Le giornate si accorciano, il cielo diventa più spesso coperto e quella luce intensa a cui ci aveva abituati l’estate lascia gradualmente spazio alle tonalità dell’autunno.
Ed è proprio in questo periodo che qualcuno inizia a notare qualcosa di strano: con poca luce i dettagli sembrano meno definiti, leggere alcune scritte da lontano diventa più difficile e al crepuscolo si ha la sensazione di vedere peggio.
È soltanto colpa delle giornate più buie oppure il cambiamento della luce può mettere in evidenza un problema visivo che durante l’estate avevamo notato meno?
Ne parliamo con l’oculista e chirurgo Giovanni Moschitta.
«La quantità e la qualità della luce influenzano inevitabilmente il modo in cui vediamo. Quando l’illuminazione diminuisce, il sistema visivo deve lavorare in condizioni differenti e alcune difficoltà possono diventare più evidenti».
Perché con poca luce vediamo diversamente?
Vedere non significa semplicemente mettere a fuoco un’immagine. Per riconoscere ciò che abbiamo davanti dobbiamo riuscire anche a distinguere contorni, differenze di luminosità e contrasti. Quando la luce diminuisce, tutto questo diventa più impegnativo.
«Di giorno possiamo non accorgerci di una piccola difficoltà visiva perché abbiamo condizioni di illuminazione molto favorevoli. Al crepuscolo o in un ambiente poco illuminato, invece, la stessa persona può percepire una riduzione della qualità della visione», spiega Moschitta.
Non è quindi necessariamente l’autunno ad averci fatto vedere peggio. Potrebbero essere semplicemente cambiate le condizioni nelle quali utilizziamo la nostra vista.
Non conta soltanto quanti decimi vediamo
Quando pensiamo alla qualità della vista, la prima cosa che ci viene in mente è il classico tabellone dell’oculista. Riusciamo a leggere le lettere più piccole? Allora vediamo bene.
In realtà c’è dell’altro.
«L’acuità visiva è fondamentale, ma non descrive da sola tutta la qualità della visione. Anche la capacità di distinguere un oggetto quando il contrasto rispetto allo sfondo è ridotto ha un ruolo importante nella vita quotidiana».
Un esempio molto semplice è proprio una giornata autunnale: riconoscere un oggetto ben illuminato sotto il sole non equivale a distinguerlo al crepuscolo, sotto la pioggia o in presenza di una luce diffusa.
Un difetto visivo può diventare più evidente?
Sì. Miopia e astigmatismo non corretti adeguatamente possono farsi notare maggiormente in condizioni di scarsa illuminazione.
«Può capitare che una persona consideri ancora adeguati i propri occhiali perché durante il giorno non avverte particolari difficoltà. Poi arriva la sera e si rende conto che i contorni sono meno nitidi o che deve sforzarsi maggiormente per distinguere ciò che vede da lontano».
In questi casi può essere semplicemente arrivato il momento di verificare se la correzione utilizzata sia ancora appropriata.
Anche l’occhio secco può influenzare la qualità della vista
Con l’arrivo dei primi freddi cambiano anche gli ambienti in cui trascorriamo le nostre giornate. Finestre chiuse, riscaldamento, aria più secca e molte ore davanti agli schermi possono contribuire al discomfort oculare in alcune persone.
E l’occhio secco non provoca necessariamente soltanto bruciore o sensazione di sabbia.
«Il film lacrimale rappresenta la prima superficie ottica dell’occhio. Quando è instabile, il paziente può riferire anche una visione fluttuante, che talvolta migliora temporaneamente dopo aver battuto le palpebre», spiega Moschitta.
Se la vista sembra alternativamente nitida e appannata, quindi, non è detto che sia cambiata la gradazione degli occhiali.
Quando la difficoltà aumenta con l’età
C’è poi un’altra situazione nella quale le condizioni di scarsa illuminazione possono diventare particolarmente significative. La cataratta.
La progressiva perdita di trasparenza del cristallino può ridurre la qualità della visione e aumentare la difficoltà in alcune condizioni, soprattutto quando la luce è poca o sono presenti fonti luminose intense.
«Una persona può accorgersi inizialmente che guidare la sera è diventato più faticoso, che ha bisogno di maggiore illuminazione per alcune attività o che la visione non ha più la stessa brillantezza di prima. Non significa automaticamente avere una cataratta, ma sono cambiamenti che meritano una valutazione».
Basta accendere una luce più forte?
A volte sì. Con il passare degli anni avere una buona illuminazione durante la lettura o le attività di precisione diventa ancora più importante. Ma aumentare continuamente la luminosità per compensare una difficoltà crescente non dovrebbe diventare un modo per rimandare un controllo.
«Se abbiamo semplicemente bisogno di una lampada migliore non c’è nulla di preoccupante. Diverso è rendersi conto che, rispetto al passato, facciamo sempre più fatica nelle stesse condizioni di luce».
È proprio il confronto con le proprie abitudini precedenti a fornire spesso l’informazione più interessante.
Ottobre cambia la luce. E qualche volta ci fa scoprire qualcosa sulla nostra vista
Non bisogna preoccuparsi perché una giornata grigia ci sembra visivamente diversa da una giornata estiva. È normale. Quello a cui possiamo prestare attenzione è quanto sia cambiata la nostra capacità di vedere rispetto al passato.
«Se la difficoltà è nuova, persistente o interessa un solo occhio, oppure se ci accorgiamo che sta modificando le nostre abitudini quotidiane, una visita oculistica permette di comprenderne la causa», conclude Moschitta.
L’autunno non peggiora improvvisamente i nostri occhi. Ma togliendo qualche ora di sole alle nostre giornate può fare qualcosa di interessante: mettere la vista in condizioni diverse e farci accorgere di ciò che, in piena luce, riuscivamo ancora a non notare.