Quarant’anni ci separano da quel 22 giugno del 1986. Presso lo stadio Atzeca di Città del Messico, l’Argentina di Diego Armando Maradona sfidava l’Inghilterra di Peter Shilton, al fine di superare i quarti di finale della Coppa del Mondo di Calcio. Risultato? 2-1 per l’Argentina, turno superato per gli Albiceleste. Cercate, su Wikipedia, il resoconto della partita in lingua inglese. Le reti del Pibe de oro, messe a segno contro l’Inghilterra al 51’ e al 55’, vengono accompagnate da un unico aggettivo: infamous. «L’arbitro non volle ammettere l’errore […] fu uno shock: non perdonerò mai Maradona».
Puoi arrivare a 76 anni suonati, come l’ex portiere Shilton, puoi avere giocato 1383 partire tra il 1966 e il 1997, puoi avere vinto perfino la Coppa del Nonno (mai quella del Mondo), ma non ci possiamo fare nulla comunque. Se ti sono girati i cabbasisi, non c’è forza mitigante del tempo che basti a lenire e a cicatrizzare vecchie ruggini! Lo ripeteremo fino a farci sfanculare da ciascuno di voi. Il calcio non è solo un banale gioco. Il calcio, a maggior ragione se praticato a livello professionistico e con migliaia di tifosi che lo seguono, catalizza e dispiega voglia di riscatto sociale, affermazione di identità negate o schiacciate, voglia di capovolgere i reali e concreti rapporti di forza tra gli esseri umani!

Quando un saggio, redatto in forma di racconto, ti aiuta a comprendere una rivalità pluridecennale, quale quella esistente tra Inghilterra e Argentina, perché non citarlo? Uno scritto ritenuto politicamente scorretto andrebbe taciuto? Non siamo d’accordo! «Portoghesi, spagnoli, francesi, olandesi e inglesi combatterono fra loro per la divisione della nuova terra. La lotta non fu condotta solo con armi militari». Vi rendete conto del valore profetico di queste osservazioni, pubblicate nel 1942?
Alludiamo alla frase introduttiva che apre il capitolo XIV di «Terra e Mare», celebre saggio in forma di racconto, allora vergato nella Berlino della Seconda Guerra Mondiale dal giurista Carl Schmitt (1888-1985). Il destinatario era, all’epoca, la figlia, alla quale il grande studioso voleva consegnare un racconto finalizzato a descrivere lo scontro tra una potenza di terra, la Germania, e una potenza di mare, l’Inghilterra. Oggi, nel Luglio 2026, quelle righe parlano a tutti noi, con un’attualità sconcertante.
Vi rendete conto che quella frase, scritta oltre mezzo secolo addietro, sembra riassumere quanto avviene oggi, in un “semplice” campionato del mondo di calcio? Prendiamo atto del risultato di ieri, che ha registrato l’ennesima vittoria dell’Argentina per 2-1. La storia si ripete, anche nel pallone. Abbiamo, così, un motivo in più per leggerne i retroterra culturali e simbolici.
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Marco Leonardi a beneficio dei lettori. Piccolo, agile, maneggevole: finalmente troviamo spazio anche per un libro, tra le tante carabattole da portare a mare! Carl Schmitt, Terra e Mare. Una riflessione sulla storia del mondo, trad. di G. Gurisatti con un saggio di F. Volpi, Adelphi, Milano 2002, pp. 149, continuamente ristampato, ergo non riveliamo il prezzo di copertina. Per non andare “fuor di metafora”, possiamo solo aggiungere: e sai cosa leggi!)