I confini contano? Eccome! Archiviare l’insulsa banalità del politicamente corretto e contribuire alla formazione di una coscienza, veramente critica del tempo presente, è ancora possibile?

di Marco Leonardi

Quante volte ricorre, nella vostra memoria, il ricordo dell’esame di maturità? Non riesco a sottrarmi a questo (gradevolissimo) “giogo” alle porte di ogni estate, quando i prossimi maturandi affrontano la prova scritta d’Italiano, riportandomi, prima con il cuore e poi con la mente, a trent’anni addietro. La domanda “di rito” che mi pongo, anno dopo anno, è sempre la stessa: quale traccia sceglierei di sviluppare, se in questi giorni fossi tra i banchi degli esaminandi? Ringrazio di cuore il Ministro Valditara e tutto il suo “gruppo di cooperanti”: nel Giugno del 2026 mi avete dato una gioia, denominata chiarezza e inequivocità, beni davvero rari, di questi tempi.

Per una volta, cedo al “burocratichese”: mi sarei fiondato, senza remore, sulla tipologia «B3», ovvero sulla traccia riguardante le «frontiere». Giusto il tempo di sedermi, riordinare le idee, dimenticare i dizionari accanto a me, ignorare i vicini di banco, forse armati di cartucciere in modo da fare invidia a «Rambo». Che lo sviluppo e la stesura del tema, perdonatemi se lo chiamo ancora così, abbia inizio! «I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere».

Finalmente si respira una boccata di sano ossigeno spirituale e intellettuale! Dopo i miasmi scatenati da quelle tendenze onnipresenti nel tessuto scolastico, denominate fluidità (a spese della stragrande maggioranza degli scolari), inclusione (sempre e comunque quando si viene ben pagati), tolleranza (dicasi la facoltà di picchiare i professori e non mettere il funzionario pubblico nelle possibilità, concrete, di difendersi), si torna a parlare di confini, distanze, frontiere. Lo so benissimo: quando sentiamo queste parole, decenni di propaganda buonista ci portano, come minimo, a provare fastidio e insofferenza.

Altro che (sapide e utilissime) riflessioni vergate dal sociologo ungherese Frank Furedi! Alzi la mano chi ha letto anche una sola riga del suo saggio, intitolato «I confini contano». Nessuno di noi? C’è sempre tempo per rimediare, le librerie non aspettano che noi! «Una civiltà può sopravvivere soltanto se è capace di distinguere ciò che è consentito da ciò che non lo è, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ciò che appartiene a una comunità da ciò che le è estraneo». Parole “rubate” a Frank Furedi? Ci dispiace deludere i para-mondialisti “a cottimo”, subito pronti a rimbrottarci, a modo loro, con l’accusa, vuoi capziosa vuoi maliziosa, di esterofilia. Cari monetizzati al soldo del potere globale, la citazione in questione, da noi sovrariportata, è di Vittorio Feltri, per la precisione tratta da un quotidiano nazionale, uscito appena un giorno addietro (venerdì 19 giugno 2026).

Vedo già aggrottare la vostra fronte, a dire il vero oltremodo piatta. Se proprio non vi trovate bene nelle valli della bergamasca, nessun problema: abbiamo quello che fa per voi! «I confini sono così chiamati perché i campi sono delimitati da funi sottili […] il vocabolo limite deriva dall’aggettivo limus con cui gli antichi indicavano ciò che era posto di traverso; da qui il nome del limitare della porta, che si attraversa per entrare e uscire da una casa […].

Dal 622, Isidoro di Siviglia, uno degli uomini di chiesa e di pensiero tra i più luminosi del suo tempo, ci ha lasciato in eredità, lo studio sull’etimologia e sul significato delle parole che hanno fondato e formato la BASE della CIVILTA’. Uno dei torti più gravi, arrecati alle nuove generazioni, è proprio questo: vi hanno privato pure dell’idea che possa esistere una casa, che possiate avere delle radici, che esistano dei confini; si tratta di premesse, indispensabili, a crescere, costruire, relazionarsi con il mondo circostante.

Tra le tante geremiadi che imperversano in qualsivoglia “canale” della pubblica opinione, concediamoci, almeno per questa volta, di indirizzare un GRAZIE al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Esiste un confine al nichilismo delle anime e delle menti (sovente ridottesi ad espressione di dementi), chiamato speranza.  

(Immagine da “corredo” al presente articolo, scelta dal prof. Leonardi: bandire dal dibattito pubblico e, più in generale, dalla coscienza collettiva anche la più larvata percezione di cosa sia il limite, il confine, la frontiera, sarebbe un crimine. Sarebbe un obbrobrio, in primo luogo, nei confronti della fantasia, dell’immaginazione, dell’incanto. La libertà dell’artista è tale in relazione all’esistenza di un confine. Superare o meno il medesimo sarà un passaggio successivo, cancellare, a monte, la stessa percezione del confine, equivarrebbe a mortificare qualunque (valido) sforzo, in primis creativo, per ideare nuovi orizzonti ai confini esistenti. Tra i miliardi di esempi che potremmo fare, accenniamo alla splendida «Trilogia della frontiera», capolavoro contemporaneo della letteratura di ambientazione “western”, a firma dello scrittore statunitense Cormac McCarthy [1933-2023]. Fate pure una pernacchia ai soloni del politicamente corretto, portando con voi questa splendida trilogia sotto l’ombrellone! Sconfinerete, con ottime ragioni per farlo, dai confini immaginifici, rappresentati dalle pagine che leggerete!)

Autodafè Immaginato, puntata n°25 del 20/06/2026

jacktoto