Il 17 agosto 1126: il ritorno delle reliquie di Sant’Agata
Il 17 agosto del 2026 non è un giorno qualsiasi, se raffrontato alla storia, alla ritualità, alla più sentita identità della città di Catania. La storia ci tramanda, con una linearità cristallina, eventi nei quali la vita di tutti i giorni, in quel della città etnea, ha conosciuto un evento straordinario, poi entrato per sempre nella memoria plurisecolare di comunità e istituzioni. Nel 1126 due soldati della corte imperiale, il provenzale Gilberto e il pugliese Goselmo, a cui era apparsa la santa, lo riportarono a Catania con una nave che approdò la notte del 7 agosto in un approdo portuale, ricavato da entrature rocciose, denominato «Ognina».
Novecento anni dopo, Catania ritrova la propria memoria
Ricerche successive hanno ipotizzato potrebbe trattarsi della zona costiera di Aci Castello. Tutti i Catanesi, improvvisamente svegliati dal suono delle campane, non ebbero neanche il tempo di cambiarsi. Tutti rimasero nel loro “abbigliamento” da notte, di norma consistente in un telo di colore bianco e un berrettino nero, per proteggersi dalle temperature notturne.
Il 17 agosto del 1126, tutti i cittadini “scortarono” le reliquie della loro Patrona fino in Cattedrale, dove oggi riposano e, all’occorrenza, vengono esposte alla venerazione dei fedeli. 17 agosto del 2026, le prime ore del mattino lasciano già presagire l’ennesima, splendida, consonanza tra Sant’Agata e quella cittadinanza che ha mantenuto fede, tradizioni e riti come un sacro dovere intergenerazionale, destinato a rompere qualsivoglia muro del tempo e a superare i passaggi generazionali.
Il bacio del Sindaco alla reliquia di Sant’Agata
In occasione della ricollocazione del cranio di Sant’Agata all’interno del busto-reliquiario, il Sindaco della Città Metropolitana di Catania, l’Avvocato Enrico Trantino, bacia, all’altezza dell’arcata dentaria, le spoglie della Protettrice di Catania e dei Catanesi. Giusto il tempo di offrire il suo bacio simbolico alle spoglie ossee della Santa Patrona e i socialmedia vengono inondati di commenti. Lo sdegno per quanto scritto dagli ormai famigerati “leoni da tastiera” richiede una risposta, denominata contegno. «Mi porge la reliquia perché la baciassi […] ti senti schiacciato dal peso del ruolo».

Quando un gesto diventa simbolo
Il contegno, appena invocato, richiede di non riportare neanche una sillaba di quanti hanno, vergognosamente, attaccato e ferocemente criticato il Primo Cittadino per la sua azione. Che pena, la totale ignoranza, subito trasformatasi in disprezzo, per una dimensione simbolica. Che pena, non arrivare neanche a percepire la rilevanza simbolica, alla quale deve sottostare chiunque ricopra cariche pubbliche di livello!
Il ruolo delle istituzioni davanti alla tradizione
Che pena, osservare uno strumento che potrebbe servire alla crescita culturale di tutti noi, ovvero quei socialmedia che potrebbero veicolare conoscenze, informazioni attendibili, nuova coscienza dei ruoli spettanti alle istituzioni e ai cittadini, degradati a cloaca nella quale impastare rancori, frustrazioni e ignoranze, giusto per il sadico piacere di sparare a zero, senza essere attaccabili! Dai mille baci di catulliana memoria, risalenti al primo secolo avanti Cristo, ai più famosi cioccolatini nocciolati dell’industria dolciaria italiana, l’atto del bacio si è sempre accompagnato a risvolti simbolici, di volta in volta indicanti amore, passione, spiritualità e mille altri sovrasensi.
Facciamo i nostri complimenti al Sindaco di Catania per il gesto intrapreso e traiamo una lezione, oggi più che mai necessaria. Una società civile, degna di questo nome, consta di ruoli, gerarchie, differenze tra quanti la compongono e ne fanno parte. Disconoscere la necessaria e inevitabile differenziazione di mansioni e di finalità, linfa vitale di una società che non scada in forme opache e melliflue di primitivismo plebeo, è quella consistente nell’osservare, e rispettare, incarichi, distanze e ruoli.
Sant’Agata, tra fede, memoria e identità cittadina
Onoreremo e venereremo la Vergine Agata senza doverne necessariamente baciarne il cranio. Mai, tuttavia, criticheremo chi rappresenta l’autorità cittadina per antonomasia, avendo il diritto-dovere di baciare le reliquie della Santa Patrona, a nome di tutti noi. Siamo davvero certi che i leoni da tastiera, così allergici ai baci simbolici, nella vita reale siano poi così restii nel dare baci, frutto di ipocrisie e servilismi? Vai a vedere che, a breve, anche l’espressione di «baciapile» non riguarderà più esseri umani in carne ed ossa. Noi continuiamo a preferire e manifestare, alla luce del sole, anche la venerazione dei crani, se portano a completamento gesti dalla valenza simbolica di importanza fondamentale, a patto che siano riconosciuti come benedetti.
(Immagine scelta dal prof. Marco Leonardi, a beneficio dei lettori. Ecco a voi la foto della discordia. Il Sindaco di Catania bacia il teschio-reliquia della Santa Patrona della «Milano del Sud», Sant’Agata, all’altezza della bocca? Il solito profluvio di sciocchezze, letteralmente vomitate sui social, a firma dei tristemente noti leoni da tastiera, quella categoria di pseudocoraggiosi, adusi a fare la voce grossa, sempre e comunque contro tutto e contro tutti, dietro la comoda protezione della virtualità. Ricostruiamo, riallacciamo, riproponiamo, con consapevolezza, l’importanza del mondo reale, fatto anche da gesti simbolici, necessari a dare forma e contenuti a un mondo che necessita della ritualità come parte essenziale di un’essenza profonda, mai ferma alla superficie delle cose!)