Toxoplasmosi tra gatti ed essere umani: quando bisogna prestare particolare attenzione?

di Giuliano Spina

Cos’è la toxoplasmosi e come si trasmette

Tra le malattie alle quali i nostri amici a quattro zampe, in questo caso nello specifico i gatti, sono più esposti c’è anche la Toxoplasmosi. Si tratta nello specifico di una patologia causata dal Toxoplasma gondii, un protozoo intercellulare che vive in ospiti che sono a sangue caldo.

Il parassita si riproduce a livello intestinale e il gatto si può infettare sia ingerendo prede crude, ovvero ospiti intermedi che hanno contratto lo stesso parassita, o le oocisti, le uova dello stesso parassita che sono presenti nell’ambiente. Il veterinario appassionato di divulgazione Mirko Ivaldi spiega in modo esatto quali sono modalità di trasmissione di questa malattia tra il gatto e l’essere umano.

«Si tratta di una malattia parassitaria – sottolineato Ivaldi – zoonotica, che colpisce il gatto come ospite definitivo, ma che può colpire qualsiasi vertebrato come ospite intermedio, compresi noi umani. Bisogna capire il ciclo biologico: il parassita adulto forma delle cisti e della uova all’interno dell’intestino del gatto, che poi vengono espulse dal gatto per via fecale. Si attacca all’ospite intermedio venendo a ingerire le cisti in questione. Questo ciclo oro fecale sblocca tutta l’infettività di questa malattia. Il gatto quando preda un vertebrato che abbia il Toxoplasma come cisti interna si reinfesta». 

Toxoplasmosi: quali rischi per l’essere umano

Il rischio per la specie umana è comunque molto basso, perché «essendo un protozoo, quindi monocellulare, un corpo umano sano riesce a bloccarlo con il suo sistema immunitario. Diventa però problematico per quelle persone che hanno un sistema immunitario compromesso perché si creano delle cisti all’interno del corpo in qualsiasi area indebolendolo ulteriormente fino a portare a grossi rischi di morte per indebolimento generale. Nel gatto è endemica e di solito il gatto sano ha qualche problema di Toxoplasma, ma sta bene in sé».

Gravidanza e toxoplasmosi: quando bisogna fare attenzione

Il problema per gli umani si pone nello specifico per le donne incinte: «Questo parassita passa la barriera placentare e va a colpire il feto, che non essendo ancora immunocompetente può contrarre la malattia. C’è un po’ di spavento e spesso diversi ginecologi consigliano alle donne incinte di liberarsi dal gatto di casa. Questo è sbagliato perché se la persona è già positiva al Toxoplasma ci pensa il sistema immunitario. I problemi aumentano se si tratta di una persona negativa, ma questo significa che la donna incinta negativa dovrà avere degli accorgimenti molto più attenti d’igiene nell’interazione con il gatto per i mesi della gravidanza, che assicurano al feto di venire al mondo in modo sano. Quando si tratta di muovere il letami bisogna mettere i guanti e osservare tutti i comportamenti giusti per la propria igiene. Bisogna fare anche in modo di non fare entrare il gatto in cucina».

Anche le persone immunodepresse sono da tenere d’occhio: «Una persona neotrapiantata e che viene da un periodo di convalescenza deve tenere un comportamento molto attento in termini di sicurezza almeno per il periodo più brutto. La prevalenza della malattia nella popolazione felina è endemica, ma il rischio sanitario è molto basso. Facendo normale prevenzione il rischio di contrarre è ai minimi termini. La malattia è curabile, va diagnosticata presto e con antibiotici e antiparassitari il problema si risolve».