Il sogno rimonta del Catania contro l’Ascoli
Mercoledì 27 maggio 2026 sarà il giorno di un miracolo calcistico? L’intera città di Catania, unitamente ai curiosi da pallone, sparsi su tutto l’orbe terracqueo, hanno forse scoperto quella vena religioso-devozionale, fino a pochi giorni addietro neppure riconosciuta come esistente? Non illudetevi, pii sognatori di quella palingenesi che potrebbe scaturire, a riparazione del peccato adamitico, istituendo il giusto dialogo con Dio Onnipotente, la Vergine Maria e i Santi del Paradiso.
Questa terra, che vista da lontano ricorda tanto un pallone da calcio, registra in questi giorni un richiamo, davvero farlocco, al “miracolo”, ovvero impiega tale parola per sognare il ribaltamento del catastrofico risultato subito dalla squadra calcistica rossazzurra ad Ascoli, soccombente per ben 4-0 davanti ai padroni di casa! «Pi favuri, nun facemu puppetta»! Non è più da “civitoti” esordire con quest’amarissima considerazione, qualora fossimo interpellati sulla previsione del risultato calcistico di mercoledì prossimo a Catania. Se è credibile attribuire alla fede e alla religione quanto la limitata (e limitante) ragione umana “cataloga” negli ambiti del possibile e dell’impossibile, socchiudiamo dunque gli occhi e facciamo silenzio attorno a noi.

Angelo Massimino e Costantino Rozzi, simboli del calcio di una volta
È giunto il momento di fare dialogare i due “Presidentissimi” per antonomasia nella storia dei club calcistici del Catania e dell’Ascoli. Autentici fino alla ruvidezza, cuore e portafoglio sempre a disposizione dei loro colori calcistici, virtuosismi verbali e stili comportamentali entrati nella memoria popolare. Questo era il biglietto da visita, inconfondibile, di quella creatura da stadio, denominata “presidente tifoso”. Sul fronte rossazzurro, Angelo Massimino (Catania 1927-Scillato 1996) è stato Presidente del Catania, a fasi alterne, dal 1969 al 1996. Per il suo Catania ha dato tutto. Ricordate le sue celebri manifestazioni di esultanza, quando il Catania conquistò la Serie A, in quel del 1983? Perfino un giovanissimo Gianluca Vialli, all’epoca con la maglia della Cremonese, applaudì, sul campo, la squadra etnea, allenata da Gianni di Marzio.
Di fronte a Massimino immaginiamo un altro massimo dirigente del pallone, sanguigno e verace come nessun altro: Costantino Rozzi (Ascoli Piceno 1929-1994). Presidente dell’«Ascoli Calcio 1898 FC», per ben 26 anni, Rozzi ha sempre dato tutto per la sua squadra bianconera. Quanti ricordano il quarto posto, conseguito dall’Ascoli nel Campionato di Serie A del 1979/80? Vediamo incedere Angelo Massimino, in direzione del tavolo dove siede Costantino Rozzi. Sono entrambi costruttori, vengono entrambi dalla gavetta. Parlare in modo diretto e senza fronzoli, preferibilmente adoperando lo stesso gergo, da loro usato con le maestranze, rimarrà impresso nella memoria dei calciofili per i secoli a venire. Spetta a Massimino, da buon Siciliano, rompere il ghiaccio: «Ninuzzo, unni i mucciasti i quasette russi?», da tradurre in italiano con: Ninuccio, dove hai nascosto le calzette rosse? Costantino non è uno che le manda a dire: «Angeleiddu, te ne ho spedite un paio a Catania, insieme a quattro, succulente, aulive all’ausculana!».
Il dialogo immaginario tra i due Presidentissimi
Il coriaceo Massimino non si da per vinto. Sa di partire in svantaggio, e si gioca la carta dell’imprenditore che gioca d’azzardo: «vulissi accattari ‘na para re to iucaturi. Comu semu misi?», da tradurre in italiano con: vorrei comprare un paio di tuoi giocatori, come la mettiamo?». Per una volta, Rozzi contraddice il suo cognome, atteggiandosi a mordente umanista, quasi alla Ennio Flaiano: «Scordatelo! Squadra vincente non si cambia! Se vuoi, ti cedo gratis un po’ di amalgama!».
Dopo essersi fissati in silenzio, un sorriso di complicità archivia le fatue competizioni, proprie dei vivi, mai dei morti. Costantino dice ad Angelo: «secondo te, il calcio professionistico avrà un futuro, tra i giovani italiani? Sarà ancora possibile riscattarsi socialmente grazie al talento sportivo, all’impegno quotidiano nei campi in pozzolana e sotto il sole cocente, come accaduto, a suo tempo, con il “mio” Pietro Anastasi? Oppure saremo destinati a non partecipare più ai Mondiali di Calcio, tanta sarà la mancanza di investimenti a vantaggio dei nostri giovani più promettenti?». Replica subito il «Presidentissimo» catanese: «mottu sugnu! Addumannamu a cu cumanna pi davveru!», da tradurre in italiano con: «ormai sono morto! Chiediamo a chi comanda per davvero!». Non proseguiamo oltre per il pio rispetto, dovuto a chiunque dorma il sonno eterno, in attesa della Resurrezione.
Tra nostalgia calcistica e passione popolare
Torniamo in questa valle di lacrime e auspichiamo che mercoledì 27 maggio il pubblico dello stadio «Angelo Massimino» di Catania dia una prova di Civiltà, a prescindere dall’esito finale. I miracoli, quelli veri, non hanno nulla da spartire con le umanissime diatribe da “rettangolo verde”. Salvezza eterna, cura dell’anima e redenzione da una vita, sporcata dal peccato, attengono ad altre dimensioni del vissuto umano, a sua volta supervisionato da quell’Onnipotente, che nessuno di noi potrà mai materializzare nelle limitate e fallibili categorie della nostra mente.
(Immagine scelta per il presente articolo: ecco a voi come la fantasia umana rappresenta i due “Presidentissimi”, Angelo Massimino e Costantino Rozzi, alla vigilia della partita che vedrà contrapposte le loro squadre, il Catania e l’Ascoli, in competizione per un posto nella Serie B del prossimo campionato di calcio)