Alla faccia dell’estate, dipintaci come stagione tutta relax e amorazzi! «Non è il caldo ma sei tu che alzi la temperatura». Qualora vi trovaste, in questi giorni, dalle parti di Ceuta e dintorni, siamo pronti a scommettere che la musica degli indimenticabili 883 n o n richiamerebbe, alla vostra percezione, sinuose bellezze o innamoramenti sotto l’ombrellone! Da quelle parti, al momento, l’unica certezza, ad essere vidimata come «Bella Vera», è quella di assistere, impotenti, ad un’inondazione tutt’altro che acquorea.
Dal 30 luglio scorso, 72.000 persone, per la maggiore maschi (da non confondere con uomini), incacchiati e determinati, hanno lasciato il Marocco, complice l’occhio accondiscendente delle autorità locali, per riversarsi sull’enclave “grassa e benestante” più vicina, la città nordafricana di Ceuta, dal 1668 sotto la giurisdizione della Spagna. Dopo i focolai in Ucraina e nei pressi di Hormuz, vi illudevate di rilassarvi, senza rogne, da Ibiza alla Costa Brava? Dite al tassista sotto casa di aspettarvi per un quarto d’ora suppletivo. Prima di raggiungere l’aeroporto, setacciate i vostri cassetti, alla ricerca del passaporto.
Non lo avete? Se pone cabrón, avrebbero detto i banditi messicani nei film con Bud Spencer e Terence Hill. La traduzione maccheronica dallo spagnolo non tentenna: sono cazzi amari! La nuova disfida tra i governi italiano e spagnolo, non ha nulla della ridanciana leggerezza agostana degli anni che furono. Sostituite «Agosto, moglie mia non ti conosco», celeberrima testimonianza del genio umoristico di Achille Campanile, stampato alla fine dei raggianti Anni Cinquanta del Novecento. Al suo posto, stilate pure un resoconto incentrato sulle scempiaggini di questi giorni tra Italia e Spagna.

Laddove Roma chiama, sospendendo gli accordi di Schengen, Madrid risponde, introducendo nuovamente i controlli sui passeggeri italiani che vorrebbero entrare nel paese di Don Chisciotte entro il 7 settembre. Non sfidate il solleone di questi giorni, ecco a voi il titolo per il vostro “rapporto”. «Ad Agosto, la plurisecolare contiguità tra Italia e Spagna la disconosco». Sentiamo già mugugnare i puristi a convenienza, ostili a qualsivoglia parafrasi di titoli famosi, a patto che non venga da loro.
«Franza o Spagna, purché se magna». Quante volte il famosissimo adagio cinquecentesco, di guicciardiniana memoria, è stato messo alla berlina dai vari Bocca, Eco, Rossanda, come la peggiore espressione dell’opportunismo italiota, cioè l’esternazione del più becero qualunquismo, al cui confronto le idee perorate dal Guglielmo Giannini di turno erano roba da chierichetti? Siamo i primi a voler rivedere, ben prima di subito, Pedro e Giorgia prendere una pizza insieme e ripianare asperità di cui potrebbero servirsi i veri antagonisti di un’Europa forte e autorevole, tanto sul fronte interno delle relazioni tra gli Stati membri (e sovrani), quanto sul piano internazionale, occupato da competitori che vorrebbero, letteralmente, mettere il cappello sul Vecchio Continente.
Saremo, ben volentieri, gli alfieri di rapporti costruttivi e ossequiosi delle reciproche peculiarità nazionali, non saremo mai gli utili idioti di quanti vorrebbero soggiogarci. Caro e mai dimenticato Forattini, potremo mai dimenticare una tua vignetta, incentrata su Baffone/Stalin, ritratto nell’atto di disporre delle vite inconsapevoli di milioni di contadini, occultamente messi in lotta tra loro per un loro misero lembo di terra da coltivare? Farsi infinocchiare da chi vorrebbe approfittare di una lotta al ribasso tra due Nazioni che hanno forgiato la storia d’Europa e del mondo? Cadere nella rete del presidente-dittatore della superpotenza di turno? Roba da (in)kulaki!
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Marco Leonardi a beneficio dei lettori. «Una risata vi seppellirà»! Memorie divisive sull’anarchico Bakunin a parte, la vexata quaestio rimane sempre la stessa: chi seppellirà chi? Ride bene chi riesce nel proprio intento, ride di gusto chi porta a conclusione positiva i suoi intenti. Sarebbe da tonti non capire che ogni frizione tra le Nazioni Europee porta acqua unicamente al mulino dei nemici dell’Europa! Tanto vale rivedere la pellicola, vuoi esilarante vuoi suscitatrice di risate pecorecce, intitolata «Don Chisciotte e Sancio Panza», interpretati dal duo comico (e sicilianissimo) Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, uscita nel 1968. Consigliatene la visione a quanti hanno perso la distinzione tra le battaglie degne di essere intraprese e quelle contro i mulini a vento, battaglie velleitarie e del tutto sconvenienti per le forze in campo!)