I fatti sono andati così. Siamo negli U.S.A., paese dove, al momento, non impazza solo la febbre da Campionato Mondiale del Mondo di Calcio, bensì il WNBA, acronimo che designa il campionato agonistico femminile di Basket per atlete professioniste, il «Women’s National Basketball Association». Durante la partita di pallacanestro (adoperiamo la nostra meravigliosa lingua nazionale, ogni tanto!), giocata a Toronto mercoledì 1luglio del 2026, l’agonismo cede subito il passo alle prevaricazioni e all’uso della prepotenza, mascherata ed edulcorata dalla maglia “ufficiale” della squadra, indossata dalla “tamarra” di turno!
Si gioca la partita tra le cestiste della «Indiana Fever», tra le cui fila gioca la ventenne Sophie Cunningham e le avversarie della squadra concorrente, le “combattenti” della «Phoenix Mercury». Con piglio degno delle Amazzoni, due donne vengono allo scontro: Caitlin Clark della «Indiana» e DeWanna Bonner delle «Phoenix». Oggetto della contesa? La Bonner ha scambiato la sua stazza fisica come il lasciapassare per stangare, leggi surclassare oltre il regolamento, l’avversaria.

Operazione riuscita? Col piffero! Interviene subito Sophie Cunningham ed escogita una “trovata mediatica” degna della migliore comunicatrice. Fossimo in altri contesti, penseresti ad un fine machiavellismo, degno della migliore (e intelligentissima) Angela Merkel. La Cunningham stende il braccio e punta il dito indice, in silenzio, per 22 secondi, all’indirizzo dell’avversaria, a malapena trattenuta dal gruppo tecnico della sua squadra: la volete smettere di sfregare le caldarroste, sproloquiando con nomi quali «staff», «team» e americanismi del genere?
Siete o non siete i figli e gli eredi di quella che Dante aveva già glorificato come «La lingua del Sì»? Del risultato finale, che ha registrato un 86-77 a vantaggio della squadra di Sophie, non ci interessa un tubo. Quello che ci preme sottolineare, qualora qualcuno fosse così tonto da non aver capito, è l’intelligenza comunicativa dell’atleta statunitense, proveniente dall’Università del Missuori.
Sarà il suo cognome, in grado di riportarci alla dolcezza della serie televisiva di «Happy Days», sarà avere rivisto qualche tratto (se lo chiamate frame diventiamo paonazzi in viso!) del suo ben studiato programma per internauti e tele-ammiratori, sarà il suo uso spregiudicato degli strumenti mediatici. Sophie Cunningham, ci sei piaciuta, ci sei piaciuta per davvero!». Prima di conoscerti apprezzavamo unicamente il bel romanzo intitolato «Il mondo di Sofia», a firma di Jostein Gaarder. Oggi, ci garba davvero averti conosciuta, aver ammirato il tuo sorriso e la tua personalità. Meditate gente, meditate: gli smargiassi che credono di saperla lunga si ritroveranno, molto presto, con un dito puntato al loro squallido indirizzo!
Autodafé immaginato, puntata n° 30 di venerdì 3 luglio 2026
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal professore Leonardi a beneficio dei lettori. Ecco a voi la foto del momento, abbiamo perso perfino il conto di quanti milioni di fruitori ne hanno preso visione: la cestista statunitense Sophie Cunningham, stella americana della pallacanestro)