Erice, un museo all’aria aperta

di Giuliano Spina

Una perla della Sicilia, uno dei luoghi che in ogni estate rappresentano dei veri e propri pilastri per il turismo. Stiamo
parlando di Erice, grande borgo del Trapanese, arroccato sul monte San Giuliano, sviluppatosi durante il Medioevo, ma con un storia alle sue spalle che affonda le sue radici al periodo dei Fenici.

Durante la stagione estiva rappresenta una delle mete più ambite dai turisti. La guida turistica Regina Hundemer spiega come l’afflusso sia
davvero notevole, con provenienze da diverse parti del mondo: «Noi notiamo che ci sono tanti ospiti anche stranieri anche se un po’ meno
nel periodo invernale. Nell’estate, anche se nelle zone archeologiche fa molto caldo, trovandosi a 752 metri sopra il livello del mare ci
sono tanti visitatori».

Il luogo si presta meno per chi vuole fare un soggiorno, in quanto «ci sono pochi alberghi, la gente raggiunge Erice di mattina, resta un po’ di ore e poi la sera se ne va. E’ una meta che si raggiunge anche per chi vuole fare il giro della Sicilia. Io chiamo Erice come un Libro di Storia in pietra, perché quello che la rende affascinante è il modo in cui sulla montagna e le civiltà che vi si sono stabilite hanno potuto notare come si controlla il passaggio dal Mar Tirreno al Mar Mediterraneo. Tutto questo affascina, ma si è conservato molto bene nel suo aspetto medievale, anche se vi sono pietre che risalgono all’antichità ed edifici che invece sono stati costruiti nell’Ottocento. Il paese è rimasto intatto come all’inizio XX secolo. Con la fine del sistema feudale i nobili persero i terreni all’interno della montagna e la gente ha preferito trasferirsi ai piedi della montagna e vicino alla Trapani moderna c’è Erice Casa Santa, dove abitano 20mila abitanti e dove parte la funivia. Sopra in montagna rimangono in tutto l’anno circa 200 persone. La città è un museo all’aria aperta, anche perché le strade sono ben lastricate».

Anche l’ambito culinario e quello naturalistico fanno la sua parte: «Si parla sempre dei dolcini alla mandorla e della pasticceria di
Maria Grammatico. C’è anche una piccola pineta, ci sono i fiori selvatici e la neve assieme ai percorsi con le orchidee attorno alla
città durante i mesi invernali».

jacktoto

jacktoto

jacktoto