La ceramica di Caltagirone entra in una nuova fase del suo percorso di tutela e valorizzazione. Dopo il parere favorevole della Regione Siciliana, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato il via libera alla domanda di registrazione dell’Indicazione geografica protetta per la produzione ceramica calatina nell’ambito del nuovo sistema dedicato ai prodotti artigianali e industriali.
Un passaggio che mette Caltagirone tra le prime realtà italiane interessate dalla cosiddetta Igp non-agri, il nuovo strumento europeo pensato per proteggere produzioni artigianali e industriali fortemente legate al territorio. La decisione del Mimit, arrivata a settembre, sarà ora trasmessa all’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, che dovrà completare l’istruttoria prima della registrazione definitiva.
Il riconoscimento è stato al centro dell’incontro «La Ceramica di Caltagirone diventa Igp», organizzato al palazzo municipale, al quale ha partecipato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso insieme all’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo e ai rappresentanti delle istituzioni.
La ceramica calatina tra le prime Igp non-agri
La Ceramica di Caltagirone è la sesta produzione italiana ad aver ottenuto il via libera nell’ambito del nuovo sistema di tutela. Prima della ceramica calatina erano state accolte le domande relative al Vetro di Murano, al Merletto di Burano, al Corallo di Torre del Greco, al Cammeo di Torre del Greco e alla Ceramica di Vietri.
Il nuovo quadro normativo, introdotto dal Regolamento Ue 2023/2411 e disciplinato in Italia dal decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 51, estende anche ai prodotti non agricoli una forma di protezione legata alla loro origine geografica e alle competenze tradizionali che ne determinano caratteristiche e reputazione. Tra i settori interessati rientrano ceramica, vetro artistico, tessuti, pizzi, lavorazioni del cuoio, pietre naturali, gioielleria e altri comparti dell’artigianato.
Per Caltagirone si tratta quindi di un passaggio che va oltre il semplice riconoscimento di una produzione. La ceramica rappresenta infatti una parte dell’identità culturale ed economica della città e costituisce uno dei principali elementi attraverso cui il nome di Caltagirone è conosciuto anche fuori dalla Sicilia.
Urso: la ceramica come leva per il turismo
Durante l’appuntamento istituzionale, il ministro Adolfo Urso ha posto l’accento anche sulla capacità della ceramica di diventare uno strumento di promozione territoriale.
La valorizzazione del prodotto artigianale può infatti intrecciarsi con quella della città e del suo patrimonio, trasformando la produzione ceramica in un elemento capace di attirare visitatori, raccontare il territorio e rafforzare l’immagine del Made in Italy. È la prospettiva che lega tutela della produzione, promozione commerciale e sviluppo turistico.
In questo senso, il riconoscimento geografico può contribuire a rendere ancora più evidente il rapporto tra il manufatto e il luogo nel quale nasce: non soltanto un oggetto decorativo o artistico, ma il risultato di una tradizione, di competenze tramandate e di una storia produttiva legata a Caltagirone.
Un riconoscimento che guarda anche ai maestri artigiani
Il percorso verso l’Igp è stato costruito anche attraverso il confronto con il mondo della produzione locale. Il sindaco Fabio Roccuzzo ha sottolineato il ruolo dei maestri artigiani e il valore della collaborazione che ha accompagnato l’iter.
Per l’amministrazione comunale, la futura indicazione geografica rappresenta infatti un’opportunità su più livelli: dalla tutela della produzione alla promozione culturale, passando per la valorizzazione turistica e commerciale della ceramica calatina.
La prospettiva è quindi quella di rafforzare il legame tra il prodotto e il territorio, proteggendo al tempo stesso un patrimonio di conoscenze che trova nella manualità degli artigiani uno dei suoi elementi distintivi.
Dalla tradizione locale alla tutela europea
La storia della ceramica di Caltagirone affonda le proprie radici in una tradizione secolare che ha accompagnato lo sviluppo della città e ne ha segnato l’immagine nel tempo.
L’Igp non-agri nasce proprio con l’obiettivo di offrire una tutela specifica a produzioni di questo tipo, nelle quali la reputazione e le caratteristiche del prodotto sono strettamente collegate al territorio di origine. Il nuovo sistema europeo permette così di estendere la protezione delle indicazioni geografiche anche a settori che fino a oggi non rientravano nella disciplina europea delle produzioni agroalimentari.
Per la ceramica calatina il percorso assume quindi un significato particolare: portare una tradizione profondamente radicata nella storia locale dentro un sistema europeo di tutela e valorizzazione.
Ora il passaggio all’Europa
Il via libera del Mimit rappresenta un passaggio importante, ma non coincide ancora con la registrazione europea definitiva.
La decisione favorevole nazionale sarà trasmessa dall’Ufficio italiano brevetti e marchi all’EUIPO, che proseguirà l’esame della domanda. Soltanto al termine di questo percorso la denominazione potrà ottenere la registrazione definitiva a livello europeo.
Caltagirone guarda dunque al prossimo passaggio con l’obiettivo di trasformare la tutela della propria ceramica in una nuova occasione di promozione. La sfida sarà quella di far dialogare produzione, artigianato, cultura e turismo, facendo del nome della città non soltanto un marchio legato a una tradizione, ma anche una porta d’ingresso alla conoscenza del territorio.
La ceramica, in questo senso, può diventare uno dei fili attraverso cui raccontare Caltagirone: dalle botteghe ai monumenti, dalle decorazioni che caratterizzano il centro storico fino alle competenze degli artigiani che continuano ancora oggi a lavorare la materia.