione. Meglio, invece, evitare di trasformare una bevanda potenzialmente utile in una fonte di zuccheri aggiunti. Quando possibile, è preferibile scegliere preparazioni poco zuccherate o senza zucchero.
Anche tè e acqua frizzante possono contribuire
Non è necessario rinunciare a tutte le bevande diverse dall’acqua. Tè non zuccherato e acqua frizzante possono contribuire all’apporto complessivo di liquidi.
Il principio fondamentale è quindi distinguere tra l’idratazione in sé e le caratteristiche della bevanda scelta. Una bevanda può contribuire ai liquidi assunti, ma non tutte sono ugualmente interessanti dal punto di vista nutrizionale.
Attenzione alle bevande molto zuccherate
Se l’obiettivo è ridurre il rischio di calcoli, è invece opportuno non fare delle bevande zuccherate una componente abituale dell’idratazione quotidiana. Bibite e altre bevande ricche di zuccheri aggiunti possono aumentare l’apporto calorico e non rappresentano la scelta ideale per bere regolarmente.
Anche le bevande alcoliche non devono essere considerate una strategia per mantenere una buona idratazione.
Non esiste una dieta valida per tutti
Un elemento fondamentale è che non tutti i calcoli renali sono uguali. I più frequenti sono quelli di ossalato di calcio, ma esistono anche calcoli di acido urico, fosfato di calcio e cistina. La prevenzione può quindi richiedere indicazioni differenti a seconda della loro composizione.
Per questo, chi ha già avuto episodi di calcolosi dovrebbe parlarne con il medico e, quando possibile, conoscere la composizione del calcolo. In alcuni casi possono essere utili anche esami delle urine, compresa la raccolta delle urine nelle 24 ore, per individuare eventuali fattori di rischio e valutare la quantità di urina prodotta.
L’obiettivo è mantenere l’urina diluita
In definitiva, la domanda non è tanto «posso bere qualcosa oltre all’acqua?», quanto «sto assumendo abbastanza liquidi per mantenere un’adeguata produzione di urina?»
L’acqua rimane il punto di riferimento, ma non è l’unica possibilità. Acqua con limone, tè non zuccherato e altre bevande appropriate possono contribuire all’idratazione. La quantità necessaria varia invece in funzione della persona, dell’alimentazione, dell’attività fisica e delle condizioni ambientali.
Per chi è soggetto a calcoli ricorrenti, però, la prevenzione non si esaurisce nel bere di più. Tipo di calcolo, alimentazione e caratteristiche individuali devono essere valutati insieme, possibilmente con il supporto del proprio medico.