Ottocento anni valgono davvero un fioretto. 1226 ‒ 2026: interrompiamo il nostro trantran quotidiano per dialogare con il Santo più popolare d’Italia. Dalla riscoperta dell’opera più diffusa sulle sue gesta, «i Fioretti», oggi purtroppo relegata a mero libricino da catechismo, l’eredità spirituale, morale e intellettuale di San Francesco d’Assisi riverbererà nuovamente, su di noi, il suo potenziale salvifico

di Marco Leonardi

Il triviale individualismo della nostra quotidianità è stato giustificato con la negazione di qualsiasi esempio, al quale fare riferimento per orientare la nostra esistenza. La memoria da ginnasiali si annebbia, tuttavia i testi di alcune canzoni, nell’era pre-digitale tracimanti dalle musicassette, rimangono ben impresse nei ricordi degli anni più dolci, e controversi, della nostra esistenza. Chi cantava di una «generazione di sconvolti/ che non ha più Santi né Eroi»?

Attraversare il deserto spirituale che accompagna, da oltre mezzo secolo, noi “fortunati” abitatori del mondo da benessere materiale, richiede uno sforzo immane, al fine di non essere “desertificati” nella nostra anima, prima che nell’esteriorità dei rapporti con le mille manifestazioni dell’universo-mondo che ci circonda. Ben venga, di conseguenza, la ricorrenza dell’Ottocentesimo Anniversario dalla dipartita terrena di San Francesco d’Assisi, quest’anno ricordata con il meritato, e mai chiassoso, clamore mediatico. 1226 ‒ 2026: ecco a voi un anniversario tondo tondo, in grado di conciliare storia, spiritualità, identità, cristianità, santità, umanità.

Se poi aggiungiamo che il “celebrato”, vissuto nella Penisola Italica dal 1182 al 1226, è anche il Patrono d’Italia, non c’è niente di meglio che riappropriarcene, dopo superficiali dimenticanze, o peggio, astiose relegazioni nello sgabuzzino degli inservibili al mondo odierno. Davvero il figlio del fu ricco mercante Pietro Bernardone e della fu donna francosettentrionale, denominata Pica, merita di essere ricordato con l’attuale fiume carsico di eventi, pellegrinaggi, pubblicazioni, giunti ad occupare, massicciamente, l’agenda culturale e spirituale di interi gruppi di persone?

Fingiamo di relegare la cultura visiva del nostro tempo in un piano di secondaria importanza. Vada pure per le trasmissioni televisive che ci fanno innamorare del «Cantico delle Creature». Eppure, oseremmo qualcosa in più, in termini di dialogo con quel Santo a noi così lontano cronologicamente e così vicino per il suo manifesto anticonformismo, che ha davvero messo in discussione stili di vita e passive acquiescenze da ricercatori del diletto intellettuale o da adulatori della mera bellezza estetico-formale di un componimento poetico.

Ripartiamo, per una volta, da una testimonianza scritta redatta dal 1370 al 1390, e, di conseguenza, creata come opera “a bocce ferme”, data la scomparsa dell’Alter Christus oltre un secolo e mezzo prima che quest’opera venisse alla luce. «L’atmosfera tutta spirituale, il richiamo continuo all’umiltà, il prudente collocarsi al centro della povertà, i carismi di Francesco, il suo conoscere il segreto dei cuori, il ritirarsi dei frati a pregare nelle selve che hanno generato situazioni di contrasto molto evidenti…».

Concordate con questa prefazione, scritta da un illustre studioso? Non vi diciamo, di proposito, quale penna, raffinata e competente, ha vergato le righe precedenti. A voi la gioia della scoperta! Siete pronti a riscoprire quella guida che, nel Tardo Medioevo, «cacciò da sé il veleno della vanagloria»? Non fatevi le solite illusioni, frutto dei diffusissimi deliri da onnipotenza, quanto mai in voga. Leggete, meditate, attuate: saranno i «Fioretti di San Francesco» a guidare le vostre azioni, e non il contrario.

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Il dipinto, ivi riportato, proviene dalle Storie di San Francesco, dipinte da Giotto tra il 1290 e il 1295. Nello specifico, il pittore fiorentino dipinge la rinuncia ai beni paterni, compiuta dall’Assisiate il 12 aprile del 1207. Nel mondo di oggi, esisterebbe gesto più rivoluzionario della rinuncia ai beni materiali, per giunta se ereditati dai genitori, non sudati grazie al nostro lavoro? Evviva la memoria di San Francesco d’Assisi! Possa il suo esempio illuminare tutti noi, per lo meno lungo i prossimi ottocento anni!)

Autodafé Immaginato, puntata n° 93 di domenica 18 ottobre 2026