Il cantautore Antonello Venditti era solito poetizzare i giri immensi degli amori tra due veri innamorati, dapprima ignorati, poi ritornanti ed infine consumati. «Amici mai», storica e famosissima canzone del famosissimo artista romano, non può rimanere solo una creazione ancorata al 1991, anno della sua uscita. In essa, il settantasettenne ha centrato, in pieno, la circolarità e la mobilità di un sentimento, l’amore, che potremmo benissimo estendere dalle persone agli oggetti.
Si può amare un mobile, un servizio di piatti, un catino o qualsivoglia altro oggetto che ha segnato un momento, sovente indimenticabile, della nostra esistenza? A patto di non confondere l’amore, unico e irripetibile, che dovremmo provare per gli esseri umani, la risposta non può essere affermativa. Conferiamo alla massima riassuntiva del Vangelo la funzione, suprema, di orientamento nella nostra vita: «Ama il prossimo tuo come te stesso». A seguire, solo in seguito, l’epoca nella quale Dio Onnipotente ci ha concesso di vivere, è anche un’epoca costellata di oggetti.

Tutti noi, figli della società dei consumi, affermatasi dalla seconda metà del Novecento in Occidente e, di riflesso, nel resto del mondo, abbiamo metabolizzato cosa significhi vivere un’esistenza quotidiana, marcata da oggetti che ne scandiscano i ritmi, l’organizzazione, perfino le finalità, a volte e purtroppo! Quando gli oggetti corrispondono a dei marchi precisi, allora è finita! Digrignate i denti, chiudete il pugno, arrabbiatevi quanto volete: siete attori e vittime, allo stesso tempo, di quello che lo storico Frank Trentmann definisce, in un suo fortunato libro, «L’impero delle cose».
Quale tortura‒allettamento, vuoi per la vostra memoria vuoi per i vostri sensi, potrebbe rappresentare una passeggiata in uno storico mercatino delle pulci? Ogni città della nostra vecchia, gloriosa e amatissima Europa, ne vanta almeno uno, svolgentesi alla fine della settimana.
Andare per le bancarelle e visionare oggetti che hanno accompagnato la vita materiale dei nostri nonni e dei nostri padri, “ripescare”, sia pure con lo sguardo, un ricordo che credevano del tutto sepolto, dicasi mai più attingibile dalla nostra esperienza quotidiana. «Tanto più rapidamente le mode muteranno e si cambieranno, e tanto più grottesche e insopportabili saranno le diverse mode che verranno successivamente in voga».
Sarebbe meglio non prendere alla lettera le considerazioni dell’economista Thorstein Veblen, pena dover chiedere il prolungamento del «mercato delle pulci» a tutta la settimana! L’identità, la memoria e la forma di una Civiltà passano anche dagli oggetti della sua vita quotidiana, inevitabilmente divenuta la nostra.
(In foto: il prof. Marco Leonardi presso lo storico mercatino delle pulci di Catania, svolgentesi ogni domenica nella prima mezza giornata e allocato a ridosso degli «archi della marina», adiacenti alla «Porta Uzeda». Una passeggiata tra le bancarelle, ricche di anticaglie di ogni genere, può rappresentare una gradevolissima immersione in un mondo di oggetti, che non adoperiamo più o sconosciamo del tutto: un motivo in più per trascorrervi del tempo)