Ricordate la formazione dell’Italia, scesa in campo al «Santiago Bernabéu» di Madrid contro la formazione della Germania Ovest, per giocare la finale del Campionato del Mondo di Calcio? I loro nomi riecheggeranno nella memoria dell’Italia calcistica per l’eternità. Essi erano Dino Zoff, Francesco Graziani, Giuseppe Bergomi, Gaetano Scirea, Fulvio Collovati, Claudio Gentile, Bruno Conti, Gabriele Oriali, Antonio Cabrini, Marco Tardelli. Credete che dimenticheremmo Ivano Bordon, Giuseppe Dossena, Giampiero Marini e Franco Causio? Mangiamo pesce a sufficienza, non temete!
Gli azzurri, allenati da Enzo Bearzot, vincevano la partita conclusiva per 3-1, con goal di Rossi, Tardelli e Altobelli. Dalle radioline ai televisori bombati, tutto il Paese si era fermato per seguire i loro beniamini, giunti alla finale in Spagna, dopo un percorso tanto difficilissimo quanto trionfale. L’immagine di un sorridente Dino Zoff, il nostro portierone-capitano che sollevava la Coppa del Mondo, accanto a Re Juan Carlos di Borbone, ti fa venire i brividi, trasportandoti in un passato che non esiste più.
«È finito, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!»: la voce rombante dell’inviato RAI, il commentatore Claudio Martellini, risuona ancora nelle orecchie di tutti. Di tutti? Non prendiamoci in giro! Chiedi a un ventenne del presente anno 2026, se ricorda una sola immagine di quella pagina di epica nazionale. Occhio a non sentire risposte del tipo: io mica fumo la pipa come faceva Sandro Pertini! State pure tranquilli: nessuno pratica simili forme sofisticate di humor britannico. La memoria tra i giovanissimi del 1982 non esiste. Diciamolo, sic et simpliciter, evitiamo i ghirigori: quanto avvenuto in Spagna non rientra nel loro vissuto, non fa parte della loro biografia, non suscita emozioni forti. Dobbiamo forse fargliene una colpa? Siamo cultori della memoria, non siamo dei vecchi barbagianni.

Non vogliamo puntare il dito contro nessuno! La tentazione, molto forte, sarebbe quella di puntare il dito medio contro i fautori dello sconquasso odierno, ma preferiamo evitare. Ad essere Signori, e non ci riferiamo al fu bomber della Lazio, ci si guadagna sempre! Desideriamo unicamente fare un accorato appello a quanti ci leggono: non cancellate la memoria, non dimenticate, non lasciatevi irretire dal risucchio irrefrenabile del presente. Per una volta, lasciamo in Pace Seneca e Sant’Agostino. Prendiamo posto ad un tavolo, sorseggiamo una bevanda o gustiamo una bella granita, e narriamo come noi, vuoi più grandi, vuoi più anziani fate voi, abbiamo vissuto l’epoca nella quale il calcio italiano aveva un’importanza mondiale. Bando alle ciance, tutti sappiamo che il calcio non è mai stato solo un gioco, ma dietro ogni partita si dispiega un potenziale di aspettative, riscatti sociali, desideri di cambiare lo stato presente delle cose!
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Avete tutti presente la prima causa della scomparsa di una memoria viva? Quando un evento diventa, irreparabilmente, solo un evento da consegnare alla storia? La risposta la conoscete già. Qualsivoglia manifestazione dell’agire umano diventa, esclusivamente, un atto da relegare sui libri di storia, quando SCOMPARE LA MEMORIA VIVA DI QUELL’EVENTO DAL NOSTRO VISSUTO, DALLE AZIONI CHE ABBIAMO CREATO, ATTUATO, ESTERNATO NELLA NOSTRA VITA!!! Quale tristezza per gli adolescenti italiani del 2026! Non sono mai andati a festeggiare, nella loro breve vita, una sola vittoria della Nazionale Azzurra ai Campionati del Mondo di Calcio! Stimati cugini, rispettati zii, onnipresenti padri e nonni: cosa state aspettando? Mostrate ai ragazzi come eravamo felici, ogniqualvolta l’Italia vinceva una competizione mondiale! Fate loro vedere questa foto, datata Milano, 11 luglio 1982! NON PERMETTETE CHE LA NOSTALGIA TRICOLORE, PER LA GRANDEZZA DEL PASSATO CALCISTISCO DELL’ITALIA, SCOMPAIA DALLA VOSTRA COSCIENZA!!!)