Lavorare, ricordare, testimoniare: descrivere la presenza di Paolo Borsellino tra noi, a 34 anni dalla sua tremenda scomparsa (19 luglio 1992 ‒ 19 luglio 2026)

di Marco Leonardi

Cosa sottolineare nella giornata di oggi, domenica 19 luglio 2026, sull’eredità spirituale e morale di Paolo Borsellino, a noi tutti consegnataci da quel giudice palermitano che non ha esitato, un solo momento, nell’adempimento del proprio dovere? «Può costare caro», asseriva Borsellino poco prima di finire dilaniato dall’autobomba, piazzatagli sotto il palazzo di Palermo in cui viveva la madre, in quel di via D’Amelio, all’altezza tra il civico numero 19 e il civico numero 21.

Ore 16:58 di quel giorno maledetto: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, gli agenti di scorta del giudice, morirono a seguito di quell’esplosione. I malavitosi imbottirono di tritolo una vecchia Fiat 126, posizionandola sotto il portone d’ingresso dello stabile, dove Borsellino si recava per fare visita alla madre.

Cosa chiederanno le migliaia di persone che oggi manifesteranno in memoria del giudice che ha fatto, dell’adempimento al proprio dovere, il suo stile di vita? Oggi saremo, con il cuore prima che con la mente, a fianco di quanti parteciperanno alla processione in memoria di Paolo Borsellino. Da Piazza Vittorio Veneto, il corteo odierno attraverserà il centro di Palermo, per arrivare al luogo dell’assassinio. Faremmo ben volentieri da Cicerone a quelle migliaia di giovani che oggi parteciperanno, per la prima volta, all’evento.

«È causa di peccato chi pecca e chi fa peccare». Riprendere, oggi, il celebre De Malo, il trattato di Tommaso d’Aquino sul Male, non è una scelta peregrina da nostalgici del 13° secolo. Urge fare chiarezza, in primo luogo nell’interiorità di ciascuno di noi, su come la lotta al peccato non debba mai essere dismessa, neppure un secondo. Avessero fatto un simile esame di coscienza le carogne che hanno assassinato il giudice Paolo Borsellino, oggi racconteremmo un’altra storia. Ognuno di noi continui a portare la sua fiaccola, chiamata luce di speranza, ogni giorno della sua vita, anche in memoria del sacrificio compito da chi ha lottato, senza se e senza ma, contro l’abisso del potere mafioso. 

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Marco Leonardi a beneficio dei lettori. Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 ‒ 19 luglio 1992), il giudice italiano ucciso nella strage di via D’Amelio a Palermo, è il simbolo per eccellenza [unitamente a Giovanni Falcone] di una vita spesa nell’adempimento del proprio dovere. Lo vogliamo ricordare anche per il suo stile di lavoro, riflesso del suo stile di vita. Essere degli “Spartani” nell’anima, prima che nella manifestazione esteriore di sé stessi agli altri, equivale a non cercare futili protagonismi, Compiere il proprio dovere nel silenzio di ogni giorno, incuranti delle conseguenze che ne potrebbero scaturire per la propria, malapartiana, “pellaccia”, è quanto di più esemplare Paolo Borsellino abbia lasciato a tutti noi. Ieri come oggi, oggi come domani, ribadiamo: PAOLO VIVE!)

Autodafé immaginato, puntata n° 38 di Domenica 19 luglio 2026

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