Granuloma eosinofilico nei gatti, patologia ancora poco nota: qual è la diagnosi?

di Giuliano Spina

Cos’è il granuloma eosinofilico nei gatti

Tra le patologie che colpiscono i nostro amici a quattro zampe, in questo caso specifico i gatti, c’è anche il granuloma eosinofilico. Si tratta nello specifico di una patologia infiammatoria che ha sede nella pelle e nel cavo orale, solitamente correlata ad allergie e che causa anche lesioni cutanee, placche con prurito e ulcere.

Sintomi e manifestazioni della patologia

Il veterinario appassionato di divulgazione Mirko Ivaldi spiega come questa patologia sia ancora poco trattata a livello medico e come si manifesta nello specifico.

«Ha una sintomatologia che non è del tutto chiara – afferma Ivaldi – in termini eziologici e soprattutto i sintomi stessi sono strani, particolari e sui quali non è facile intervenire. Di solito il granuloma eosinofilico nasce come lesione a livello cutaneo o del cavo orale e sono spesso e volentieri ulcere arrossate di difficilissima guarigione. Sembra, anche se non ci sono ricerche precise, che la causa scatenante sia qualcosa di allergico. L’animale ha delle allergie e delle intolleranze di per sé o dei problemi di carattere autoimmune ed è facile che lo sviluppi. Allo stesso tempo che ci siano linee genetiche di sangue dove questa malattia comunque si presenta anche se l’animale non ha alcun problema».

Come si effettua la diagnosi

Di solito sono ulcere «o erosioni a livello di cavo orale, a volte su cosce, addome o nella parte dell’ascella del gatto. Lesioni circolari di tipo ulcerativo cutaneo sono sospette per essere granuloma eosinofilico. La diagnosi si fa o mediante o il raschiato citologico o tramite biopsia della lesione stessa. La diagnosi in sé e per sé non è difficile, ma il problema sono le recidive, quindi se l’animale va tenuto sotto controllo a livello di dieta per un discorso di intolleranze e di allergie e deve fare una terapia fortemente improntata al controllo del sistema immunitario. Nella fattispecie purtroppo deve andare avanti con corticosteroidi con tutti i rischi annessi e connessi del trattamento prolungato».

Terapie e gestione della malattia

Proprio il trattamento è sintomatico e chirurgico: «Si opera l’ulcera e se è piccolina si può provare trattamento locale con disinfezione. Se ci sono infezioni ulteriori sulla lesione si va anche con l’antibiotico. La cura si porta avanti con un’alimentazione di buon digeribilità e nei casi più gravi con trattamento di cortisone. Più avanti darà tutti i suoi effetti collaterali per un trattamento prolungato, il che porta l’animale a frequentare ambulatori e cliniche per controllare l’equilibrio della terapia stessa. Le ricerche le stanno facendo e già sono arrivati i piccoli frutti. Attualmente pare che sia più frequente in animali che hanno allergie e intolleranze pregresse ed è più frequente in animali che hanno già allergie e intolleranze pregresse e in determinate linee genetiche».

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