A quattro anni dalla scomparsa di Brigantony, la Sicilia continua a ricordare uno dei suoi artisti più autentici e popolari. Antonino Caponnetto, questo il suo vero nome, si spense nella notte tra il 22 e il 23 luglio 2022 all’età di 74 anni, lasciando un vuoto profondo nel panorama della musica dialettale e della cultura popolare dell’Isola.
Per molti era il re della comicità in musica, per altri un vero e proprio cantastorie contemporaneo. Brigantony ha raccontato la Sicilia con il linguaggio della strada, con l’ironia pungente e con quel dialetto catanese che è diventato la cifra distintiva di una carriera lunga oltre quarant’anni. Dietro i doppi sensi, le battute e le parodie si nascondeva però un osservatore attento della società, capace di trasformare la quotidianità in racconto musicale.
Nato e cresciuto nel quartiere di Cibali, a Catania, prima della notorietà emigrò in Belgio, dove lavorò come muratore. Fu proprio grazie ai risparmi accumulati che riuscì a incidere i primi dischi, dando vita a un percorso artistico destinato a renderlo un’icona per intere generazioni di siciliani, sia nell’Isola sia tra le comunità emigrate all’estero. Nel corso della sua carriera pubblicò ben 67 album, attraversando generi diversi senza mai perdere la propria identità artistica.
Le sue canzoni, da “A sucalora” a “U cannolu”, passando per le celebri parodie come “Mi stuppai ‘na Fanta”, sono entrate nell’immaginario collettivo. Brani spesso etichettati come semplicemente goliardici, ma che raccontavano usi, costumi, contraddizioni e linguaggi della Sicilia con uno stile inconfondibile, capace di far sorridere senza perdere il contatto con la realtà.
Brigantony è stato anche un personaggio fuori dagli schemi. Nel 2005 si candidò a sindaco di Catania e migliaia di schede riportarono il suo nome d’arte anziché quello anagrafico, rendendo nulle molte preferenze. Un episodio che racconta meglio di tanti altri quanto fosse radicato nell’immaginario popolare dei catanesi e quanto il suo pseudonimo fosse ormai diventato sinonimo della sua persona.
La sua morte, annunciata dalla famiglia attraverso i social, provocò un’ondata di commozione. L’amministrazione comunale di Catania dispose una camera ardente pubblica per permettere ai tantissimi fan di rendergli omaggio, mentre il mondo della cultura, dello spettacolo e della politica ne ricordò il contributo alla valorizzazione dell’identità siciliana.
A distanza di quattro anni, Brigantony continua a vivere nelle piazze, nelle feste patronali, nelle radio locali e nelle playlist di migliaia di siciliani. Le sue canzoni vengono ancora cantate a memoria, spesso da chi non era nemmeno nato quando incise i suoi primi successi. È il segno di un’eredità che va oltre la musica: quella di un artista capace di raccontare un popolo con il suo stesso linguaggio.
In un’epoca in cui la cultura popolare rischia spesso di essere relegata ai ricordi, Brigantony resta una delle figure più rappresentative della Sicilia contemporanea. Non soltanto un cantante, ma un simbolo di identità, appartenenza e memoria collettiva. Perché, come amavano ripetere i suoi fan, Brigantony non era soltanto un artista: era un pezzo di Sicilia.
Ma c’è da ricordare anche un’altra cosa. A quattro anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Brigantony continua a vivere nel cuore dei siciliani, ma non ha ancora trovato un riconoscimento tangibile da parte della sua città. Catania, che lo ha visto nascere e diventare un simbolo della cultura popolare, non gli ha ancora dedicato un monumento, una piazza o una via che ne custodisca la memoria per le future generazioni. Eppure, pochi artisti sono riusciti a rappresentare l’identità catanese e siciliana con la stessa autenticità, trasformando il dialetto, le tradizioni e la quotidianità in un patrimonio condiviso.
Un tributo pubblico non sarebbe soltanto un omaggio a un cantante amatissimo, ma il riconoscimento del valore culturale di un uomo che, con le sue canzoni e il suo linguaggio, ha raccontato un pezzo di storia della Sicilia. Perché Brigantony non appartiene solo ai ricordi di chi lo ha ascoltato: appartiene alla memoria collettiva di un’intera comunità, e forse è arrivato il momento che anche la sua città lo riconosca in modo permanente.