Quale citazione andrebbe “premiata” con la dicitura, ascrivibile a quel “genio corrivo” (e molto, molto corrosivo) di Vittorio Feltri, di “citazione del menga e del benga”? Ecco a voi la risposta, coniata nel 1844: «La religione è l’oppio dei popoli», copyright di Karl Marx. Evitiamo stracche polemiche sulla volgare confusione tra religione e superstizione, per non parlare della “favoletta” giacobina, tanto farlocca e mai davvero esistita quanto buona per tutte le stagioni, della religione come mero instrumentum regni.
Anche uno tra i più brillanti esegeti della modernità, vedi il barbuto di Treviri, può aver asserito delle corbellerie! «Perché la Democrazia ha bisogno della Religione», agile volumetto appena uscito a firma della sociologa tedesca Hartmut Rosa (edizioni Il Mulino, Bologna 2025, pp. 130, Euro 13), è paragonabile ad un gradevolissimo aperitivo. Sorseggiare un «Martini», con arachidi e salatini, nel bar più vicino, vi sembra un rituale (laico) banale?
Aggiungete la lettura di questo libro, dato dalla versione scritta di una prolusione tenuta dall’autrice presso la sede vescovile di Würzburg nel 2022, e revisionerete il binomio aperitivo-lettura, all’insegna della gioiosa acquisizione di una testimonianza civile, che nulla ha di noioso o di incomprensibile. Soffrite di miopia o di problemi agli occhi? Non avete scuse, le pagine di questo libro, realizzato studiatamente di piccole dimensioni, presenta caratteri di ampia spaziatura e ben leggibili.

La vera miopia da combattere è sempre quella dell’anima. Evitiamo quel tarlo, chiamato pigrizia, ed apriamo insieme l’agile libricino. «Crescita e accelerazione sono sollecitate dalla paura, non dall’avidità. Non sono indotte dai nostri bisogni crescenti, ma dalla preoccupazione che, se non riusciamo a crescere, non saremo in grado di soddisfare i nostri bisogni attuali». Vi è forse andato di traverso un’arachide? Sorseggiate il vostro aperitivo e rimuginate su una definizione, tutta tedesca, intimamente frutto della cultura tedesca, in grado di rilevare la potenzialità “asettica” del pane-pane, vino-vino.
Prinzip Sachlichkeit, da tradurre, in italiano, con l’espressione «principio dell’essenzialità». Tutto, dicasi tutto, va padroneggiato per come esso è, non serve indorare la pillola! «La religione ha la forza per mostrare cosa significa essere chiamati, essere trasformati, vivere in uno stato di risonanza». Come si riverbera l’importanza della religione nell’Ordine Democratico? Accogliere e rendere intima la religione nell’anima di ciascuno di noi, può essere la chiave di volta per riaffermare una visione, un fine, un percorso di lunga durata in quell’Ordine Democratico che ha dimostrato di salvaguardare l’integrità umana meglio di qualsivoglia sistema politico o teocratico.
In Democrazia, la religione non sarà né un ammorbidente delle magagne politiche né un pretesto per giustificare integralismi o fanatismi. Come tradurre questo binomio nella vita civile di quelle democrazie di matrice occidentali, nelle quali (quasi) tutti desidererebbero vivere? «Qui entrano in gioco segni e connotati di natura estranea alla religione». Nella Germania democratica del 1932, le annotazioni di Ernst Jünger, eternate in quel libro dalla scomodità indomabile, «L’Operaio. Dominio e forma», valgono per il nostro secolarizzato anno 2026. Come procedere per integrare democrazia e religione? Non aggiungiamo altro a quanto già scritto. Bando alla pigrizia e mettetevi a leggere, beninteso in “compagnia” di un aperitivo!
(Immagine scelta per il presente articolo del prof. Leonardi: ritratto di Carlo Magno, Imperatore del Sacro Romano Impero dall’anno 800 all’anno 814. L’Ordine Democratico europeo ed occidentale, esportato nel mondo intero, può identificare nell’Imperatore dei Franchi uno degli esempi fondativi dell’unione tra politica e religione, vissute e diffuse come forze trainanti per costruire una Civiltà Universale).