Il pesce scorpione conquista la Sicilia: l’invasione che i ricercatori avevano previsto

di Giuliano Spina

Dallo Ionio alle coste siciliane, Pterois miles amplia la propria presenza nel Mediterraneo. Il riscaldamento delle acque ne favorisce l’espansione, mentre ricercatori, pescatori e subacquei contribuiscono a seguirne la diffusione attraverso la citizen science.

Non è più una presenza occasionale. Il pesce scorpione (Pterois miles) sta ampliando la propria distribuzione nel Mediterraneo e anche nelle acque italiane, con il Mar Ionio indicato dai ricercatori come una delle aree maggiormente vulnerabili alla sua espansione.

La sua avanzata, però, non è arrivata senza preavviso. Da anni gli studiosi seguono la diffusione di questa specie tropicale e i modelli climatici avevano già individuato nel riscaldamento delle acque uno dei fattori capaci di favorirne la colonizzazione verso occidente.

Il pesce scorpione è una specie lessepsiana, originaria dell’area indo-pacifica e arrivata nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. In Italia il primo avvistamento risale al 2016, nella Sicilia sud-orientale. La successiva fase di colonizzazione delle acque italiane è diventata più evidente dall’estate 2023, con nuove segnalazioni anche nel Sud della penisola.

Un’invasione annunciata

«Quello che stiamo osservando non è un fenomeno improvviso né inatteso», spiega Francesco Tiralongo, ricercatore dell’Università degli Studi di Catania e referente del progetto AlienFish.

Già nel 2023, proprio dall’Università di Catania, arrivava l’attenzione degli esperti sulla progressiva espansione di Pterois miles: dopo aver colonizzato ampi settori del Mediterraneo orientale, la specie si stava spostando rapidamente verso occidente, favorita dall’aumento delle temperature marine.

A fotografare oggi questa espansione contribuisce anche uno studio coordinato da CNR-IRBIM e ISPRA, realizzato con la collaborazione del progetto AlienFish. La mappatura aggiornata a marzo 2025 raccoglie 1.840 segnalazioni georeferenziate di pesce scorpione nel Mediterraneo. La maggior parte dei nuovi avvistamenti è concentrata nel Mar Ionio, una delle aree che le proiezioni climatiche avevano già individuato come particolarmente esposte al rischio di invasione.

Il dato è significativo anche per un altro motivo: i nuovi ritrovamenti confermano in larga parte le previsioni elaborate dai modelli di distribuzione della specie. La ricerca non racconta quindi soltanto dove si trova oggi il pesce scorpione, ma mostra quanto le condizioni climatiche possano aiutare a prevedere dove potrebbe arrivare domani.

Il ruolo decisivo della citizen science

A seguire questa trasformazione del Mediterraneo non ci sono soltanto laboratori, istituti di ricerca e campagne di monitoraggio.

Una parte fondamentale delle informazioni arriva direttamente da chi vive il mare: pescatori, subacquei e cittadini.

Sono spesso loro a osservare per primi un esemplare, fotografarlo, realizzare un video e comunicarne la presenza. Proprio su questa collaborazione si basa la campagna «Attenti a quei 4!», promossa da ISPRA e CNR-IRBIM in collaborazione con AlienFish per monitorare il pesce scorpione e altre specie aliene potenzialmente pericolose.

Le osservazioni raccolte dal pubblico non rimangono semplici testimonianze. I dati verificati vengono integrati nei sistemi di monitoraggio e nelle mappe scientifiche. Lo studio pubblicato nel 2025 ha incorporato nel database ORMEF anche nuove osservazioni fotografiche raccolte attraverso la campagna nazionale, contribuendo a costruire una delle mappe più aggiornate sulla distribuzione di Pterois miles nel Mediterraneo.

È un esempio concreto di come la citizen science possa trasformare migliaia di occhi che osservano il mare in una vera rete di sorveglianza ambientale.

Sicilia, un laboratorio del Mediterraneo che cambia

La Sicilia occupa una posizione particolare in questa storia. Le sue coste rappresentano infatti uno dei punti di osservazione privilegiati per comprendere come le specie tropicali stiano modificando progressivamente la composizione degli ecosistemi mediterranei.

Il fenomeno non riguarda soltanto il pesce scorpione. La campagna «Attenti a quei 4!» monitora anche il pesce palla maculato, il pesce coniglio scuro e il pesce coniglio striato, altre specie entrate nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e oggi presenti nelle acque italiane.

Nel caso di Pterois miles, tuttavia, la velocità dell’espansione e la sua capacità predatoria rendono particolarmente importante seguire l’evoluzione della popolazione.

Per questo le segnalazioni lungo le coste siciliane possono assumere un valore che va ben oltre il singolo avvistamento: ogni dato contribuisce a comprendere come e quanto rapidamente la specie stia avanzando.

E se arriva nelle aree protette?

Una delle questioni più delicate riguarda la possibile presenza del pesce scorpione in aree marine sottoposte a tutela.

Nel caso dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, nel Siracusano, la presenza di specie aliene e termofile è già oggetto di attenzione e monitoraggio. Qualora le osservazioni dovessero evidenziare concentrazioni particolarmente elevate di Pterois miles in determinati settori, il fenomeno richiederebbe un’analisi sistematica.

La gestione di una specie invasiva all’interno di un’area protetta non può però essere affidata a iniziative individuali. Eventuali interventi di contenimento o rimozione devono essere valutati dalle autorità competenti sulla base delle evidenze scientifiche e di specifici piani di gestione, tenendo conto degli obiettivi di conservazione dell’area.

Il monitoraggio, quindi, viene prima di qualsiasi intervento.

Non toccarlo: le spine sono velenose

C’è poi un aspetto che riguarda direttamente chi frequenta il mare.

Il pesce scorpione è facilmente riconoscibile per il corpo caratteristico e le grandi pinne, ma soprattutto per le lunghe spine velenose presenti sulle pinne dorsale, anale e pelvica.

Una puntura può provocare dolore intenso e altri effetti anche importanti. Un elemento particolarmente rilevante è che il veleno può rimanere attivo anche dopo la morte dell’animale: ISPRA segnala che le spine possono provocare punture dolorose anche 48 ore dopo la morte del pesce.

Il consiglio, dunque, è semplice: non toccare e non tentare di catturare autonomamente un pesce scorpione.

Fotografarlo da una distanza di sicurezza, annotare il luogo dell’avvistamento e inviare la segnalazione attraverso i canali dedicati rappresenta invece un contributo concreto alla ricerca.

Un Mediterraneo sempre più tropicale

La storia del pesce scorpione racconta qualcosa che va oltre una singola specie.

Il Mediterraneo sta cambiando e l’arrivo e la diffusione di specie aliene rappresentano uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione. L’aumento delle temperature marine può rendere infatti più favorevoli alla sopravvivenza e alla riproduzione di specie termofile aree che in passato erano meno adatte alla loro presenza.

Nel caso di Pterois miles, i dati raccolti negli ultimi anni mostrano un’espansione coerente con quanto previsto dai modelli climatici: il Mar Ionio è oggi una delle aree più esposte, mentre la presenza della specie nelle acque italiane è sempre più documentata.

La Sicilia si trova così in prima linea nell’osservazione di questo cambiamento.

E la vera novità non è soltanto che il pesce scorpione sia arrivato. È che oggi possiamo seguirne l’avanzata quasi in tempo reale, mettendo insieme ricerca scientifica e osservazioni di chi ogni giorno vive il mare.

Quello che qualche anno fa poteva sembrare un avvistamento eccezionale sta diventando un fenomeno da monitorare con continuità. E il Mediterraneo, ancora una volta, ci sta mostrando quanto velocemente possa cambiare.