Quel nodo allo stomaco che non è solo digestione

di Redazione

Reflusso, ansia e stress: quando il corpo parla attraverso i visceri

Nel mio lavoro incontro spesso persone che arrivano con una diagnosi già chiara: reflusso gastroesofageo. Bruciore, acidità, nodo allo stomaco, difficoltà digestive. Sintomi noti, spesso gestiti con farmaci, diete e accorgimenti quotidiani.

Eppure, quasi sempre, a queste parole se ne aggiungono altre: ansia, tensione, stanchezza, stress costante. È in quel momento che diventa evidente una cosa: il reflusso non riguarda solo lo stomaco.

Il corpo non separa ciò che noi dividiamo

Noi siamo abituati a dividere. Corpo e mente, sintomi e cause, emozioni e organi.
Il corpo, invece, funziona come un sistema unico.

Quando una persona vive in uno stato di stress prolungato, il sistema nervoso resta in allerta. Questo stato di tensione non rimane “nella testa”, ma si riflette anche sugli organi interni, in particolare sull’apparato digerente. Lo stomaco, l’esofago, il diaframma risentono profondamente di questo squilibrio.

Il diaframma: un ponte tra stress e reflusso

Nel lavoro osteopatico, il diaframma è una struttura centrale. È il muscolo della respirazione, ma anche un vero e proprio ponte tra torace e addome. Quando siamo ansiosi o sotto pressione, il respiro diventa superficiale. Il diaframma perde mobilità, si irrigidisce.

Questo può influenzare il corretto funzionamento dello stomaco e dello sfintere esofageo, favorendo la risalita dei succhi gastrici. In altre parole: lo stress può “chiudere” il respiro e aprire il reflusso.

Reflusso come segnale, non come nemico

Nel mio approccio, il reflusso non è qualcosa da combattere a tutti i costi, ma un segnale da ascoltare. Il corpo sta comunicando una difficoltà di adattamento, una tensione che non trova scarico.

Molte persone mi dicono: “Il reflusso peggiora quando sono più stressato”.
Questo non è un caso. È il corpo che mostra il legame tra ciò che viviamo e ciò che sentiamo internamente.

Cos’è l’osteopatia viscerale

L’osteopatia viscerale lavora sulla mobilità e sulla relazione degli organi interni con le altre strutture del corpo. Non si tratta di “toccare lo stomaco”, ma di ristabilire equilibrio tra visceri, diaframma, colonna vertebrale e sistema nervoso.

Quando un organo perde mobilità o vive in uno stato di tensione costante, anche la sua funzione può alterarsi. Il trattamento osteopatico mira a creare le condizioni perché il corpo possa ritrovare una regolazione più armonica.

Ansia, stress e digestione: un circolo che si autoalimenta

Stress e reflusso spesso si alimentano a vicenda.
Il reflusso genera fastidio, paura, iperattenzione al corpo.
Questa tensione aumenta lo stress, che a sua volta peggiora i sintomi digestivi.

Intervenire solo sul sintomo rischia di lasciare intatto questo circolo.

L’osteopatia, in questo senso, lavora sul contesto globale: postura, respiro, mobilità, capacità del corpo di adattarsi allo stress.

Un approccio che affianca, non sostituisce

È importante dirlo chiaramente: l’osteopatia non sostituisce il percorso medico, ma lo affianca. È uno spazio di ascolto del corpo che può integrare altri approcci, aiutando la persona a comprendere meglio cosa sta vivendo. Quando il corpo viene sostenuto nel suo equilibrio, spesso anche la percezione del sintomo cambia.