La Nike di Kalkis, simbolo di Giardini Naxos: due statue gemelle che si guardano oltre il mare

di Giuliano Spina

Sul lungomare di Giardini Naxos, affacciata sullo Ionio e rivolta idealmente verso la Grecia, una figura alata racconta una storia che affonda le proprie radici nella memoria della colonizzazione greca della Sicilia. È la Nike di Kalkis, una delle opere più riconoscibili del territorio e simbolo del legame storico e culturale tra Giardini Naxos e la città greca di Calcide d’Eubea.

La statua, realizzata negli anni Sessanta dallo scultore catanese Carmelo Mendola, nasce infatti da un rapporto istituzionale e culturale molto particolare: il gemellaggio tra Giardini Naxos e Calcide, città dalla quale, secondo la tradizione storica, partirono i coloni greci diretti verso Naxos.

Un legame che ha trovato una rappresentazione concreta in due opere gemelle, collocate sulle due sponde dello Ionio.

Dalla Grecia a Naxos: una storia che attraversa il mare

Giardini Naxos occupa un posto centrale nella storia della presenza greca in Sicilia. La colonia di Naxos fu fondata nel 734 a.C. e la tradizione lega la spedizione dei coloni proprio alla città di Calcide d’Eubea.

È da questo legame che, molti secoli dopo, nacque l’idea di creare un simbolo capace di rappresentare la relazione tra le due città.

Come racconta Giovanni Bucolo, membro della Pro Loco di Giardini Naxos, la statua è il risultato di quella particolare stagione culturale degli anni Sessanta:

«Venne realizzata negli anni ’60 dallo scultore catanese Carmelo Mendola e l’idea nacque da un gemellaggio tra Giardini Naxos e Calcidia Eubea. Secondo le fonti storiche la spedizione di coloni greci partì proprio da Calcidia Eubea per arrivare a Naxos».

Il Comune di Giardini Naxos stipulò dunque un gemellaggio con la città greca e decise di affidare a Mendola la realizzazione di un’opera che potesse rappresentare visivamente quel legame.

L’ispirazione alla Nike di Samotracia

Il riferimento scelto dallo scultore fu una delle immagini più celebri dell’arte ellenistica: la Nike di Samotracia, la monumentale statua alata oggi conservata al Louvre di Parigi.

L’opera di Mendola, però, non è una semplice riproduzione dell’originale antico. Lo scultore catanese ne riprese l’idea della Nike, reinterpretandola secondo una propria sensibilità artistica e trasformandola in un simbolo contemporaneo del rapporto tra Sicilia e Grecia.

«Negli anni ’60 il Comune di Giardini Naxos stipulò un gemellaggio con la città e commissionarono al maestro Mendola questa statua che si ispira a quella di Samotrace, ma con idee di Mendola, che fece storia con due statue gemelle».

Ed è proprio la presenza delle due opere a rendere ancora più particolare la storia della Nike.

Due Nike, una di fronte all’altra

Una statua si trova a Giardini Naxos, l’altra a Calcide d’Eubea. La loro posizione non è casuale: le due opere sono state collocate in modo da creare un rapporto ideale attraverso il mare.

«Una è a Giardini e l’altra a Calcidia e sono disposte in modo tale da guardarsi l’una con l’altra oltre il mare».

È un’immagine dal forte valore simbolico. Le due Nike rappresentano infatti un dialogo ideale tra due territori separati dalla distanza geografica, ma uniti da una storia che risale a oltre duemila e settecento anni fa.

Il mare che separa la Sicilia dall’Eubea diventa così anche il filo conduttore di una memoria condivisa: da una parte il luogo da cui partirono i coloni, dall’altra la terra nella quale nacque una delle prime colonie greche della Sicilia.

Il legame con Salvatore Quasimodo

A rendere ancora più preziosa l’opera è anche l’iscrizione presente sul piedistallo.

La frase fu infatti commissionata al poeta Salvatore Quasimodo, figura centrale della letteratura italiana del Novecento e particolarmente legata alla Sicilia.

«L’iscrizione che c’è nel piedistallo fu commissionata al poeta Salvatore Quasimodo».

La presenza delle parole di Quasimodo aggiunge quindi alla statua una dimensione ulteriore: non soltanto scultura e memoria storica, ma anche poesia, trasformando la Nike in un vero e proprio monumento alla relazione tra due sponde del Mediterraneo.

Dal calco in creta alla fusione in bronzo

Anche la realizzazione tecnica dell’opera racconta un percorso artigianale complesso.

La Nike venne modellata inizialmente in creta, dalla quale fu ricavato il calco necessario alla successiva fusione. Il materiale scelto per l’opera definitiva fu il bronzo.

«Il materiale è il bronzo, con un calco in creta e in seguito ricoperta e fusa nel bronzo in una fonderia in Campania».

Una tecnica che ha permesso alla statua di attraversare i decenni mantenendo la propria presenza sul lungomare di Giardini Naxos, nonostante l’esposizione continua alla salsedine, al vento e alle condizioni atmosferiche.

La Nike e la forza della natura

La collocazione della statua non è infatti priva di rischi. La Nike si trova in un’area direttamente esposta alla forza del mare e degli eventi atmosferici.

Nel corso degli anni l’opera è stata sottoposta periodicamente a interventi di restauro e manutenzione. Ma uno degli episodi più significativi della sua storia recente è legato alla violenza del ciclone Harry, che ha colpito il territorio provocando danni importanti.

«Periodicamente vengono fatti restauri e nonostante la forza del ciclone Harry non è stata distrutta, malgrado la piazzola sia stata distrutta sopra gli scogli lavici provenienti da una colata avvenuta un’epoca romana».

La piazzola sulla quale si trova la Nike ha quindi subito gli effetti della violenza del fenomeno atmosferico, mentre la statua è rimasta in piedi.

Un particolare che, al di là del valore storico e artistico, conferisce oggi alla Nike anche un nuovo significato.

Un simbolo di resistenza

La Nike di Giardini Naxos può essere letta infatti come un monumento alla memoria, ma anche come un’immagine di resistenza.

Da una parte racconta una storia antichissima: quella dei coloni greci che attraversarono il Mediterraneo per fondare Naxos. Dall’altra appartiene alla storia contemporanea della città, nata negli anni Sessanta dall’incontro tra cultura, arte e diplomazia.

E oggi, dopo decenni trascorsi sul mare, la statua continua a dominare il paesaggio costiero.

Per Bucolo, anche la sua capacità di resistere alla furia degli eventi naturali assume un valore simbolico:

«Rappresenta un esempio di resistenza alle calamità naturali».

Una frase che sembra racchiudere perfettamente il significato della Nike: un’opera nata per celebrare un legame antico che, ancora oggi, continua a guardare verso l’altra sponda del Mediterraneo.

A Giardini Naxos la Nike non è quindi soltanto una statua. È un ponte ideale tra Sicilia e Grecia, tra passato e presente, tra arte e storia. Le sue ali ricordano la vittoria della Nike di Samotracia, ma il suo sguardo è rivolto verso un luogo preciso: quella Calcide dalla quale, secondo la tradizione, partirono i coloni che avrebbero dato origine a Naxos.

Due statue, due città e un unico mare. Un dialogo che continua da oltre mezzo secolo.

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