La recente scomparsa di Tinto Brass lascia irrisolta la più ovvia delle questioni, sempre e comunque inevasa nel cinema erotico d’autore. Fino a quando ci si può spingere “più in là”? Quando finisce la spinta libertaria e provocatoria ed inizia la semplice pornografia? Requiem per un regista che non ha mai smesso di stupire. Rimpiangeremo chi non ha mai ammesso come l’azione del provocare comporti anche la conseguenza di sbagliare?

di Marco Leonardi

La polveriera del Novecento, si sa, è stata tutt’altro che contenuta nel deposito della politica. Le continue esplosioni da “polvere da sparo” hanno contagiato tutti gli ambiti della vita di quanti hanno vissuto, hanno sentito dire, hanno lambito il «Secolo Breve». Per lo meno a partire dalla contestazione studentesca del 1968, la dicitura di «Rivoluzione sessuale» riverbera i suoi effetti sul nostro presente.

Cosa significa, esattamente, alludere a una «Rivoluzione sessuale», tanto strombazzata come abbattimento di tabù, superamento di codici morali vetusti e affermazione del desiderio sulle convenzioni sociali, imposte all’essere umano da una società dipinta come opprimente e classista?

Da Erich Fromm a Rocco Siffredi, le risposte, e soprattutto le soluzioni all’archiviazione di quanto era bollato come una sessualità invivibile, passano per i film di un uomo dalla faccia rubiconda, fotografato con un sigaro di grosse dimensioni perennemente in bocca, camicie dai colori scuri e occhiali dal colore sgargiante, sguardo di sfida alla camera da presa. Ci riferiamo al regista meneghino Giovanni Brass, urbi et orbi noto come Tinto Brass, maestro del cinema erotico italiano, recentemente scomparso all’età di 93 anni (1933‒2026).

Difficile non pensare alle infinite eccitazioni regalate dai suoi film a noi maschi, e sottolineo M A S C H I divenuti dapprima adolescenti e poi adulti nell’Italia degli Anni Ottanta e Novanta. Da una Claudia Koll pre-conversione ad una Debora Caprioglio pre-combattente a detrimento della “prova costume”, dalle sinuosità infinite di Katarina Vasilissa alla lingerie “vedo-intravedo-avvampo” di Stefania Sandrelli, passando per le maggiorate Francesca Dellera e Serena “Miranda” Dellera.

Guardavi correre in bicicletta quella “Monella” di Anna Ammirati e ti chiedevi perché preferissi ancora la Vespa alla trazione naturale a due ruote: la scoperta della sessualità e la crescita del desiderio erotico per la donna sono passate, per tutti noi, anche dalla visione dei suoi film. Parliamo quindi di un maestro, beninteso relazionandolo al cinema erotico? Perché no? Ha lasciato un timbro tutto suo, destinato ad entrare nella storia della cinematografia.

Parliamo di un esempio da seguire? Ni, in quanto la liberazione della fantasia erotica non ha coinciso, nelle sue produzioni, con un invito alla fruizione sapiente e responsabile dell’erotismo. Di certo, Brass non ha mai voluto conciliare il gusto per la sessualità con la vita della medesima all’insegna della famiglia, oppure, giusto per non eccedere, nella costruzione di una vita relazionale sana, monogamica e, perché no?

Con i suoi film, se lo avesse voluto, Brass avrebbe potuto aggiungere quel sale, chiamato passione amorosa ed erotica, alla vita di coppia! Ha preferito, il “nostro” Tinto, planare sul sicuro, avvalorando lo stereotipo della vita di coppia come tomba del desiderio. Abbiamo perso un genio della pellicola?

Se alludiamo ad un’originale interpretazione dell’erotismo, la dicitura di genio potrebbe anche starci. Qualora volessimo conciliare eros, monogamia e responsabilità verso il nostro o la nostra partner, nicchieremmo. Caro (e porcaro) Tinto, ci mancherai, questo è certo. Tuttavia, l’ammirazione per uno stile e per dei contenuti, autenticamente anticonformisti rispetto ai desiderata del pubblico, saranno da cercare altrove. L’uomo che guarda ha il dovere di guardare altrove, se capisce quali conseguenze potrebbero derivare dalle sue (irresponsabili) trasgressioni. 

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. A noi cosa interesserebbe ricordare di Tinto Brass (Milano, 26 marzo 1933 ‒ Roma, 4 novembre 2026)? La risposta potrebbe essere tutt’altro che univoca. Di certo, il regista milanese ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema erotico all’italiana. C’è dell’altro, in tema di eredità contenutistica e spirituale? Rivediamoci dapprima i suoi film più significativi, solo a seguire riformuleremo un giudizio sulla sua arte e, soprattutto, sui messaggi legati alla diffusione della sua arte. Essere provocatori, si sa, non equivale ad essere esemplari.)

Autodafé Immaginato, puntata n° 103 di venerdì 6 novembre 2026

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