«Non si rimprovera alla cultura di massa la diffusione di prodotti di infimo livello e di nessun valore estetico; si rimprovera al midcult di “sfruttare” le scoperte dell’avanguardia e di “banalizzarle” riducendole a elementi di consumo». Non ci permetteremmo di togliere un solo “grammo” al genio indiscusso de fu semiologo Umberto Eco: leggeremo e rileggeremo, con la passione di sempre, il suo «Apocalittici e Integrati. Comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa».
Dal 1964 ad oggi, questo testo rimane un punto di riferimento per «esperiti e novellini». Eppure…sentiamo il bisogno di dissentire da quelle suddivisioni “canoniche” tra “alto” e “basso”, le quali, a ben pensarci, nascondono (quasi) sempre un’altezza, conferita a vantaggio di quanto le lobbies della cultura gradiscono e una bassezza, conferita a svantaggio di quanto non corrisponde al “canone”, opportunamente formulato da gruppi autoreferenziali.
Un esempio su tutti: volete dirci se «Il Signore degli Anelli» di Tolkien appartiene alla cultura elitaria oppure alla cultura di massa? Dannunzianamente, ci sgrulliamo le pudenda del vostro parere, come siamo soliti fare, per lo meno, dagli Anni Settanta ad oggi! Continuate pure a rinserrarvi nelle consorterie: farete la fine del generale Custer a Little Bighorn! Nel caldo torrido di questi giorni, riporre un impermeabile sgualcito nell’armadio, in attesa di riadoperarlo in tempi migliori, genera una “reazione a catena”, scatenata da quei ricordi che formano, sostanziano, orientano la vita quotidiana di ognuno di noi.
Se aggiungiamo le ricorrenze, non c’è scampo: ogni singolo tassello della nostra memoria sarà lì, pronto ad essere ripreso per dare senso al nostro presente! Quindici anni di sembrano pochi per dimenticare un impermeabile color sabbia chiara, di continuo stropicciato e in grado di raccogliere, dai suoi lembi cadenti, la terra sabbiosa che si abbatte, imperiosa, sulla città di Los Angeles? Non temete, parliamo del «Tenente Colombo», l’investigatore più amato tra le creazioni ascrivibili alla cultura (televisiva) contemporanea!

Vi basta ricordare la vittoria di ben 4 «Premi Emmy», conferiti negli anni 1972, 1975, 1976 e 1990 all’attorie Peter Falk e alla serie televisiva intitolata, nella lingua originale, «Columbo»? In queste settimane di “calcio mondiale”, non è da tutti poter vantare quattro stelle sulla propria maglia! Cosa resta oggi, di quel lavoro certosino, in grado di avvalersi di un giovane Steven Spielberg per la regia? Rivedere una puntata del «Tenente Colombo» ti fa correre anche una goccia di sudore freddo dietro la schiena.
Prendi subito coscienza, nella visione di un episodio-capolavoro quale «L’Uomo dell’Anno», mandato in onda la prima volta nel 1973? Attori come Peter Falk, Donald Pleasence e l’attrice Joyce Jillson sono già “andati oltre”. Ciascun episodio delle 7 stagioni (di proposito non citiamo le aggiunte successive) rappresentano un vero e proprio documento antropologico di un’epoca conclusasi per sempre, sia pur vivissima nella memoria di tutti i pre-millennials.
Dal modo di vestire dei protagonisti, alle celebri battute del tenente con l’impermeabile consunto e stropicciato (giusto per non rincarare la dose: raffazzonato): un tesoro di esperienze, di modi di dire, un caleidoscopio di movenze e sensibilità si dispiega davanti ai nostri occhi. Solo a sentire il Tenente Colombo nominare sua moglie, ogni “due per tre”, offre il polso dei mutamenti valoriali e di costume, introdotti nella società lungo il corso delle ultime cinque decadi.
Dalla visione di «Incidente premeditato», andato in onda nel 1971, a «I cospiratori», proiettato dal 1978, si esce più forti nel voler proseguire sulla strada in apparenza più “noiosa”, in realtà la più bella e luminosa che esista. La strada da percorrere è quella di una vita per bene, senza mai farsi prendere da eccessi, in grado di farci scadere nelle mille forme “limacciose” di peccato, nel caso dei “protagonisti” della serie materializzatosi nell’omicidio.
Quale grande bellezza, rivedere un telefilm nel quale il Tenente Colombo indaga con l’unica arma donataci dall’Onnipotente; l’intelligenza, da affinare, ogni giorno di più, per essere arguti, pungenti quando necessario, incisivi a dovere verso il mondo che ci circonda. Sono già passati quindici anni senza di Lei, Mister Falk, altrettanti ne passeranno. La continueremo a ricordare come il Tenente Colombo. Riporre l’impermeabile nell’armadio, in questi mesi di caldo afoso, non equivarrà a cancellare la memoria del suo alter ego.
(Immagine posta a corredo del pezzo giornalistico odierno, scelto da Marco Leonardi a beneficio dei nostri lettori. Foto di Peter Falk, diffusa nei canali social da parte dei numerosissimi gruppi di sostenitori del «Tenente Colombo», amatissimo investigatore e protagonista di una serie di telefilm tra i più amati e seguiti negli Anni Settanta e Ottanta del Novecento, a tutt’oggi riproposti da reti televisive, “a tema” di giallo e poliziesco. Nato il 16 settembre del 1927 a New York, nella Contea del Bronx, Peter Falk è entrato nel cuore di milioni di telespettatori grazie al ruolo di detective della Polizia di Los Angeles, tanto intelligente quanto in bolletta, complice il magro salario! Il 23 giugno del 2026 è stato ricordato il quindicesimo anniversario della scomparsa del popolare attore statunitense [23 giugno 2011 ‒ 23 giugno 2026]).