Noto Antica, il volto nascosto della città barocca tra cascate, laghetti e storia millenaria

di Giuliano Spina

Alla scoperta della città perduta di Noto

Quando si parla di Noto, il pensiero corre immediatamente alle magnifiche architetture barocche che hanno reso celebre questa città siciliana in tutto il mondo. Chiese monumentali, palazzi nobiliari e scenografiche piazze raccontano la rinascita di un centro urbano che, dopo il devastante terremoto del 1693, fu ricostruito alcuni chilometri più a sud rispetto alla sua sede originaria.

Ma pochi sanno che esiste una Noto ancora più antica, immersa nella natura e nel silenzio, un luogo dove storia e paesaggio si fondono in un’atmosfera quasi sospesa nel tempo. Si tratta di Noto Antica, i cui ruderi sorgono sul Monte Alveria, un suggestivo altipiano a forma di cuore situato a poco più di 400 metri sul livello del mare.

Il Monte Alveria e le origini di Noto Antica

Le origini di questo insediamento affondano nell’epoca greca e romana, mentre il suo massimo splendore si raggiunse durante il Medioevo e il Rinascimento. La città rimase prospera e vitale fino al tragico terremoto che nel 1693 la distrusse quasi completamente, costringendo gli abitanti a trasferirsi e a fondare l’attuale Noto.

Il Monte Alveria, il cui nome significa “Monte degli olmi”, è circondato da tre profonde gole naturali, chiamate localmente “cave”. A sud si apre la Cava del Durbo, il cui nome deriva dal termine siciliano che indica il platano; a est si trova la Cava del Salitello, attraversata dall’omonimo torrente; a ovest, invece, si estende la suggestiva Cava del Carosello.

Le cascate e i laghetti nascosti della Cava del Carosello

Proprio quest’ultima custodisce uno degli angoli più sorprendenti dell’intero territorio. Sul fondo della valle scorre il fiume Asinaro che, grazie alla particolare conformazione geologica della zona, dà origine a una serie di piccoli laghetti naturali e cascatelle. Le dimensioni degli specchi d’acqua variano in base alle stagioni e alla quantità di piogge, ma il risultato è sempre affascinante: un susseguirsi di piscine naturali immerse nella vegetazione, che ricordano per molti aspetti i più celebri laghetti del vicino fiume Cassibile nella riserva di Cavagrande del Cassibile.

I mulini e le concerie lungo il fiume Asinaro

Passeggiando lungo il corso del fiume è possibile incontrare numerose testimonianze della vita quotidiana che animava questa valle quando Noto Antica era ancora una città fiorente. Tra la vegetazione emergono infatti i resti di antichi mulini e concerie, attività fondamentali per l’economia locale.

Gli ambienti destinati alla lavorazione delle pelli e alla molitura del grano sfruttavano spesso cavità naturali della roccia calcarea oppure spazi appositamente scavati dall’uomo. Dei mulini, almeno tre secondo le testimonianze storiche, rimangono oggi soltanto frammenti delle macine e alcune condotte idrauliche, note come “saje”, che convogliavano l’acqua necessaria al loro funzionamento. I mulini inoltre erano perfettamente funzionanti e soprattutto funzionali fino ai primi anni del secolo scorso e questo può portare a immaginare come un luogo ormai a destinazione turistica fino a un secolo fa appartenesse a tutti gli effetti alla vita di tutti i giorni.

La Via dei Saccari, l’antica strada dei mugnai

Fino alla metà del Novecento alcuni di questi impianti erano ancora attivi. Il grano veniva trasportato lungo la valle a dorso di mulo percorrendo la cosiddetta Via dei Saccari, un antico sentiero che collegava le campagne ai mulini. I sacchi di frumento scendevano verso il fiume per essere macinati e risalivano poi carichi di farina, seguendo un percorso che per secoli ha rappresentato una delle arterie economiche più importanti della zona.

E non finisce qui perché Cava Carosello e Noto Antica sono un vero e proprio scrigno di biodiversità. Durante il percorso, che in alcuni tratti si presenta un po’ scosceso, è possibile incontrare granchi di fiume e rospi, oltre alle tante colonie di girini.

Un luogo da visitare tra natura, archeologia e storia

Visitare oggi Noto Antica significa intraprendere un viaggio che va oltre il fascino del barocco. È un’esperienza che permette di scoprire il cuore più autentico e selvaggio della Sicilia sud-orientale, tra canyon naturali, acque cristalline, antiche rovine e tracce di una civiltà che continua a raccontare la propria storia attraverso il paesaggio. Un luogo ancora poco conosciuto, capace di sorprendere chiunque desideri esplorare una dimensione diversa della celebre città di Noto.

Le difficoltà logistiche

Le difficoltà logistiche però non mancano, come spiega la guida turistica Pietro Piazza: «E’ un luogo ancora riservato al turismo di nicchia, perché al momento lo si può raggiungere soltanto con macchine o furgoncini. Gli autobus turistici da 14 metri si fermano in un agriturismo distante due chilometri, quindi per la gente anziana che ci vorrebbe andare diventa un massacro. Il sito comprende i ruderi di una città antica della quale si conservano bene il castello, molte chiese, ma soprattutto le testimonianze della Eneas greca. C’è Cava Carosello, ma la discesa è buona per persone che hanno una certa dimestichezza col trekking o allenate».

E non finisce qui perché «il sito ancora non è stato del tutto espropriato e organizzato come un vero parco archeologico, anche se di fatto lo è, ma è ancora carente di infrastrutture e di manutenzione, con molti ruderi coperti dalla vegetazione, come Palazzo Landolina. L’Eremo della Divina Provvidenza è in mano ai vandali. L’Ente Fauna Siciliana ha vinto un ricorso contro la Regione e a breve verrà istituito il Parco Nazionale degli Iblei. In quest’ottica il parco archeologico di Noto Antica andrebbe sistemato».