L’osteopata Davide Bavetta spiega perché il reflusso non è solo un problema di acidità
Il reflusso gastroesofageo è uno dei disturbi più comuni e, allo stesso tempo, più normalizzati. Bruciore, acidità e senso di peso allo stomaco vengono spesso considerati una conseguenza inevitabile dello stress o di uno stile di vita frenetico. Si cerca un rimedio rapido, qualcosa che spenga il sintomo, senza interrogarsi davvero su ciò che il corpo sta cercando di comunicare.
Eppure non tutti sanno che il reflusso può essere osservato anche da un’altra prospettiva. Davide Bavetta, osteopata, invita a considerarlo non solo come un problema legato allo stomaco, ma come il risultato di un equilibrio più ampio che coinvolge postura, respirazione e sistema nervoso.
Il reflusso come segnale, non solo come disturbo
Secondo l’approccio osteopatico di Davide Bavetta, il reflusso non nasce mai da una singola causa isolata. Il corpo funziona come un sistema integrato, in cui ogni struttura influenza le altre. Quando questo equilibrio si altera, il sintomo diventa un modo per attirare l’attenzione.
Lo stomaco, infatti, è strettamente collegato al diaframma, alla colonna vertebrale e al sistema nervoso autonomo. Se una di queste componenti perde mobilità o accumula tensione, anche la funzione digestiva può risentirne.
Il ruolo centrale del diaframma
Uno degli aspetti su cui l’osteopata pone maggiore attenzione è il diaframma. Questo muscolo non è solo il principale motore della respirazione, ma svolge un ruolo fondamentale anche nella gestione del reflusso. Quando il diaframma è rigido o poco elastico, può interferire con il corretto funzionamento dello sfintere esofageo, favorendo la risalita dei succhi gastrici.
Stress prolungato, respirazione superficiale e posture mantenute a lungo contribuiscono a creare una tensione costante in questa zona, rendendo il reflusso un disturbo persistente piuttosto che occasionale.
Stress, postura e sintomi che tornano
Molte persone notano che il reflusso peggiora nei periodi di maggiore carico emotivo o mentale. Questo accade perché il sistema nervoso, quando resta a lungo in uno stato di allerta, modifica il modo in cui il corpo gestisce la digestione.
Davide Bavetta sottolinea spesso come anche la postura giochi un ruolo determinante. Tensioni nella zona cervicale, dorsale o lombare possono aumentare la pressione sull’addome e alterare la dinamica interna, creando le condizioni ideali perché il reflusso si manifesti o si mantenga nel tempo.
Cosa fa l’osteopata in caso di reflusso
L’osteopatia non interviene per “spegnere” il bruciore, ma per comprendere e accompagnare le cause che permettono al reflusso di presentarsi. Attraverso un lavoro mirato sulle strutture coinvolte – diaframma, colonna vertebrale, area viscerale – l’osteopata aiuta il corpo a ritrovare mobilità e capacità di adattamento.
Come spiega Davide Bavetta, l’obiettivo non è correggere un singolo sintomo, ma creare le condizioni affinché l’organismo possa tornare a funzionare in modo più armonico.
Ascoltare il corpo, sempre
Il reflusso parla di pressione, di ritmo, di adattamento. Non è solo acidità, ma una richiesta di attenzione. Ascoltarlo significa smettere di considerarlo un nemico da combattere e iniziare a leggerlo come un messaggio.
E, come suggerisce l’esperienza di Davide Bavetta, a volte la risposta passa anche da un approccio osteopatico, capace di rimettere in dialogo il corpo con se stesso.